La Piscina olimpionica come simbolo di progettualità attenta ai problemi dellambiente e delle risorse naturali -------------------------------------------------------------------------------- Per lambiente culturale palermitano la figura di Gianni Pirrone (1924-2004) ha a lungo rappresentato un costante riferimento: pungente, polemico, provocatorio, fin dal 1950 - anno della laurea - la sua attività restituisce il costante impegno per unarchitettura attenta ai «problemi specifici della qualità dellambiente e della tutela delle risorse naturali e dei beni culturali () nei suoi elementi formali e spaziali, in un attento approfondimento dei rapporti fra aspetti funzionali e aspetti tecnologici e costruttivi, con una particolare (ma non esclusiva) attenzione ai problemi del "design" e dellarredo, a quelli del dimensionamento e della funzionalità, della modularità e della produzione industrializzata di serie». La didattica, i numerosi convegni e le mostre, lattività di studio e di ricerca, i "pezzi" per LOra e le rubriche radiofoniche per la Rai, tutti connotati da un forte impegno civile, non lo hanno allontanato - come talvolta accade - dallarchitettura costruita, capace piuttosto di tradurre, con la medesima severità critica ed onestà intellettuale, le costanti del suo essere. Il suo progetto per la Piscina olimpionica si inserisce a pieno titolo tra i pochi esempi di architettura contemporanea della città. Inaugurati nel 1930 con la stadio di calcio di Giovanbattista Santangelo, gli impianti sportivi realizzati su viale del Fante, si attestano lungo il bordo del parco della Favorita definendo un potenziale asse infrastrutturale sportivo che, privo di un progetto insediativo unitario, «senza un preventivo coordinamento urbanistico e architettonico», appare sotto molti aspetti frammentario e disorganico: lo stadio di atletica; quello di calcio (ampliato dallarchitetto milanese Giuliano Guiducci in occasione dei mondiali di Italia 90); lippodromo; la piscina olimpionica; il circolo del tennis. «Più che legarsi quindi a preesistenze di "cortina" in quanto del tutto casuali e discontinue» lintervento di Pirrone (1963-1973), come lui stesso dichiara, «intende trovare in se stesso i legami tra la sua struttura tipologica e lambiente del parco». La volontà di infondere nel progetto la specificità del luogo, qui fortemente caratterizzato dalla mole del monte Pellegrino, viene in pieno restituita attraverso la lettura della sezione trasversale delledificio, in cui alla dimensione esplosa del vano piscina coperto, aperto sul paesaggio naturale del parco, corrisponde larticolato e compatto sistema di volumi, che si relaziona al paesaggio urbano. Respinto in prima istanza dalla Soprintendenza in quanto turbava lo skyline del Monte, il progetto viene realizzato grazie allintervento diretto dellallora Presidente della Regione Carollo che ne autorizza la costruzione disponendone il finanziamento. Limpianto planimetrico dellintero lotto allinterno del quale Pirrone posiziona strategicamente gli elementi del suo progetto, (ingressi, percorsi esterni, edificio, piscina scoperta) tesse la trama di un sistema di relazioni tra strada, edificio e montagna. Il percorso di attraversamento dalla città confluisce dal piccolo padiglione della portineria lungo la scala coperta raggiungendo un primo livello di accesso alle gradinate, il bar - unico spazio interamente aperto sul fronte principale - e la palestra, volume chiuso, appeso alla maglia strutturale, caratterizzato dal notevole aggetto sul basamento vetrato di ingresso agli spogliatoi e illuminato da un regolare sistema di lucernari quadrati; al secondo piano, infine, la grande navata aperta sulla palestra e lingresso superiore alle gradinate. Allarticolato sistema di accessi e volumi compatti del fronte sud, caratterizzato dal forte effetto chiaroscurale che ne sottolinea aggetti e rientranze, corrisponde, sul fronte nord, un nitido impaginato vetrato tra esterno e interno. Unico elemento ad interrompere il ritmato diaframma che costruisce il prospetto, lo scultoreo castello dei tuffi in cemento a faccia vista sembra da solo reggere il peso della copertura metallica che, sospesa su una sottile linea continua di vetro, rivela la sua autonomia formale. In occasione delle "Universiadi estive 1997", la piscina è stata oggetto di un complessivo lavoro di ristrutturazione che ad un necessario adeguamento di tutti gli impianti tecnici ha affiancato un attento lavoro di progettazione per consentire laccesso e lutilizzo della struttura da parte di persone portatrici di handicap. Stessa attenzione non è stata invece riservata alle parti architettoniche esterne: discutibile laver dipinto tutte le parti in cemento a faccia vista che necessitavano invece di un vero e proprio progetto di restauro. In una città in cui la mancanza ormai quasi irreversibile di una reale cultura del progetto, in cui è la politica del "fare" (poco importa come) a scriverne le sorti, in cui ogni giudizio critico rimane sospeso, risulta quanto mai indispensabile una corretta lettura della città contemporanea, un processo educativo in grado di formare una coscienza collettiva del valore pubblico dellarchitettura.
SICILIA - PALERMO - la città moderna
La Piscina olimpionica di Palermo è un esempio di architettura contemporanea della città. Il progetto è stato realizzato da Gianni Pirrone tra il 1963 e il 1973. La piscina è stata progettata per essere un elemento di integrazione con lambiente del parco della Favorita, caratterizzato dalla mole del monte Pellegrino. Il progetto include un sistema di volumi compatto e articolato che si relaziona al paesaggio urbano. La piscina è stata realizzata grazie allintervento diretto dellallora Presidente della Regione Carollo, che ne autorizzò la costruzione e ne finanziò la realizzazione.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo