«Non ci sono strumenti normativi per contrastare il fenomeno». E' il tormentone dei vigili urbani di Roma che sempre più spesso vengono chiamati a dare conto non solo di multe e viabilità ma anche di quei fenomeni, per dirla come il prefetto Achille Serra, di "devianza sociale". Fenomeni che nelle altre città rappresentano l'eccezione ma che nella Capitale, soprattutto in questi ultimi anni, hanno ormai un peso non indifferente: dai mendicanti (spesso bambini e disabili) ai venditori ambulanti abusivi (quasi sempre clandestini senza documenti che imperversano nelle strade più turistiche), dai punkabbestia (che gravitano a Trastevere e hanno occupato le rive del Tevere) ai barboni che dormono indisturbati negli angoli più belli e importanti di Roma. Come i Fori Imperiali. E proprio sui clochard, il comandante del Primo Gruppo (centro storico), Carlo Buttarelli ripete il tormentone: «Abbiamo le mani legate. La legge non ci permette di intervenire per contrastare chi ha scelto di vivere per strada». Comandante, come è possibile che dei barboni possano dormire indisturbati all'interno dei Fori Imperiali? «Non mi risulta. Ma non mi meraviglierei. L'accesso ai Fori è libero. Chiunque può entrare da ben quattro ingressi». Chiunque può anche dormirci? «No. Direi proprio di no». E chi deve controllare affinché cose del genere non avvengano? «Tutti. I vigili urbani, ma anche le altre forze di polizia e gli stesi custodi dei siti archeologici. Davanti ai Fori, se non sbaglio, ogni giorno c'è una camionetta dei carabinieri». Allora perché i vigili urbani non entrano mai ai Fori? «Non è vero. Abbiamo effettuato operazioni per contrastare il fenomeno delle guide turistiche abusive, oppure gli ambulanti. Se avessimo visto il barbone saremmo intervenuti». Come? «Le ho già detto che la legge italiana non ci mette a disposizione tanti strumenti. Di solito ci parliamo e proviamo a convincerli a spostarsi. Anche perché i barboni sono i primi a non voler stare in posti troppo affollati, ma preferiscono angoli meno frequentati e più silenziosi».E se il clochard si rifiuta? «E' raro che accada. I nostri agenti del Nae (Nucleo assistenza agli emarginati ndr) sono molto preparati. Riescono quasi sempre a ottenere i risultati. Anche se non è facile». Si spieghi meglio. «Essere un barbone spesso è una scelta di vita. Sono persone nel pieno delle loro facoltà che non intendono vivere in case famiglia del Comune, in dormitori e in centri di assistenza. Non si lasciano aiutare. In via del Corso e vicino al Pantheon, per esempio, ci sono ingegneri, professori e scrittori che hanno deciso di vivere per strada. E' gente che conosce la legge, conosce i propri diritti. E che, solitamente, non dà fastidio a nessuno. La mattina, quando si sveglia, ripone ordinatamente i cartoni e le coperte dove dorme».Qualche barbone, però, fa la doccia e la pipì per strada. «Lo sa cosa possiamo fare? Una sanzione amministrativa. Insomma una multa ad uno che non possiede nulla. Secondo lei, la paga?». E allora dobbiamo arrenderci? «Assolutamente no. Ma se non cambiano le leggi, e non vogliamo essere ipocriti, dobbiamo convivere con queste situazioni cercando di difendere sempre il decoro urbano».