Fermare il passare degli anni sul volto delle opere. Aumentarne la fruizione per gli specialisti, gli appassionati, gli studenti delle scuole. Il risultato è la digitalizzazione di oltre 4.500 opere, un milione e 100mila immagini. Entro la fine dell'anno diventeranno un milione e mezzo. Disponibili su internet o, in risoluzione più alta, nell'archivio digitale della biblioteca. Sono i numeri del progetto di digitalizzazione della biblioteca del "Conservatorio San Pietro a Majella" (Napoli), una delle più importanti biblioteche musicali al mondo, unica per lo studio della civiltà musicale napoletana dal Seicento all'Ottocento. Si tratta del più grande progetto di digitalizzazione di manoscritti in Italia. «Abbiamo realizzato quattro interventi successivi a partire dal 2001 - spiega Gennaro Di Pietro, 43 anni, responsabile dell'area Beni Culturali di Siav, società di sviluppo software e di servizi informatici con sede a Rubano, in provincia di Padova - le immagini per adesso sono disponibili sul sito del ministero dei Beni culturali, entro la fine dell'anno saranno anche sul sito del Conservatorio». Tra le opere digitalizzate ci sono manoscritti, edizioni musicali a stampa e manoscritti autografi, cioè scritti di proprio pugno dall'autore: si spazia dalla scuola napoletana del Settecento, come Pergolesi, Piccinni, Paisiello, Cimarosa, fino a tutto l'Ottocento, con nomi come Rossini, Bellini e Donizetti. «L'obiettivo del progetto è stato duplice - continua Di Pietro - innanzitutto avere una copia master ad altissima definizione, con una qualità migliore di una foto, di opere che in questo modo potranno essere conservate a futura memoria. Secondo, aumentare la possibilità di accesso. Ora le immagini sono consultatoli in rete locale in un formato compresso ad alta definizione per gli studiosi, e in un formato compresso più leggero per la consultazione sul web da parte di tutti, come ad esempio gli studenti dell'università e delle scuole». La parte pratica del progetto è stata realizzata da due team. Il primo si è occupato della ripresa digitale. Per queste operazioni vengono utilizzati scanner specialistici, quasi artigianali, realizzati ad hoc. Non hanno componenti ultravioletti, per non danneggiare le opere, o supporti che possano sottoporle a stress fisici. Le immagini realizzate presso la biblioteca del Conservatorio arrivano a una definizione di 600 punti per pollice (Ppi). Per far questo c'è bisogno di personale specializzato, gente uscita dall'università dove si è formata su argomenti artistico-musicali, con delle conoscenze archivistiche e la capacità di manovrare gli scanner. La seconda parte ha riguardato la pubblicazione, e cioè l'associazione delle riproduzioni digitali ai dati catalografici delle opere e la produzione di metadati secondo lo schema Mag, definito dall'Istituto centrale per il catalogo unico.