Adesso che il Tar ha dato ragione ai texani, la politica siciliana tenta di correre ai ripari per bloccare le trivellazioni nella Valle di Noto, culla del Barocco. Il presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, da Santiago de Compostela, dove si trova in pellegrinaggio, minaccia il ricorso ad un provvedimento d'urgenza da presentare all'assemblea regionale per fermare definitivamente i lavori. E dire che appena due mesi fa era stato lo stesso Cuffaro ad annunciare con toni trionfalistici che la Panter Oil aveva rinunciato a scavare in Valle di Noto, tra le province di Siracusa e Ragusa. In effetti, però, la società che ha ottenuto le concessioni per le ricerche e l'estrazione petrolifera in un' area di Sicilia che si estende per 746 km quadrati aveva solo precisato che avrebbe ridotto gli scavi, non che si sarebbe fermata. Si trattò comunque di una apertura inaspettata, che ognuno interpretò a suo modo, un colpo mediatico nel giorno in cui veniva completato il restauro di uno dei «gioielli» del Barocco: la cattedrale di Noto. Erano i giorni della grande crociata contro le ruspe nel territorio considerato dall' Unesco «Patrimonio dell'umanità», quelli in cui sull'onda della protesta nel Nord del Paese contro la Tav, in Sicilia furono costituiti i comitati «NO-Triv», ai quali aderirono non solo le associazioni ambientaliste, ma anche amministratori e politici di entrambi gli schieramenti. A portare poi i riflettori della stampa internazionale contribuì la lettera-appello con cui Andrà Camilleri, il papà di Montalbano, lanciava un appello affinchè i luoghi più belli di Sicilia, quelli in cui aveva immaginato muoversi il suo commissario, restassero integri. Ci fu un boom di adesioni, con migliaia di sottoscrizioni. Ma nelle aule di un tribunale gli appelli pesano poco, ciò che contano sono i documenti e le autorizzazioni. E i texani le hanno, almeno per un primo pozzo, mentre un secondo progetto è stato bocciato dal tribunale per la presenza di falde acquifere nella zona. Paradosso di una vicenda che oggi li vede l'uno contro l'altro, fu la Regione Sicilia nel 2004 a fornire le concessioni alla Panther e allora l'unico ad opporsi fu l'assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di An, che ebbe diversi scontri con i colleghi di coalizione. Oggi Granata individua una sola strada contro le trivellazioni: un ddl con la revoca delle concessioni. Anche perché la Regione un'altra opportunità l'ha già sprecata, non fornendo in tempo il parere sull'impatto ambientale dei pozzi e facendo così scattare la procedura del silenzio-assenso. E ora che i giudici amministrativi di Catania, a cui i texani si erano rivolti per dimostrare la correttezza della propria posizione, hanno dato loro ragione, il pronunciamento diventa di fatto il via libera alla costruzione del pozzo nel territorio al confine tra Noto e Rosolini, in contrada Zisola Portelli. La vicenda, comunque, è tutt'altro che conclusa e la protesta dei «No-Triv» è pronta a riesplodere: in queste ore il comitato sta infatti preparandosi ad una nuova mobilitazione. Il sindaco di Noto, Corrado Valvo, invoca intanto un nuovo intervento di autorevoli esponenti del mondo della cultura per impedire gli scavi. «I texani ci hanno rifilato una vera bufala - ha commentato amaro, subito dopo aver appreso della sentenza del Tar -. Era chiaro che non volessero lasciare Noto. La battaglia comunque riprenderà: non abbiamo alcun bisogno di turismo petrolifero». La pensa alla stessa maniera l'assessore al Territorio, l'autonomista Rosanna Interlandi: «I programmi industriali sono estranei alla nostra vocazione». E mentre Legambiente parla di «scempio» e di «offesa a un territorio pregiato dove il paesaggio e i beni culturali valgono molto di più di un pozzo di petrolio», i Verdi sono pronti a bloccare «fisicamente» le ruspe. La vicenda Da tre anni col fiato sospeso Primo colpo di scena Tutto comincia nel 2004, quando è la stessa Regione Sicilia a fornire le concessioni alla società texana per le ricerche petrolifere Seconda sorpresa Appena due mesi fa era stato il governatore Cuffaro ad annunciare che i texani avevano rinunciato a scavare nella zona della Valle di Noto. In realtà si erano solo accordati per ridurre le trivellazioni. Il nuovo verdetto Ieri il Tar ha dato ragione alla Panther e ha dato luce verde al suoi programmi di scavi La mobilitazione Ieri è intervenuto il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio: «Ogni trivellazione sarebbe non solo inconcepibile dal punto di vista ambientale, ma illegittima senza la Valutazione d'incidenza che dimostri la compatibilità delle opere con la realtà naturale».