Tutti i ministeri dovranno fare la loro parte. Al Tesoro restano convinti che questa sia l'unica strada percorribile per varare una Finanziaria 2008 senza nuova "correzioni" e basata solo sulla razionalizzazione della spesa. Da reperire ci sono 21 miliardi. Ma a via XX settembre, anche se nessuno ufficialmente lo dice, considererebbero un risultato positivo trovarsi sul tavolo almeno 10-11 miliardi, possibilmente 15. Per centrare questo obiettivo ogni dicastero dovrà agire sul flusso di spesa e sui costi interni. Tre i settori maggiormente monitorati: l'organizzazione delle strutture amministrative (con conseguente collocazione dei dipendenti); i meccanismi di gestione del personale della scuola; la produttività degli uffici della Giustizia. Il tutto mantenendo un occhio attento sugli sforamenti della spesa sanitaria da parte delle regioni. E riservando particolare attenzione alla questione "immobili". Ma quasi nessun ministro sembra disposto a fare grandi concessioni. E anche di questo si sarebbe parlato nel vertice ristretto a palazzo Chigi (seguito da un colazione di lavoro) tra Romano Prodi e i ministri Tommaso Padoa-Schioppa, PierLuigi Bersani e Giulio Santagata, in cui si è fatto il punto sulla cosiddetta partita fiscale, che dovrebbe concludersi con la "sforbiciata" annunciata dal premier. I tempi Da palazzo Chigi si fa sapere che il vertice «si è svolto in un clima positivo» E che tutti i partecipanti si sono mostrati d'accordo sulla necessità di «lavorare sodo». Prodi ha avviato un primo giro d'orizzonte, che potrebbe proseguire oggi con altri incontri. La prossima settimana saranno convocati a palazzo Chigi i capigruppo e i segretari dei partiti della maggioranza. L'obiettivo è di varare la Finanziaria il 29 settembre ma anche di avere a disposizione le indicazioni dei ministeri sui tagli entro il 10. La partita sui tagli I ministri Di Pietro e Bianchi affermano di essere già al lavoro per razionalizzare la spesa dei loro ministeri così come chiesto da Padoa-Schioppa. Ma la partita sui tagli si annuncia in salita. Diversi ministri, da Fioroni e Parisi passando per Mastella, hanno fatto già sapere di non essere disposti a chiudere i "rubinetti". Al Tesoro però non demordono. Anche perché Padoa-Schioppa ha fatto capire che per varare una Finanziaria senza nuove tasse e con qualche alleggerimento fiscale è indispensabile razionalizzare la spesa, agendo soprattutto sugli spostamenti tra un capitolo e l'altro ma anche intervenendo direttamente sui flussi e sui costi interni dei dicasteri. Che alla fine di quest'anno dovrebbero sfiorare (Presidenza del consiglio esclusa) gli 84 miliardi: 74,5 per il personale, 6,8 per la "gestione", 0,1 per uscite straordinarie e 2,3 per gli ammortamenti. Restano le incertezze su quanto si riuscirà a racimolare con questa operazione a vasto raggio. L'obiettivo minimo sono 10-11 miliardi. Ci sono poi le nuove richieste di spesa con cui fare i conti come quelle del ministro Ferrerò su casa e Welfare. Il fisco Con la Finanziaria sarà avviata la riduzione dell'Ici sulla prima casa: probabile l'aumento della franchigia da 103 a 290 euro. Costo stimato oltre 2 miliardi. Incerta la detassazione degli affitti. Dovrebbe poi arrivare l'assegno unico per sostenere le famiglie con figli, ma limitato ai soli "incapienti". Il tutto dovrebbe essere accompagnato dallo scambio tra taglio dell'Ires e rimodulazione degli incentivi alle imprese.