Vincenzo Trione In un pamphlet di alcuni anni fa Giulio Carlo Argan proponeva una diagnosi severa, addirittura spietata. Viviamo in una società segnata da un «appariscente e fittizio interesse per l'arte», incapace di misurarsi in maniera equilibrata con il passato, tesa esclusivamente a devalorizzare il suo patrimonio culturale. In particolare, l'Italia, che è afflitta da incessanti «manomissioni intenzionali», da perdite dovute all'incuria, da dispersioni di intere collezioni, dal degrado dei monumenti. Malattie, che portano a considerare quadri, sculture e architetture «alla stregua di merci pregiate». Il j'accuse arganiano può costiture l'ideale premessa per confrontarsi con il piccolo libro di Andrea Kerbaker, Lo stato dell'arte. La valorizzazione del patrimonio culturale italiano (Bompiani, pagg. 89, euro 7,50, tra i primi titoli dell'intelligente e coraggiosa collana diretta da Antonio Scurati, «Agone»). Un volumetto agile, di taglio giornalistico, sulla cui copertina è riprodotto un imponente dipinto di Giovanni Paolo Panini (della metà del Settecento). Quasi un'introduzione visiva, una sequenza di stanze di museo, occupate da tele, da statue e da colonne: è l'immagine di un vasto archivio della bellezza. È possibile difendere questo palinsesto? In che modo? Con quali strategie? Insomma: come gestire l'arte? Kerbaker - tra l'altro, ideatore, per Telecom, del Progetto Italia - non offre un'analisi critica, né appronta un'inchiesta sul campo. Restituisce uno spaccato di taglio sociologico, forse privo di un'indispensabile indignazione morale. Descrive situazioni, elenca occasioni, in un catalogo che, talvolta, risulta piuttosto scontato. Disegna una mappa dell'attualità: ma non indaga i motivi di alcuni episodi, né indica strade da percorrere e non esamina neppure le problematiche di tipo tecnico-legislativo. Il discorso è accompagnato da costanti riferimenti. Ci si richiama alle riflessioni di Alberto Arbasino, di Salvatore Settis e di Sebastiano Vassalli, il quale, interrogandosi sul «carattere nazionale degli italiani», ha parlato di un «concentrato di virtù e difetti». Questo intreccio si manifesta con forza anche nell'ambito dell'arte. Da un lato, si percepisce una notevole abitudine a convivere con il patrimonio storico. Dall'altro lato, in alcuni momenti, è possibile cogliere una profonda ostilità verso il nuovo, legata a miopie, a paure, a insicurezze, a un ottuso spirito di conservazione. Modalità comportamentali antitetiche, eppure vicine. «Spesso i personaggi che in alcuni casi danno eccellenti prove di atteggiamenti di apertura si contraddicono con chiusure infelici in altri settori della vita culturale». Che fare? Su questa domanda si chiude la prima parte del libro. E si apre la seconda, in cui sono suggerite alcune azioni concrete, rivolte a rendere dinamica la memoria, nell'orizzonte di un felice incontro tra rispetto e sperimentazione, tra tutela e innovazione. Kerbaker ordina un sillabario, le cui parole-chiave sono: vivacità, mobilità, originalità, semplicità, comunicazione, contaminazione. E contemporaneità: un termine, che esprime una necessità imprescindibile. Al di là dei vincoli cronologici, ogni creazione deve essere intesa, essenzialmente, come un evento del presente, in grado di dialogare con noi, di parlare alle ragioni del nostro tempo. Solo in questo modo si potrà rendere palpitante di attualità l'immenso patrimonio del Paese.
IL SAGGIO DI KERBAKER . Nel paese nemico del nuovo
Il libro "Lo stato dell'arte" di Andrea Kerbaker esamina la situazione del patrimonio culturale italiano, criticando l'arte che è considerata come una merce pregia e non come un patrimonio da proteggere. Kerbaker propone una strategia per gestire l'arte, basata sulla valorizzazione della vivacità, della mobilità, dell'originalità, della semplicità, della comunicazione e della contaminazione. Il libro suggerisce di rendere dinamica la memoria del Paese, attraverso azioni concrete che promuovano il rispetto e l'innovazione. Kerbaker considera l'arte come un evento del presente, che deve dialogare con le ragioni del tempo.
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