L'Italia brucia: boschi e parchi naturali vanno in fiamme. E mentre Protezione civile, vigili del fuoco, Guardia forestale e volontari si dannano per spegnere gli incendi, ministri ed altri esponenti del governo Prodi e della maggioranza si fanno invece notare per le loro decisive asserzioni, che arrivano oltretutto quando la grana è già esplosa. Asserzioni come quelle del ministro della Difesa, Arturo Parisi, che osserva come «non sia compito precipuo dell'Esercito spegnere gli incendi». 0 meglio ancora quelle del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio che chiede di allargare il divieto di caccia, già previsto dalla legge nelle aree devastate dagli incendi, anche a quelle circostanti. E come se non bastasse si aggiunge la polemica interna ad una maggioranza sempre più rissosa. Le precisazioni di Parisi fanno da rampa di lancio all'esternazione di Francesco Caruso di Rifondazione comunista, sempre in prima linea. Caruso si chiede perchè «dobbiamo impegnare gli elicotteri, i mezzi e il personale militare, spendendo miliardi di euro, per mantenere in piedi l'occupazione militare di un paese (l'Afghanistan ndr), invece che utilizzare queste risorse in questa vera e propria emergenza civile». Caruso osserva come si spendano «miliardi di euro mentre la nostra penisola meridionale brucia inesorabilmente e con essa migliaia di ettari, case, persone e anche la speranza di un riscatto per il Mezzogiorno». In-somma via i militari italiani da Kabul: che tornino in Italia a spegnere incendi. Al di là del merito della proposta, Caruso parla di un'emergenza incendi che per Parisi proprio non c'è. «L'Esercito e le Forze armate non sono pensati per spegnere gli incendi», sostiene Parisi, sottolineando che eventuali interventi dell'Esercito possono essere solo di tipo straordinario. «Dire che deve intervenire l'Esercito significa riconoscere all'evento degli incendi lo status di emergenza di serie A. - spiega il ministro. Però mancano le premesse e gli elementi di contorno perchè ciò avvenga». L'esercito «è intervenuto, interviene e interverrà nelle situazioni di emergenza», taglia corto Parisi. Se il discorso del ministro Parisi suona un po' come un «arrangiatevi», Pecoraro Scanio invece sembra preoccuparsi soltanto del fatto che "dopo" non si vada a caccia. Richiesta che arriva a pochi giorni dalla riapertura della stagione della caccia prevista in 14 regioni mentre il calendario venatorio è già stato sospeso in Sicilia, dove il Tar di Palermo ha accolto la richiesta di Legambiente e Wwf. «Alla luce degli enormi danni patiti dal nostro territorio per ma-no di incendiari criminali», Pecoraro Scanio chiede «alle Regioni un'assunzione di responsabilità per assicurare il rigoroso rispetto della legge che già prevede il divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco e l'emanazione di provvedimenti per vietarla nelle aree limitrofe». Secondo Pecoraro infatti «gli incendi significano distruzione degli habitat naturali per la nostra fauna e le aree limitrofe a quelle bruciate sono oggi le preziose e delicate zone di fuga e ricovero per specie già martoriate dal fuoco». Indispensabile dunque, prosegue «intervenire con urgenza sui calendari venatori, dal momento che in molte regioni la caccia aprirà il prossimo weekend per evitare un ulteriore impatto ambientale negativo». Sostegno all'iniziativa del ministro arriva dalle associazioni ambientaliste, che in una lettera inviata al ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, avevano già chiesto «la sospensione delle preaperture nelle regioni maggiormente colpite dagli incendi e il divieto di caccia per tutta la stagione venatoria nelle aree limitrofe alle zone colpite». La Lanzillotta assicura di essere già al lavoro con la Protezione civile in modo da emanare un'ordinanza per garantire l'immediato stop della stagione venatoria nelle aree colpite da incendi. Sulla questione interviene pure il ministro della Giustizia, Clemente Mastella che chiede «più coordinamento tra gli enti locali, la Protezione civile e la Forestale».