Di ritorno dalle sue apparizioni alla Mostra del Cinema, Francesco Rutelli ha annunciato ai suoi stretti collaboratori la più importante novità veneziana: la riconferma di Davide Croff alla presidenza della Biennale. La decisione non era affatto scontata, e anzi sembrava difficile per Croff, il cui mandato come quello del direttore generale Gaetano Guerci è in scadenza, riuscire a spuntarla. Contro di lui hanno remato negli ultimi mesi sia il sindaco di Venezia, Massimo Cacciar!, sia il presidente della regione, Giancarlo Galan. Tanto che in laguna girava la voce che i due amministratori fossero d'accordo solo su una cosa: cacciare Croff. Che cosa ha spinto il ministro alla riconferma del presidente uscente? Innanzitutto l'ottimo rapporto personale di Croff con Rutelli, che risale alla collaborazione tra i due quando il primo era al timone della Banca nazionale del Lavoro e il secondo ricopriva l'incarico di sindaco di Roma. All'epoca, la Bnl era l'istituto di credito di riferimento dell'amministrazione capitolina. In secondo luogo, Rutelli non ha voluto, con un eventuale sostituzione di Croff, aprire il vaso di Pandora dei vertici della Biennale. Avrebbe rischiato, infatti, di trovarsi a fare i conti con le foltissime pressioni dei ds, e innanzitutto di Cacciar) spalleggiato da Galan. Meglio, in queste condizioni, confermare un presidente amico e affidabile. Portata a casa la nomina, dopo un'estate di intense pubbliche relazioni, per Croff adesso si tratta di superare lo scoglio più insidioso, e cioè l'atteggiamento nel consiglio della Biennale (dove Cacciari è vicepresidente in prima persona) dei rappresentanti del Comune e della Regione. La sua riconferma è di competenza del ministro, ma con i consiglieri del comune e della regione che remano contro, la vita quotidiana della Biennale sarebbe durissima. Quasi impossibile.