L'intervista Franco Butti ex presidente ordine degli architetti Architetto Butti, il monito stavolta arriva da New York: «Troppo cemento, salvate il lago». Bisognava aspettare che ce lo dicessero gli americani? È chiaro che per la gente che viene dall'estero non è facile capire la nostra politica, fatta di una tendenza a costruire in modo un po' troppo disinvolto. Lei invece la capisce? Io trovo giusta l'osservazione della signora scandalizzata dal proliferare di cantieri e gru. Certo, si è sempre costruito e si costruirà sempre, ma serve una maggiore sensibilità. La legge 12 per il piano di governo del territorio va in questa direzione: stabilisce che la prima cosa da non perdere di vista è la salvaguardia del territorio. Capita di sentire i turisti in vacanza sul lago dire che questo è il posto più bello del mondo. Noi che ci viviamo invece ci siamo abituati. Cita la legge come strumento di tutela del territorio, ma i costruttori fanno altrettanto per giustificare progetti edilizi discutibili: se vengono approvati, dicono, è perché i piani regolatori lo consentono. Come lo spiega? La legge 12 intende sostituire i vecchi piani regolatori con i cosiddetti piani di governo del territorio. Ai Comuni l'incarico di badare al proprio territorio: l'idea è che chi lo abita può fare meglio perché ne conosce la realtà e i bisogni. Un discorso che in teoria sta in piedi, in pratica incontra problemi enormi. Allude alle pressioni cui sono più facilmente sottoposti gli enti locali? Da noi l'industria del mattone è sicuramente molto forte. È giusto che si facciano interventi edilizi, purché si usi buon senso. Più volte mi sono trovato a richiamare dei colleghi, che mi hanno risposto rassegnati: "Tanto, se non lo faccio io, lo fa un altro". Serve più sensibilità da parte dei professionisti. L'invito è: costruiamo meno, ma con maggiore attenzione. Sono cose che non bisogna mai stancarsi di ripetere, perché il nostro paesaggio è fra i più belli del mondo. Se lo roviniamo, non lo recuperiamo più. L'architettura non è come la scultura, che se è brutta si può distruggere: lascia segni indelebili. Serve anche un intervento legislativo? Le leggi ci sono e sono sufficienti, non fosse che poi vengono all'occorrenza tirate da una parte o dall'altra e mortificate. Bisogna interpretarle in modo puntuale e con lo scopo per cui sono nate: difendere il territorio. La legge regionale ha però affidato agli esperti paesaggistici comunali compiti che in passato spettavano alla Sovrintendenza. Non trova anche lei che sia una sventura? Lo spirito con cui è nata quella legge era di non concentrare tutto a Milano, ma di ripartire i compiti fra esperti locali a più stretto contatto con il territorio da tutelare. Ma l'intento non è riuscito: perché non sempre gli esperti sono esperti, a volte sono troppo giovani, oppure facilmente condizionabili. Meglio tornare ai costumi di un tempo? Se una legge non funziona, o si torna indietro oppure la si cambia. Era giusto sperimentare, così come è giusto adesso verificare i risultati ottenuti. Questa formula non sta in piedi, ha dato risultati scadenti: il territorio, laddove abbia valenze particolari, deve tornare ad esperti super partes. L'edilizia ci serve, la brutta edilizia no. È impensabile che oggi si torni a costruire solo belle ville come si faceva nel '700, ma c'è comunque modo e modo di gestire la situazione. Servono professionisti coscienziosi e norme rigide, in modo da scoraggiare quelli che io chiamo i metricubisti che badano solo ai soldi.
Professionisti coscienziosi per fermare i metrocubisti
Franco Butti, ex presidente dell'Ordine degli Architetti, ha espresso preoccupazioni sulla politica edilizia italiana, in particolare riguardo al proliferare di cantieri e gru sul lago. Secondo Butti, la legge 12 per il piano di governo del territorio è un passo in direzione della salvaguardia del territorio, ma i costruttori spesso utilizzano questa legge per giustificare progetti edilizi discutibili. Butti sostiene che i professionisti devono utilizzare "buon senso" e che serve più sensibilità nella costruzione. Ha anche criticato la legge regionale che ha affidato compiti paesaggistici ai comuni, considerandola una sventura.
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