È ancora da definire la sorte dei due animali in pietra ripescati nel fiume in febbraio. Tosi ha proposto di collocarli in piazza Bra E ieri, nello stesso cortile della Soprintendenza dove sono stati depositati, scaricati altri reperti storici Delle statue mi interessa poco, mi preoccupa vedere la corte andare in rovina Sono due blocchi di pietra scolpita, ma hanno lo stesso potere di una calamita. Attirano di tutto: ipotesi, burle, pareri ufficiali e da oggi anche il toto-collocazione. Il sindaco li vuole nel pronao del Comune; la soprintendenza li ha messi in un angolo del cortile dell'ex caserma San Tomaso e don Carlo Vinco, l'unico che li vede quando vuole dal terrazzo della sua canonica che affaccia sul cortile dove sono custoditi (come scrive nella lettera inviata al nostro quotidiano), li vorrebbe magari davanti al portone della sua chiesa, San Tomaso Becket. Non poco per i due leoni ripescati in Adige il 15 febbraio scorso. In sei mesi i felini hanno fatto parlare parecchio, dividendo gli esperti tra sostenitori della loro autenticità e tra chi, invece, li vede come un falso. Il dubbio non è stato ancora dipanato. Nel frattempo, i due reperti giacciono in un angolo del cortile di quello che, semmai arriveranno i fondi del Ministero per completare il restauro, dovrebbe diventare il nuovo museo della Soprintendenza dei beni archeologici. Un edificio a tre piani con un ampio cortile interno, chiuso da più di due anni. «Mi dispiace vedere le due statue relegate in angolo del cortile», dice don Carlo Vinco, parroco della chiesa di San Tomaso, «ma di loro non mi interessa più di tanto. Quello che ritengo più importante, invece, è portare alla luce lo stato di abbandono in cui versa l'ampia corte e tutto l'edificio. In un quartiere come questo, dove mancano spazi per le auto o luoghi in cui far giocare i bambini, fa piangere il cuore vedere spazi fermi e dimenticati per mancanza di fondi». Alla Soprintendenza, il nodo della penuria di sovvenzioni sta ancora più stretto alla gola. «E' scandaloso», commenta infatti Sergio Bombieri, capotecnico della Soprintendenza ai Beni archeologici di Verona, «che non si possa portare a termine un lavoro iniziato e già a tre quarti dell'opera. Sono due anni che viviamo in uno stato di penuria. Ci mancano spazi e non sappiamo più dove mettere i reperti». Quanto ai due leoni, qualcosa nel frattempo si è mosso. Una restauratrice ha già fatto un sopralluogo e i lavori di restauro potrebbero cominciare a breve, sempre che, pecunia docet, il preventivo di spesa venga approvato. «La decisione di una possibile collocazione dei due leoni al di fuori dei luoghi della Soprintendenza, mi sembra difficile», precisa Bombieri, che era presente il giorno del loro ritrovamento. «A mia memoria», aggiunge, «non si è mai verificato un ricollocamento di ritrovamenti archeologici, fermo restando che la decisione ultima spetta alla direttrice del nucleo operativo Giuliana Cavalieri Manasse». Al rientro dalle vacanze, la soprintendente troverà i due leoni saliti alla ribalta delle cronache cittadine pronti a far parlare ancora di sé. Ieri mattina, inoltre, dagli uffici di piazza San Fermo, la Soprintendenza sono stati sloggiati un buon numero di reperti archeologici che sono stati "parcheggiati" accanto alle due fiere scolpite. A beneficio, per ora, solo delle visite di don Carlo che avrà di che lustrarsi gli occhi.