Vale ancora - a due secoli e mezzo di distanza -l'esclamazione dei mugnaio di Potsdam: "Ci sarà pure un giudice a Berlino". Piano piano, la verità si fa strada, ed è legittimo sperare che qualcuno, alla fine, intervenga per sanare lo scempio. L'altro ieri una voce autorevole, quella di Salvatore Settis (con un articolo su II Sole -24 Ore) s'è aggiunta al coro delle critiche piovute da ogni parte (dopo la denuncia deli'Indipendente) contro il "saliscendi" del Vittoriano. Settis ricorre all'arma del sarcasmo. «Ci voleva davvero, un ascensore a coronare il Vittoriano?», si domanda. «Rappre-senta davvero, come alcuni dicono, un omaggio al contemporaneo eo un sacrificio ai 'Diritti del Turista' amante, si sa, delle vedute panoramiche? Dobbiamo allora aspettarci un Ottovolante (con belvedere) intorno alla cupola di San Pietro, una Splash Mountain nel Colosseo (con vedute mozzafiato)?». Varrebbe la pena di rivolgere una domanda allo stesso Settis: dov'era quando è stato progettato l'archimostro? E come mai si è reso conto della vergogna con tanto ritardo? Altre volte in passato (nella sua qualità di illustre accademico), Settis ha maltrattato i "vandali" che aggrediscono il patrimonio culturale nazionale. Ma oggi - come presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali - avrebbe il dovere di intervenire in anticipo sugli scempi, per impedirli, non per condannarli a delitto ormai compiuto. Il Vittoriano ha avuto una nascita e una vita tormentata, segnata anche da molte critiche. Ma - dal 4 novembre 1921, quando vi fu tumulata la salma del Milite Ignoto, nel terzo anniversario della fine della Grande guerra - il Vittoriano è l'Altare della Patria. Un sacrario, che merita rispetto, al di là dei giudizi estetici. E quell'ascensore è irrispettoso: è un insulto alla memoria storica della Nazione.