Sequestrato il sito di pomice che potrebbe costare l'esclusione dai siti Unesco È un sequestro disposto dal Gip di Barcellona Pozzo di Gotto a chiudere l'attività della cava contro la quale aveva puntato il dito l'Unesco, decidendo di espellere le isole Eolie dalla lista dei siti patrimonio dell'umanità. Una decisione, fissata a giugno 2008, che proprio ieri era stata resa nota sul Sole 24 Ore dal presidente della Commissione nazionale Unesco per l'Italia, Giovanni Puglisi, che aveva anche stigmatizzato il progetto del porto turistico non previsto negli accordi. Così ieri i carabinieri di Catania e Messina hanno dato esecuzione a un'ordinanza del Gip Marisa Salvo, che ha disposto il sequestro preventivo dell'area della cava per l'estrazione della pietra pomice della Pumex, in contrada Ponticello, sull'isola di Lipari, la maggiore delle Eolie. Sotto sequestro anche macchinari dell'azienda, materiale usato nella produzione di dentifrici, cosmetici e sanitari e nell'edilizia, un'ulteriore zona utilizzata per lo stoccaggio dei residui di lavorazione, i pontili di imbarco del materiale con i nastri trasportatori della pietra pomice. Sono state inoltre perquisite la sede legale della Pumex e quella distaccata di Milano. Nel registro degli indagati sono finiti il legale rappresentante ed il direttore tecnico dello stabilimento eoliano, con le accuse di attività estrattiva abusiva, violazioni della normativa urbanistica e di quella paesaggistica, alterazioni di bellezze naturali, deposito incontrollato di rifiuti, furto aggravato delle rilevanti quantità di materiale abusivamente estratto. La cava doveva essere chiusa da quasi un anno e mezzo, ma l'attività estrattiva continuava mentre i turisti affollavano le vicine spiagge e gli yacht dei vip solcavano il mare. Mentre, soprattutto, l'Unesco continuava a storcere il naso di fronte agli "usi" tutt'altro che conformi a quelli richiesti nei siti patrimonio dell'umanità. Come ha accertato il Nucleo operativo ecologico, coordinato dai Pm Olindo Canali e Francesco Massara, l'attività estrattiva nella cava non era cessata, ma era simulata «con l'asserita utilizzazione delle scorte disponibili, da parte della Pumex, nonostante le specifiche diffide delle competenti autorità amministrative», anche dopo la scadenza delle autorizzazioni non rinnovate in forza del vincolo paesaggistico. «Abbiamo accertato - spiega il tenente colonnello Massimo Contri, comandante del gruppo Napoli Tutela ambiente - che mentre doveva essere limitata alla lavorazione dello scarto l'attività continuava con. l'estrazione». «Erano anche stati realizzati accatastamenti degli scarti in violazione della normativa vigente, comportando una modifica morfologica del paesaggio» ha aggiunto il Pm Francesco Massara. L'estrazione era andata avanti in regime di proroghe temporanee dal 2002, dopo che era scaduta l'autorizzazione del 1987. L'ultima "concessione" era poi scaduta il 30 aprile 2006. Più volte Confindustria Sicilia aveva sollecitato invano la Regione a creare le condizioni per proseguire legittimamente l'attività nelle more della riconversione, rimasta lettera morta dal 2003 malgrado le ispezioni del ministero dell'Ambiente «per far cessare l'attività estrattiva e tutelare l'area vincolata». Ma nel mirino dell'Unesco non c'è solo la cava, la cui attività potrebbe essere da ieri definitivamente cessata: è la complessiva gestione del territorio a preoccupare la Commissione di valutazione. Nel solo giorno di Ferragosto sono state calcolate in 100 mila le presenze di turisti, 3 mila giornaliere le visite "mordi e fuggi" (ma a luglio gli alberghi hanno fatto registrare un calo di circail 20 rispetto allo scorso anno). Con i porti e i pontili delle isole al completo, presi d'assalto non solo dai vip, il progetto di un maxiporto da 800 milioni non stupisce. Ma non può certo piacere all'Unesco.