OLIMPIA (Peloponneso) «Che il mondo sappia chi ha salvato Olimpia. Non il governo e neppure gli aerei che, quando davvero servivano, non riuscivano a volare per il vento. Non l'impianto anti-incendio dell'Unesco, ottimo sulla carta e in tilt davanti alle fiamme. Che tutti sappiano a chi dire grazie. È stato un pompiere a salvare Olimpia: Fotis Papas, il generale Fotis Papas. Lui, con dodici altri vigili del fuoco, ha difeso la memoria universale, il museo e il parco archeologico dove nacquero le Olimpiadi. Altro che i "300" delle Termopili, questi sì sono eroi, i "13" di Olimpia». Dimitris Vakouftis, il proprietario del più bel negozio di souvenir di Olimpia nuova, si fa prendere dall'enfasi, ma, in fin dei conti, questa è la patria dell'epica. Domenica sera, tra le 17 e le 18, quando il mostruoso incendio che sta divorando mezza Grecia, era arrivato sul Monte Kronos, «le fiamme spinte dal vento hanno attraversato in dieci minuti, forse meno, l'intero crinale puntando diritto verso le pietre dell'antica Olimpia. In quel momento c'erano solo dodici giovani pompieri a presidiare il museo. Dodici più il loro generale, Fotis Papas, numero due del corpo dei pompieri. Il fuoco non percorreva il monte sacro da 250 anni. C'erano pini alti trenta metri e quando un albero così prende fuoco, pieno di resina, seccato da un'estate arida e ventosa come questa, le lingue incandescenti arrivano a 70, forse anche 100 metri. Andate a vedere le vetrate del museo dello stadio di Olimpia: il silicone che ferma i cristalli agli infissi si è sciolto. È un miracolo che il fuoco non si sia avvicinato di più: i marmi si sarebbero sfogliati come cipolle e le statue di bronzo si sarebbero fuse. Non so quale possa essere la temperatura vicino a un rogo tanto grande, ma 400, 500 gradi mi sembrano pochi. Sentivo il calore dalla mia finestra, a quasi mezzo chilometro di distanza. Come ha vinto Fotis Papas? Chiedetelo a lui». Detto fatto, il Leonida del fuoco è ancora stravolto, esausto, eppure in continuo movimento. Ha meno di 50 anni, fisico asciutto e baffi sale e pepe. Parcheggiata fuori dal museo ha la sua arma segreta, un mezzo cingolato giallo, come un blindato militare attrezzato per avvicinarsi alle fiamme. «Non dormiamo da cinque giorni si scusa il generale , dobbiamo ancora combattere un fronte di fiamma lungo 80 chilometri. Che cosa succederà stanotte? Domani? Nonio so. Ma ci sono decine di villaggi, migliaia di persone in pericolo. Non è il tempo di fare polemiche. Lasciateci lavorare». Tutti i boschi attorno a Olimpia sono neri di fumo. Per chilometri. Sembrerebbe che non ci sia più niente da bruciare, ma se il vento gira nessuno assicura che le fiamme non tornino sui propri passi. È per questo che i «13» di Olimpia hanno ricevuto rinforzi e adesso a presidiare ce ne sono un paio di centinaia con autopompe e tutto il resto. Il tempo è cambiato. Un po' meno vento e questo è bene. Il cielo però si è coperto di nuvole che le foreste in fiamme impregnano di cenere. È uno spettacolo surreale. La luce filtra da quella coltre giallastra e tinge di ocra l'intero paesaggio. L'umidità è salita ed è ancora più faticoso lavorare. Se solo piovesse. Ma non piove. E l'eroe di Olimpia non ha tempo per i giornalisti. Tocca a Ghiòrgos Georghiadis, reporter di Net Tv, farsi cantore dell'indomito Papas e (Omero permettendo) della furia funesta del fuoco. «Bisognava vederlo, il generale, la notte di domenica, sporco come il carbone, con le lacrime agli occhi che ringraziava i suoi ragazzi, li aveva incoraggiati tutto il giorno, sempre lì davanti, da un focolaio all'altro, il più vicino possibile al fuoco, anche quando tutto sembrava perduto perché l'incendio avanzava velocissimo e gli aerei non riuscivano ad arrivare per il vento troppo forte. Poi a notte inoltrata quel discorso degno di un condottiero dopo la battaglia. "Ce l'avete fatta, siete stati eccezionali. Salvando Olimpia avete salvato la memoria dell'umanità tutta. Avete compiuto un'impresa di cui andare fieri per il resto della vita. Vi ricorderete questo giorno con orgoglio" e via così, acca-rezzandoli con la mano e con la voce, come un padre». Sì, ma perché non ha funzionato il sistema anti-incendio costato milioni e realizzato appena tre anni fa, alla vigilia dell'Olimpiade di Atene, con i fondi dell'Unesco? A Olimpia nuova (due le case bruciate in periferia) circolano versioni diverse. L'ipotesi a) parla di progetto sbagliato, l'ipotesi b) di errata manutenzione. Panagiotis Zafiropolus, proprietario dell'Olynipia Palace, l'hotel del centro che si è svuotato di turisti per riempirsi di reporter, è del partito a) : «All'arrivo delle fiamme le tubature si sono fuse e l'intero sistema è risultato inutilizzabile. Una cosa ridicola». Il giornalista Georghiadis propende invece per la tesi b) : «In tutto il parco archeologico e nel bosco più prossimo c'erano innaffiatoi che avrebbero dovuto tenere umida la vegetazione e che nel 2004 effettivamente venivano azionati durante l'intera stagione secca. Quest'anno invece se ne sono ricordati solo venerdì, allo scoppio dei primi roghi. Un errore, ma ci sarebbe stato ancora modo di rimediare, il sistema aveva previsto che, nonostante le precauzioni, il fuoco arrivasse ugualmente a ridosso dei reperti e per questo avevano sistemato delle prese d'acqua ad alta pressione lungo l'intero perimetro. Invece da due anni nessuno era più andato ad oliarle e tenerle efficienti. Così, quando è stato il momento, Papas e i suoi non sono riusciti a svitare i tappi dei bocchettoni». Ad Olimpia nuova caffè e negozi sono aperti, ma invece di un migliaio dì turisti ne sono rimasti appena una decina. «Ricostruiremo tutto, pianteremo nuovi alberi promette Dimitris . Olimpia non è un villaggio qualsiasi che può morire». L'uragano di fuoco è passato oltre. Sulla sua strada, secondo le tv greche, ha già distrutto 400 paesi, bruciato 500 mila ettari di foreste, costretto a fuggire centinaia di famiglie e ucciso almeno 67 persone. Solo ieri sono scoppiati altri 80 focolai. La Grecia resta in piena emergenza e ha bisogno di altri Fotis Papas. Purtroppo tanti Fotis Papas.