LEMERGENZA AMBIENTE Incendi isolati nelloasi naturalistica. Il canneto, però, sta riprendendo la sua consistenza. I piani per il futuro Il presidente e il progetto di un albergo: "Se lo revocassero sarei contento" Ad una settimana esatta dal rogo che ha divorato 105 ettari di vegetazione, fra martedì e mercoledì il fuoco è tornato ad illuminare sinistramente la notte di Torre Guaceto. Nuovi focolai dincendio, subito domati dai vigili del fuoco di Brindisi, si sono sviluppati nella riserva statale fra Ostuni e Carovigno, zona di interesse naturalistico di importanza internazionale, proprio nellarea dove il 21 luglio erano andati in fumo cento ettari di canneto e cinque di macchia mediterranea sui 1200 totali. «Niente di grave - rassicura il presidente del Consorzio di gestione delloasi - Ancora una volta, per fortuna è andata bene». Già, ancora una volta. Perché, una settimana fa, constatando lo scempio, Vincenzo Epifani aveva amaramente commentato che nel disastro avevano avuto fortuna, che sarebbe potuta andare molto peggio. «Questi ultimi focolai - aggiunge - non ci hanno sorpreso. Sono stati originati dai carboni che covano ancora sotto la cenere del canneto bruciato: basta un soffio di vento per riaccendere il fuoco. È possibile che il fatto si ripeta nelle prossime due settimane, a meno che arrivi un bellacquazzone. Non dimentichiamoci che non piove da tre mesi e che abbiamo avuto temperature oltre i 40 gradi, con venti di scirocco». Ma continuare a contare sulla benevolenza meteo non basta più al dinamico presidente del Consorzio, innamorato perso delloasi dove è cresciuto e risiede. E così, mentre la Forestale continua a dar la caccia ai responsabili del rogo di sette giorni fa e la sorveglianza viene rafforzata, quelli del Consorzio guardano avanti. «I nostri sforzi - annuncia Epifani - ora sono concentrati nel preservare la macchia mediterranea secolare, quella dove vivono rare specie protette fra anfibi, mammiferi e rettili. Al posto del canneto bruciato, inoltre, abbiamo deciso di ricreare attraverso uno studio già in atto con lUniversità di Lecce e il ministero dellAmbiente, la stessa zona paludosa che esisteva due secoli fa, bonificata erroneamente negli anni Trenta. Ripristinarla significa intensificare la presenza di anfibi e al contempo scongiurare il pericolo di nuovi incendi che in palude non attecchirebbero». Non solo. È stato attivato anche un progetto di riforestazione che prevede, comera in origine, pure il ripristino dei laghetti allinterno del canneto. Non più solo protezione dellesistente, insomma, ma anche nuove forme di vita vegetale e animale in uno dei paradisi pugliesi. E mentre si mettono a punto nuove strategie, due buone notizie: il canneto bruciato, in appena sette giorni, è già ricresciuto di 5 centimetri; sullacqua, invece, sono ritornati aironi, anatre e marzaiole, fuggiti al divampare del rogo. Lombra nera della speculazione edilizia sul disastro non sfiora Vincenzo Epifani. Almeno su questo fronte il presidente è tranquillo. «Allinterno dellarea protetta non è possibile alcun tipo di intervento; quanto allhotel che dovrebbe sorgere appena fuori - sottolinea - se la Regione o chiunque altro revocasse la concessione, sarei il primo a gioirne». E, per essere ancora più chiaro, svela un retroscena. «Quando si è iniziato a parlare dellalbergo, pur non essendo interessato il territorio della riserva, ho chiesto una valutazione di incidenza ambientale alla Regione. Richiesta recepita, valutazione effettuata e semaforo verde allinsediamento. Poi il consiglio comunale di Carovigno ha approvato allunanimità il progetto. Se oggi revocassero la concessione, mi farebbero davvero un gran regalo».