Anche i dipinti dello Stato possono essere ceduti in cambio di un po' di soldi. E le soprintendenze devono decidere in fretta cosa buttare sul mercato. L'idea di mettere beni culturali in vendita non è mai tramontata, nelle file del governo Berlusconi, Passa anzi per le maglie della legge finanziaria con un decreto che stabilisce che le soprintendenze devono indicare, in 30 giorni, quali beni possono essere ceduti. Immobili e anche mobili, cioè sculture e quadri. A denunciarlo sono due senatrici della commissione cultura del Senato, Vittoria Franco e Maria Chiara Acciarini. «Stanno cercando altre occasioni di vendita - avverte la senatrice Franco - Nel decreto 2518 che accompagna la Legge finanziaria, all'articolo 27, hanno inserito un titolo dove si parla di verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico». Cosa significa? «Si dà mandato alle soprintendenze regionali di accertare, su una lista redatta dallo Stato, quali beni di interesse culturale sono da tutelare e quali possono non fare più parte del Demanio: è un modo per dire che diventano alienabili». In base a quali criteri sarà compiuta questa scelta? «Non è chiaro - risponde Vittoria Franco - Non vengono definiti, sarà il ministero per i Beni culturali a indicare i criteri ma è tutto vago». Un altro punto sconcerta gli esponenti dell'opposizione nella commissione cultura, «Il ministero invierà l'elenco dei beni alle soprintendenze regionali le quali daranno mandato a quelle territoriali di verificare ed esprimere il loro parere di concerto con il Demanio - avverte Vittoria Franco - II tutto nel termine perentorio, è scritto così, di 30 giorni». Essendo andato in vigore il 3 ottobre, il ministero lo emanerà entro il 3 novembre. Entro il 3 dicembre la lista dovrebbe essere pronta. Anche la maggioranza in commissione cultura ha criticato un periodo così breve (benché non il resto del decreto). «Come possono, le soprintendenze, stilare una lista simile in un così poco tempo? E se non ci riescono cosa succede? Chi decide cosa è vendibile? Vale la legge del silenzio-assenso?», si interroga la senatrice. Il testo non cita la contestata Patrimonio Spa cui dovrebbe essere affidati beni da passare poi alla Infrastrutture Spa. Il vero intento del decreto nella Finanziaria, ritiene Vittoria Franco, è «realizzare in termini economici il prima possibile». «Quest'anno i beni culturali più che essere destinatari di risorse per la loro tutela e la valorizzazione sono oggetto di una pesante operazione destinata a procurare risorse allo Stato mediante la loro uscita dal sistema dei beni demaniali e la conseguente possibilità di vendita», commenta Maria Chiara Acciarini. «La procedura affrettata, oltre che sovraccaricare le sovrintendenze già sotto organico di un compito aggiuntivo e discutibile, dimostra che a questo governo non interessa garantire l'identità culturale del nostro popolo, ma interessa solo e semplicemente fare cassa per ovviare ai disastrosi risultati della finanza pubblica».
Vendo, non vendo...un mese soltanto per decidere
Il governo Berlusconi ha introdotto un decreto che stabilisce che le soprintendenze devono indicare, entro 30 giorni, quali beni culturali possono essere ceduti in cambio di denaro. I beni possono includere immobili, mobili, sculture e quadri. Due senatrici, Vittoria Franco e Maria Chiara Acciarini, hanno denunciato il decreto, affermando che non sono stati definiti i criteri per la scelta e che il ministero per i Beni culturali non ha chiarito come verranno valutati gli interessi culturali dei beni. Le soprintendenze regionali dovranno inviare l'elenco dei beni alle soprintendenze territoriali, che dovranno esprimere il loro parere entro 30 giorni.
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