Stop al cemento tranne che sull'area dove aveva un terreno il padre della prima cittadina. «Decisione già adottata» -------------------------------------------------------------------------------- Su per la via che dall'Aurelia porta a Capalbio tre le immagini che più colpiscono: una cantina in costruzione su una collina sventrata, la torre del castello che domina il borgo, 4mila abitanti, reso celebre da politici, manager e giornalisti, e due gru che aleggiano nel Poggio del Leccio. La torre e le gru: due sommità che simbolicamente rappresentano l'anima del borgo e la tentazione speculativa. Appena in paese sotto le gru si vedono escavatrici, case ultimate, mattoni. Una mega lottizzazione di circa 20mila quadri, dove dovrebbero sorgere una quarantina di case e villette. «Una lottizzazione catastrofica», la definisce lo scrittore Alberto Asor Rosa, che ha denunciato l'«ecomostro» di Monticchiello. L'anti Monticchiello. La lottizzazione di Poggio del Leccio è più modesta rispetto al borgo senese, ma non meno invasiva. Una ferita per il comune più protetto della Toscana e una spina nel fianco del sindaco Lucia Biagi, 39 anni, una figlia di nove anni, sposata con un vigile del fuoco. Sì, perché la Biagi si è costruita una fama di prima cittadina paladina della tutela ambientale e paesaggistica. Una sorta di santa Giovanna d'Arco contro la speculazione edilizia. A maggio la sua giunta ha adottato il piano Strutturale che recepisce i vincoli del Pit regionale (una sorta di piano urbanistico toscano molto rigido). «Capalbio è l'esempio della buona urbanistica. Un modello per la Toscana. L'anti Monticchiello», si infervora l'assessore regionale all'urbanistica e ai trasporti Riccardo Conti. Che per presentare il suo Pit, nel dicembre scorso, scelse non a caso proprio Capalbio. Il suo fiore all'occhiello, il comune cavia per la sua «buona urbanistica» (titolo del convegno). Veleni e lettere anonime. A Capalbio, dove ci si divide sull'autostrada (il sindaco manifesta contro ma è costretta ad accettarla nel piano strutturale) si elaborano nuove alleanze politiche (si parla della Biagi come leader capalbiese del futuro Partito democratico), la lottizzazione di Poggio del Leccio rappresenta per la sindaca più famosa della regione come uno schizzo di sugo in un bianco vestito nuziale: si nota, rovina la festa. E a Capalbio accende faide paesane, fa girare velenose lettere anonime e riaccende la «guerra» politica tra la Biagi e il suo predecessore, il redivivo Gastone Franci. Lucia va alla «guerra». Storie e storiacce capialbesi che per una volta non sono alimentate dai gossip estivi dei clienti famosi del bagno Ultima spiaggia, ma dalle scelte della Biagi, che hanno assunto un valore regionale e persino nazionale. Ex insegnante di religione, cattolica fervente, la Biagi è divenuta sindaco di Capalbio nel 2004 alla guida di una lista civica, composta da militanti di tutti i partiti, da An ai Ds, e sostenuta dagli ambientalisti locali nel segno di un radicale rinnovamento rispetto alle passate giunte. Parola d'ordine: stop al cemento. «La giunta precedente guidata da Franci aveva previsto una sorta di boom edilizio: solo nel centro storico 15mila metri cubi. Con una previsione di abitanti quasi doppio rispetto agli attuali», spiega la Biagi. La sindaca non si è persa d'animo, si è legata a filo doppio all'assessore regionale Conti e in tre anni ha elaborato un Pit che definisce «il mio secondo figlio». Un figlio arcigno, severo, «tosto». A Capalbio le opposizioni polemizzano: «Ha blindato il paese. L'edilizia non avrà più sviluppo. Geometri e imprese edili saranno costrette a chiudere i battenti». L'ex sindaco Franci va giù ancora più duro: «Ha blindato il 99 per cento del territorio comunale. Appeso alla vetrina dell'agenzia Immobiliare Capalbio, che mette in vendita casali da ristrutturare, case, ville, terreni, si legge lo slogan: «Cancella tutto e vieni a Capalbio». Una signora, in attesa dell'apertura pomeridiana dell'agenzia, commenta polemica: «Ultimi fuochi di artificio e poi a Capalbio non si venderà più nulla e le gru sparirano per sempre». Così blindo Capalbio. Esempi? Non si possono più scavare pozzi, ma è stato previsto nel Piano strutturale un campo da golf che avrà pur bisogno di acqua... Per edificare le piscine - che per ora sono bloccate dal piano - non basterà più la Dia (cioè la dichiarazione di inizio attività) ma servirà da ora in poi la licenza edilizia. Sono stati blindati i Pmaa (piani di miglioramento agricolo e ambientale). La legge regionale prevede che un agricoltore che possiede almeno 4 ettari di terreno, se dimostra di svolgere un'adeguata attività agricola, può trasformare un rudere, un annesso in una civile abitazione. Una legge che ha consentito a molti agricoltori toscani di costrursi la seconda casa, magari per i figli. Con il Piano strutturale la Biagi dà un colpo alla legge regionale perché eleva il requisito base per la trasformazione di un annesso agricolo in abitazione a 13-25 ettari e obbliga il proprietario a svolgere davvero l'attività agricola. Lottizzazioni bloccate. Infine il blocco delle lottizzazioni. La Biagi ne ha trovate sul suo tavolo sei. Sopra vi ha scritto: «Non compatibile». Bloccate. Non si costruisce. Solo su una è scattato il disco verde: quella di poggio del Leccio. Le opposizioni sono insorte: perché quella sì e le altre no? A gettare benzina sul fuoco delle polemiche il fatto che 5-6mila metri quadri circa del terreno del poggio apparteneva al babbo della Biagi che l'ha venduto alla società che costruisce la lottizzazione, pare in cambio di due abitazioni. La «guerra» del Poggio. A dare la stura alle polemiche è stato Franci, 70 anni, sindaco per undici anni: «Quando la Biagi asserisce che le gru, escavatrici e villette in costruzione al poggio del Leccio sono frutto della precedente amministrazione dice una grande menzogna. La concessione edilizia è stata rilasciata nel giugno del 2005 proprio dall'attuale sindaco». In breve: Franci ha adottato la lottizzazione, l'attuale giunta l'ha approvata con la Biagi costretta ad uscire dall'aula per conflitto di interesse. La sindaca dice: atto dovuto. Però l'opposizione incalza: «Se voleva la Biagi poteva bloccare anche la lottizzazione di Poggio del Leccio». L'urbanista Valentino Podestà, vice presidente regionale di Italia nostra, che appoggia la Biagi, sostiene: «L'impatto della lottizzazione è indubbiamente pesante. La sua adozione da parte di Franci è stato un passo verso l'approvazione, l'altro l'ha fatto la giunta Biagi». Come dire, che forse un passettino per evitarla, la lottizzazione, poteva essere tentato... E Asor Rosa, divenuto il leader toscano contro gli ecomostri, conclude: «Premesso che la Biagi ha tentato un coraggioso rientro dalle conseguenze della precedente amministrazioni, gli strascichi sono pesantissimi. Il centro storico di Capalbio è accerchiato da villaggetti ignobili. Il più catastrofico è quello in costruzione al Poggio del Leccio».