Accolta la richiesta della Procura. Gli indagati rimangono cinque L'area interdetta è quella dove si trova il complesso storico -------------------------------------------------------------------------------- LIVORNO. C'è il nastro bianco e rosso della Procura della Repubblica lungo la recinzione delle vecchie Terme della Salute: il complesso monumentale dell'area del Corallo ora si trova sotto sequestro. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Livorno, Rinaldo Merani, che ha così accolto la richiesta di sequestro che il sostituto procuratore Massimo Mannucci gli aveva presentato il 10 luglio scorso. L'indagine era scattata nello scorso mese di aprile, dalla richiesta di atti indirizzata al Comune e alla Sovrintendenza di Pisa. Poi, alla fine di maggio, la Procura è passata alle vie di fatto, con una visita alla struttura ormai degradata, svoltasi in un giorno di pioggia battente. Quell'ispezione ha visto anche la presenza del professor Natale Gucci, del dipartimento di ingegneria strutturale dell'Università di Pisa, consulente nominato dalla Procura, degli indagati e dei professionisti a cui si sono affidati: sia i legali, sia i consulenti tecnici. Gli indagati. I soggetti coinvolti nell'indagine sono due: il primo è la Fondiaria Apparizione, srl costituita dagli imprenditori Piero Bottoni, 55 anni e Rodolfo Cagliata, 81 anni, entrambi indagati in quanto amministratori della società che dal 2004 è proprietaria dell'area. L'ha acquistata dalla Coca Cola bevande Italia, che è il secondo soggetto coinvolto e che ha i suoi tre amministratori indagati. Si tratta di Craig William Schelden, 43enne australiano di Woodwille, Dario Rinero, torinese di 46 anni, e Federico Carra, 55 anni, milanese. I legali della Fondiaria Apparizione, lo studio Padovani di Pisa, hanno già presentato al tribunale del riesame l'istanza per giungere al dissequestro dell'area. Le accuse. Sono almeno tre i motivi per i quali la Procura ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo del complesso. Le ipotesi di reato che pendono sui cinque indagati sono quelle previste dagli articoli 677 e 733 del codice penale. Il primo richiama all'omissione di «lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina». In base a questa norma, insomma, il proprietario di un edificio deve compiere i lavori necessari per non creare situazioni di pericolo. L'altro articolo del codice penale citato nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari invece riguarda il danneggiamento del patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. E può avere, come estrema conseguenza, anche la confisca del bene. C'è poi la violazione del testo unico sui beni architettonici, sostanzialmente l'uso improprio del bene. «Non disperiamo...». Anche il nuovo capo della Procura, Francesco De Leo, ha effettuato un sopralluogo alle vecchie terme, un paio di giorni fa, giusto poco prima che il nucleo di polizia giudiziaria dei vigili urbani mettesse i sigilli all'area, insieme ai carabinieri. «Che impressione ne ho tratto? Un grande scoramento», dice il procuratore, che però lancia anche un messaggio di fiducia: «Non disperiamo, quell'edificio può anche tornare ad avere l'aspetto che gli compete. E' una struttura bellissima, con grandi potenzialità. Per la città Livorno è un po' un gioiello di famiglia. E i gioielli di famiglia vanno tutelati...».