ORIA Il fronte pubblico accusa un'assenza, quella della Regione, non si scoraggia e decide di esercitare il diritto di prelazione sull'acquisto del castello svevo di Oria. Questo è accaduto ieri mattina nella conferenza dei servizi, riunitasi nel municipio della città che punta sull'ombra di Federico II per la propria promozione turistica e culturale. Ma la controprova arriverà a breve: venerdì prossimo 31 agosto seconda convocazione della conferenza, e questa volta per avere delle risposte ad un progetto messo insieme da Michele Errico, presidente della Provincia, e Costano Ferretti, sindaco di Oria. Ciascuna di queste amministrazioni potrebbe assumersi l'onere di pagare un quarto del prezzo richiesto, ma Regione e Ministero del Beni Culturali dovrebbero farsi carico del resto. Altrimenti si vedrà. I privati - II castello era stato venduto, sub condicione, a fine giugno. Gli eredi dei conti Martini Carissimo (secondo quando ha dichiarato nei giorni scorsi la contessa Lavinia) avevano ricevuto numerose offerte, una delle quali superiore di un milione al prezzo poi spuntato nella compravendita. In fila anche un manager russo, e -si dice- l'emissario di un emiro. L'ha spuntata però Giuseppe Romanin di Brindisi per 7 milioni 750mila euro. Romanin, assieme alla moglie Isabella Caliandro, è alla testa di una serie di società che vanno dalla Borgo Ducale Sri (struttura ricettiva) a II Trullo, al ristorante La Corniche, alla Fael, azienda che produce porte tagliafuoco. Fatturato, una decina di milioni di euro l'anno. I Romanin e i Martini Carissimo si conoscono da tempo, tuttavia ciò che ha avuto un peso determinante, dicono le parti private, è stato il progetto: da un lato, l'obiettivo di inserire il castello di Oria nei circuiti congressuali internazionali come sede storica di alto livello; dall'altro, l'intento di valorizzare al massimo l'aspetto museale, storico e culturale dell'immobile. Spendendo da ottobre 5 milioni di euro, se i soggetti pubblici non ci mettono la coda, per opere urgenti di consolidamento, per i restauri e gli adattamenti necessari ad ospitare convegni. Ma niente foresterie o ristoranti, aveva detto Romanin al Corriere del Mezzogiorno. Sul fatto che gli enti pubblici possano subito mettere insieme le somme necessarie, e soprattutto investire rapidamente in manutenzioni e progetti di sviluppo, Lavinia Martini Carissimo nutre, ed ha espresso, molti dubbi. Oria ha un solo vero interesse, secondo la contessa: una nuova era per il castello, e un indotto legato al turismo culturale e congressuale. Il sindaco - La maggior parte dell'opinione pubblica, invece, sostiene il sindaco Cosimo Ferretti (TJdc) desidererebbe che il simbolo della città fosse in mano pubblica. Magari per diventare, come ha proposto l'architetto Ruggero Martines, direttore regionale dei Beni Culturali (presente ieri ad Oria), un Museo della regione messapica. «C'è stato un aspetto positivo, nella conferenza dei servizi, ed è il fatto che Comune e Provincia parlano la stessa lingua, stabilendo di avviare il procedimento per esercitare il diritto di prelazione. L'aspetto negativo, invece - commenta Ferretti - è stata l'assenza assoluta ed ingiustificata della Regione Puglia». Patto di stabilità - Il piano messo a punto da Errico (centrosinistra) e Ferretti prevede anche il rischio -forse la certezza - che si violi il patto di stabilità: ciascuna delle due amministrazioni dovrebbe sborsare poco meno di 2 milioni di euro, due quote del 25 del prezzo della compravendita. E il resto? «Il restante 50, e meglio sarebbe se si accollassero l'intero onere, dovrebbero coprirlo la Regione ed il Ministero dei Beni Culturali», spiega il sindaco di Oria. «La risposta dovrebbero fornircela a breve, e per questo abbiamo riconvocato per la fine della settimana la conferenza dei servizi». Contatti con i privati? Si parlava di un protocollo tra le parti, e c'è un invito della signora Isabella Caliandro per un incontro. «No, nessun contatto dice il sindaco». E non aggiunge altro, ma forse pensa che qualcuno voglia lavorare ai fianchi il Comune. Solo ringraziamenti per Michele Errico: «Ha dato solidità alla nostra battaglia, e si sta impegnando anche come notaio, oltre che come presidente della Provincia. Lui sa leggere tra le righe degli atti, e questo ci sarà molto utile». Una storia nata nel 1200 Fatto costruire tra il 1227 ed il 1234 su ordine di Federico II di Svevia. il castello di Oria nel 1933 fu ceduto dalla municipalità, quasi in rovina, e in cambio di un palazzo nobiliare in cui allocare gli uffici comunali, alla famiglia Martini Carissimo, che lo restaurarono. Più recentemente, impossibilitata ad accedere a fondi pubblici per approfonditi interventi, la famiglia ILI messo in vendita la fortezza, giungendo all'inizio dell'estate ad una compravendita con l'imprenditore brindisino Giuseppe Romanin, che intende inserire il castello nel circuito delle location storiche per importanti congressi. Prezzo stabilito 7 milioni 750mila euro. Ma Comune di Oria, Provincia di Brindisi, Regione Puglia e Ministero dei beni Culturali hanno diritto di avvalersi di una prelazione. L'iniziativa a è stata avviata ieri mattina, e avrà un'altra tappa venerdì.
Castello di Oria, Comune e Provincia pronti a comprare
Il Comune di Oria, la Provincia di Brindisi e il Ministero dei Beni Culturali hanno deciso di esercitare il diritto di prelazione sull'acquisto del castello svevo di Oria, che è stato venduto a Giuseppe Romanin per 7 milioni 750mila euro. La decisione è stata presa nella conferenza dei servizi, che si è riunita nel municipio della città. La Regione Puglia non è stata presente, il che ha causato preoccupazioni tra i rappresentanti del Comune e della Provincia. Il progetto prevede la spesa di 5 milioni di euro per opere urgenti di consolidamento, restauri e adattamenti per ospitare convegni.
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