Parte la crociata di Mentana e Ardea. Scendono in campo comitati cittadini, Archeoclub e associazioni artistiche «II Nord non scipperà la nostra cultura». MENTANA La "Città Garibaldina" e Ardea non hanno alcuna intenzione di mollare al nord Italia il patrimonio di due grandi artisti. L'associazione "Artesuperficiale" che gestisce il Museo d'Arte contemporanea di Fonte Nuova e l'Archeoclub di Ardea uniscono gli sforzi per evitare che il patrimonio appartenuto a Federico Zeri ed ora contenuto nella sua villa di Mentana, prenda il volo verso Bologna e che il corpo e le opere di Manzù, oggi ad Ardea, rischino di essere portati a Bergamo. Allo scopo le due organizzazioni stanno avviando una raccolta di firme per bloccare quello che definiscono come un vero e proprio scippo e insieme al comitato popolare "Museo Manzù ad Ardea" scrivono al presidente della Repubblica chiedendo aiuto. In particolare si tratta di due collezioni uniche nel loro genere. Lo storico d'arte Federico Zeri aveva raccolto 50.000 volumi, 40.000 cataloghi d'asta, 400 epigrafi romane, 210 reperti d'arte antica e un archivio con 300.000 fotografie. Ad Ardea invece esiste un museo dedicato a Giacomo Manzù, una struttura nata nel 1981 attorno ad una donazione fatta nel 1979 allo stato italiano. In uno spazio espositivo di oltre 1.000 metri quadri sono esposti i più imponenti e significativi lavori eseguiti dall'artista, dagli anni 30 fino alla morte. Opere di 5 metri di altezza in bronzo, stampe, capolavori in marmo, ebano, disegni e fotografie. Nel giardino antistante l'entrata del museo è sepolto lo stesso Manzù. Su una lapide è leggibile la sua volontà di riposare ad Ardea e che il museo resti intatto. La famiglia dell'artista e il comune di Bergamo invece non la pensano così: nella città del nord verrebbe realizzato un nuovo museo, mentre la salma troverebbe posto in una cappella della cattedrale bergamasca. «Riguardo a Zeri - dice Davide Tedeschini, presidente di Artesuperficiale - l'Università di Bologna, da esecutore testamentario, vuole prendere tutto il contenuto della villa di Mentana appartenuta allo studioso per metterlo in un nuovo centro. Quest'ultimo, secondo le intenzioni degli emiliani, dovrebbe diventare il più grande museo iconologico (fotografico) di storia dell'arte del mondo, collocato però nell'ex convento di Santa Cristina a Bologna. Invece il centro studi deve nascere qui dove lo storico ha voluto radunare il suo materiale». L'attuale raccolta di firme si sposa con due petizioni volute da Artesuperficiale per chiedere al ministro della Pubblica Istruzione e a quello dell'Interno, l'apertura di un'inchiesta sulla Fondazione Zeri e la verifica sull'abuso della pubblica fiducia e all'esercizio della beneficenza commesso dall'Università di Bologna sulla gestione del lascito. «Il procedimento dì vincolo su Villa Zeri è stato deciso dai ministeri competenti lo scorso luglio - afferma ancora Tedeschini - ma l'ingente patrimonio e l'immobile rimangono di pertinenza della Fondazione Zeri a sua volta sotto il controllo dell'Ateneo Bolognese». La Fondazione, voluta dallo stesso Zeri e dall'ex rettore dell'Ateneo emiliano, Fabio Roversi Monaco, deve gestire il patrimonio in questione. Il "braccio di ferro" sul lascito però ne ha scosso più volte la compagine: lo stesso Roversi Monaco si è dissociato dalla tesi emiliana.
Via alle sottoscrizioni per impedire il trasferimento del Museo Manzù e del lascito Zeri
Due comitati cittadini, Artesuperficiale e l'Archeoclub, stanno raccoltando firme per bloccare la trasferenza del patrimonio di Federico Zeri e Manzù a Bologna. Il patrimonio di Zeri, che include 50.000 volumi e 300.000 fotografie, è stato raccolto durante la sua vita e si trova nella sua villa di Mentana. L'Università di Bologna vuole trasferire il patrimonio in un nuovo museo a Bologna. Il comitato popolare "Museo Manzù ad Ardea" ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo aiuto. La famiglia di Manzù e il comune di Bergamo vogliono trasferire le sue opere in un nuovo museo a Bergamo.
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