La Caritas diocesana non ha dubbi: il popolo dei diseredati senza fissa dimora, a Roma, è in costante aumento. Per il Comune sono settemila gli abitanti della "città invisibile" che si mimetizza nel tessuto metropolitano. Spesso per apparire soltanto in occasione di disgrazie, morti per abbandono o episodi da cronaca nera. E ormai si dividono anche in due sotto-categorie, per quanto queste distinzioni possano valere in fenomeni come questo: i classici clochard italiani - poche centinaia ma anch'essi in aumento - e gli immigrati, soprattutto provenienti dalla Romania, che ormai rappresentano la stragrande maggioranza degli homeless. La divisione, se possibile, è anche territoriale. 1 clochard storici continuano a "prediligere" le aree centrali della città. I volontari della Caritas individuano alcune aree in particolare. In primis i dintorni di Termini dove, oltre all'effetto-stazione, tipico delle grandi città, c'è il polo di attrazione dovuto alla presenza della mensa e dell'ostello Caritas. Situazione analoga a Colle Oppio e a Trastevere, nei pressi della Comunità di Sant'Egidio. Poi c'è la "passeggiata archeologica" dai Fori Imperiali al Palatino e, fuori dalle Mura Aureliane, le stazioni Trastevere e Ostiense e l'Appio-Latino. Diverso il discorso per rom e altri stranieri: qui gli alloggi di fortuna si estendono fino all'estrema periferia della Capitale. Si va dalle anse del Tevere e dell' Aniene ad alloggi di fortuna nelle borgate, soprattutto nel quadrante compreso tra Casilina e Prenestina. Senza contare, ovviamente, i settemila nomadi censiti negli accampamenti più o meno legali. Dalle segnalazioni giunte alla Sala operativa sociale del Campidoglio si evince che il 56,5 per cento degli homeless vive nei municipi centrali (1,11 e XVII). Fuori dal centro, i Municipi più affollati sono quelli che ospitano le maggiori stazioni ferroviarie: III (Tiburtina), IX (Tuscolana) e XI (Ostiense). La crescila del fenomeno traspare anche dai dati della Caritas: nel 2003 erano state circa quattromila le persone senza fissa dimora registrate dal centro di ascolto di via Marsala. Oggi sono molte di più: alcune stime parlano di quasi seimila soltanto nelle zone centrali e semicentrali della città. Le statistiche Caritas forniscono comunque una fedele fotografia del fenomeno. Innanzitutto l'homeless medio non è giovanissimo: il 65,3 per cento ha più di 36 anni, il 7 per cento più di 66. Due terzi del totale sono uomini. La Sala operativa sociale del Comune è la prima frontiera, in strada, per l'aiuto ai diseredati. La maggioranza delle persone senza fissa dimora assistite negli ultimi anni (il 74,6 per cento) è di nazionalità straniera, sempre con un rapporto uomini-donne due a uno. Nella distribuzione per nazionalità troviamo al primo posto i romeni con il 40,2 per cento. Ma si tratta di dati precedenti all'ingresso della Romania nell'Unione europea, e quindi suscettibili di un notevole ritocco al rialzo. Seguono i polacchi (6,7 per cento), gli ucraini (5) e i marocchini (4,4). «Il nostro lavoro è ancora più difficile con i clochard italiani - spiegano all'assessorato capitolino alle Politiche sociali - perché in gran parte si tratta di persone che hanno abbandonato l'idea di vivere in una casa e di mantenere rapporti normali con la società. Spesso servono molti mesi di assistenza per ottenere risultati tangibili».