Di scientifico non c'è alcunché. Di tecnologico, un vecchio televisore e una Lambretta. Per ché, quindi, la mostra è ospitata dal Museo della Scienza e della Tecnologia «Leonardo da Vinci»? La risposta è nel titolo: «1953 Milano ricostruita». Una data e due parole che sintetizzano una realtà raccontata da cento fotografie e da pochi oggetti, esposti finn al 9 novembre. Anno 1953: le macerie di bombardamenti di dieci anni prima non erano più calde, ma popolavano ancora molta parte di Milano testimoniando quanto faticosa fosse la risalita sul crinale del dopoguerra. In quell'anno, tuttavia, le macerie furono spinte nel cesto dei rifiuti da un afflato che si tradusse in rinascita materiale e culturale, e che si rivelò elemento decisivo nel porre la città nel ruolo di guida economica, ma non solo di un intero Paese. Nell'ambito della rinascita culturale, evento di punta fu la creazione del Museo della Scienza e della Tecnica. La mostra, quindi, vuole esserne innanzi tutto la degna celebrazione del cinquantenario. «Non in forma di amarcord, però spiega Carlo Tognoli, presidente del Museo:, bensì di stimolo per il futuro. Tra mille problemi di allora la fondazione di questa istituzione rappresentò un miracolo nel miracolo, più grande, dell'uscita dal dopoguerra. L'iniziativa vuoi essere innanzitutto m augurio per un futuro che sia sempre pervaso da quello spirito». Di cui il presente, dell'opinione dell'assessore comunale alla cultura Salvatore Carrubba, reca ben poche tracce: «Si tratta di una grande pagina di storia italiana non solo recente, da cui prendere esempio per uscire da una realtà accidiosa qual è quella attuale. La cultura non è solo svago, ma una risorsa capace di risollevare l'economia di un paese. Quella identifica, come dimostra questo Museo, si insinua tra ricerca e industria, disegnando così un tratto tipico di Milano». È quindi il racconto di un'epoca, curato da) lo storico Maurizio Punzo e accompagnati dalle splendide musiche di Enrico Intra e Franco Ceni, quello che si vede in mostra. Fotografie rigorosamente in bianco e nero, prestate a Museo da un nutrito gruppo dì istituzioni cittadine. Cosa sia stata la ricostruzione è ber espresso da quelle immagini che contrappongono le devastazioni del 1943 in Galleria, ali; Ca' Granda e in piazza San Fedele agli stessi edifìci, ritratti dieci anni dopo intatti e splendenti. Ma per uria parte di città che recupera va il suo aspetto, un'altra ne acquistava une nuovo. In via l'emme di San Martino, quindi crescevano i «funghi»: non porcini o (inferii ma case monofamiliari a pianta rotonda e tetto a cupola. In Piazza della Repubblica si alza vano i primi grattacieli, tentando di fare di Milano una New York italiana. E in via Forze Armate apparivano le Case Minime, destinate a coloro che da dieci anni dovevano venire a patti con l'umidità di una cantina. «Proprio le Case Minime ci fanno pensare cosa fosse il clima della Milano di allora conclude Fognoli -. Non appena furono pronte, altre famiglie occuparono le cantine lasciate libere. Perché, in quel contesto, pensare alla Ca' Granda, a Brera, al Castello? Perché l'identità di una città coincide con la sua storia e la sua cultura. E quindi con il suo orgoglio"
Museoscienza, la sfida del dopoguerra
La mostra "1953 Milano ricostruita" è ospitata dal Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci. La mostra racconta la ricostruzione di Milano dopo i bombardamenti del 1943 e la rinascita culturale e economica del paese. La mostra è curata dallo storico Maurizio Punzo e accompagna le immagini con le musiche di Enrico Intra e Franco Ceni. Le fotografie in bianco e nero mostrano la devastazione del 1943 e la ricostruzione di Milano, con edifici intatti e nuovi. La mostra vuole essere un stimolo per il futuro e un ricordo del passato. L'assessore comunale alla cultura, Salvatore Carrubba, considera la cultura come una risorsa per l'economia e un elemento importante per l'identità di una città.
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