Lasciando la strada provinciale che conduce a Cenerente, s'imbocca a sinistra lo stradone che porta al vecchio e splendido Convento dei Cappuccini, costruito nel 1535. Ciò che colpisce, giungendovi in auto, sono le possenti e lunghe mura del Convento che circondano il monastero, quasi a proteggerlo da occhi indiscreti! L'edificio è di una bellezza unica, posto ad ovest di Perugia, immerso in una vegetazione di folte piante, soprattutto d'abeti che qui crescono spontanei e rigogliosi. Il luogo è uno dei più ameni del circondario di Perugia, con stupende vedute panoramiche da mozzafiato e dove è possibile respirare a pieni polmoni aria salubre. Stiamo parlando di Monte Malbe, dove i viali del bosco recingono il Convento per lungo e per largo e sono di una bellezza sorprendente. Da Monte Malbe è possibile ammirare uno dei più grandiosi e pittoreschi panorami del paesaggio umbro: si scorgono le vetuste e laboriose città medievali di Perugia, Torgiano, Deruta, la valle del Tevere fino a Collazzone e a Todi, Monte Catria, Monte Cucco, Monte Calvo (nella parte alta di Gubbio), i monti di Nocera, di Trevi, i Sibillini di Norcia, il monte Fionchi (nella parte alta di Spoleto), il Gran Sasso, la Maiella e, più vicini a noi, il Monte Acuto ed il Subasio ai cui piedi si adagia Assisi, la città del Poverello. Monte Malbe, con la vetta di maggiore spicco, il colle della Trinità, posta a quota 652 sul livello del mare, è sempre stato, insieme al Tezio, uno dei rilievi più cari alle popolazioni di Corciano e Perugia. Alcuni storici vogliono far derivare il termine "Montemalbe" dalla parola etrusca "Maloz" o "Malot", luogo dei responsi (non va dimenticato che i perugini hanno vissuto in fraterna amicizia con il popolo Etrusco le cui testimonianze archeologiche sono ancora così vive nel capoluogo umbro) per un "tempio" che esisteva sulla cima del monte, oggi SS. Trinità, dedicato a Fetonte. Secondo altri studiosi (Ciatti) la parola deriverebbe da "monte delle malve" o "di mal bere", per la sua cima nuda e biancheggiante di sassi oppure per la loro bianchezza. D'altra parte in alcune bolle Pontificie dell'anno 1000 (conservate nell'Archivio del Vescovado di Perugia), Monte Malbe è chiamato "Mons albus" e "Montem album": ancora oggi la gente del posto lo chiama "Montemalbo", per la cima nuda e biancheggiante di sassi oppure per bianchezza, perché fino al 1960 a Montemalbe non esistevano condutture idriche (l'acqua giungerà solo dopo questa data) e quindi si faceva uso solo dell'acqua piovana. Monte Malbe occupa circa 25 chilometri quadrati, quasi completamente ricoperti da vegetazione arborea interrotta raramente da qualche campo, per lo piu in via di riconquista da parte del bosco. Il Parco di Monte Malbe è ricco di una vegetazione che ha dello stupefacente! Oltre ai numerosissimi e bellissimi abeti che ricoprono e cingono il vecchio Convento, il Parco è ricco di specie arboree caratteristiche della flora umbra: aceri, carpini neri, castagni, cerri, ciavardelli, lecci, maggiociondoli, olmo, ornielli, roverelle, sorbi domestici. Mentre il bosco è popolato di piante medicinali e aromatiche come asparago selvatico, borragine, calendula, camomilla, dulcamara, finocchio selvatico, malva, salvia, piantaggine, ortica. L'abete bianco (Abies alba Mill. o Abies pectinata) è un albero maestoso, slanciato e longevo, e data anche la sua notevole altezza (50-60 metri), è considerato "il principe dei boschi". La corteccia dell'Abete, negli esemplari giovani, è liscia ed ha un colore bianco-grigio argenteo e presenta delle piccole sacche resinose che, se spremute, diffondo odore di trementina; nelle piante più vecchie (oltre i cinquant'anni d'età) la corteccia si ispessisce tendendo a desquamarsi in placche sottili e diventa, partendo dalla base, rugosa, screpolata (fessurata) e di colore tendente al nero. La particolarità dell'abete è di avere gli aghi disposti a "pettine", sono cioè solitari e inseriti singolarmente nei rami, particolare che li differenzia da molti pini che hanno, invece, aghi riuniti in gruppetti. I frutti (gli strobili) sono quasi cilindrici e chiamati "pigne"; derivano dai coni femminili si trovano soprattutto nella parte superiore della chioma e, a differenza dell'abete rosso, sono disposti verticalmente verso l'alto. Sal. P.