Conferenza stampa con il sindaco Moratti e lassessore alla Cultura: in quattro mesi abbiamo realizzato linimmaginabile Milano presenta Settembre Musica e ammette: "Ci è andata bene" "Dal 3 al 27 settembre MiTo collegherà le due città molto meglio dellalta velocità" -------------------------------------------------------------------------------- MILANO - Altro che la Tav, la soluzione giusta per unire Milano e Torino si chiama MiTo. «Dal 3 al 27 settembre collegherà le due città molto meglio dellalta velocità», sintetizza con la solita fantasia Vittorio Sgarbi. Lassessore alla Cultura di Milano ha presentato lerede di «Settembre Musica», il festival che per trenta anni ha riempito di suono Torino e il Piemonte. Ora ci si allarga a est, ma la ricetta resta quella di Torino: «Umiltà e passione. È così che nasciamo per fare in un tempo decisamente contratto quello che è maturato in unesperienza pluridecennale a Torino». Tempo così contratto, quattro mesi, che qualcuno disperava di farcela: «Abbiamo realizzato qualcosa di inimmaginabile. La sfida era difficile, ma ce labbiamo fatta. Pensate solo al problema di ospitare e sistemare i 2.800 artisti che parteciperanno alla rassegna», commenta il presidente del Conservatorio e dellassociazione per il MiTo, Francesco Micheli. Il quale, da buon finanziere, pensa anche allaspetto economico: «Il 60 per cento dei concerti sono gratuiti, gli altri hanno prezzi comunque abbordabili». Sgarbi ha elogiato il sacrificio di Torino, «a cui il matrimonio è apparso logico anche se è molto più vantaggioso per noi di Milano. Ma Torino ha accolto con grande attenzione questa unione, che nasce non contro la città, ma per la città». E in effetti polemiche ce ne sono state poche, per questo aspetto. Molte di più, semmai, a Milano, dove alcune realtà musicali hanno contestato lalleanza con il Piemonte sostenendo che la metropoli aveva tutte le qualità artistiche, tecniche e organizzative per agire in proprio. «Ma anche queste polemiche si sono andate stemperando con il tempo, e pure i giornali che ci criticavano, grazie anche a ricchi inserti pubblicitari, hanno cambiato posizione - annota con la sua solita perfidia Sgarbi - noi di certo non abbiamo chiuso le porte a nessuno, e se il prossimo anno chi ha scelto di stare fuori a questo giro vorrà partecipare, ci troverà con le braccia aperte». Di certo il MiTo parlerà sempre più milanese. La stessa sede della fondazione che organizzerà la rassegna anche negli anni prossimi sarà a Milano, probabilmente nellistituto Ex Marchiondi, un edificio costruito negli anni Cinquanta come casa di accoglienza di ragazzi in difficoltà, poi diventato centro per la formazione professionale, ma da 10 anni abbandonato a se stesso, occupato da sbandati e senza casa, oggetto di vandalismo, malgrado un vincolo della Sovrintendenza alle Belle Arti come uno dei migliori esempi italiani di architettura brutalista. Qualcuno ha avuto a che ridire sui soldi: il MiTo costa sui 10 milioni di euro, di cui 3 sborsati dal Comune di Milano: «Non mi sembra una cifra elevata, soprattutto rispetto ad altri festival che si tengono in altre città - sottolinea Sgarbi - Ad Aix-en-Provence hanno un budget di 27 milioni, a Lucerna 32. Insomma, spendono molto di più senza avere un cartellone come il nostro, che ci fa da subito il festival musicale più importante del mondo. Avere due città che collaborano ci ha permesso di ridurre di parecchio i costi: molte orchestre vengono per un concerto, poi ne fanno un secondo nellaltra città anziché per uno». Un esempio è proprio lIsrael Philharmonic Orchestra, che sotto la direzione di Zubin Mehta inaugurerà sia la parte torinese che quella milanese. Appuntamento a Torino dopodomani allAuditorium Giovanni Agnelli al Lingotto (in programma la sinfonia «La Grande» di Schubert e la sinfonia «Dal nuovo mondo» di Dvorak), mentre martedì si replica alla Scala (con la Settima Sinfonia di Mahler). In cartellone, oltre 180 appuntamenti tra classica, jazz, rock e pop. «Il segreto - dice il direttore artistico Enzo Restagno - è mettere un po di tutto. Che detta così sembra facile, invece per metterci di tutto bisogna conoscere tutto, per sapere scegliere il meglio. Dovremmo avercela fatta».