Il caso sollevato dalla lettera della comasca-americana Maria Dubini è confermato dalla sovrintendente Barbara Mazzali «Ci hanno tolto il controllo e lo hanno dato ai Comuni. C'è una valanga di progetti. Le brutture a Carate, Lenno, Lanzo...» Facile poi scagliarsi contro i «Beni ambientali», che per i più sono una definizione vuota di anima e significato: l'avessero, ragiona l'uomo profano, non prolifererebbero tanti scempi sulle rive del lago. Invece ecco quelle villette a Carate Urio, quell'abuso sul Golfo di Venere denunciato alla magistratura e in qualche modo infine acquattato: evidenza che pure negli organismi sovracomunali, scevri da interessi locali che badano al soldo e non certo alla tutela del paesaggio, qualcosa non funziona. Qualcosa in effetti c'è, ma non si chiama mancanza di rettitudine, propensione al condizionamento di poteri più o meno forti, in cambio di chissà quali benefici. «Il fatto è che sono ormai secoli che la sovrintendenza non ha più autorità sul territorio - semplifica e chiarisce Barbara Mazzali, architetto della sovrintendenza per i beni ambientali e architettonici di Milano, competente per Como e provincia - Oggi il controllo del territorio è molto scarso». Aveva iniziato a spiegarlo Darko Pandakovic, architetto di Brunate, davanti alla lettera della turista americana che, con occhio puro, denunciava come orrendi i cantieri e le gru innalzate sui declivi che degradano verso il lago: «Ha ragione. Purtroppo, nel 1996 una legge urbanistica regionale ha demandato ai singoli comuni funzioni che prima spettavano alla sovrintendenza: i progetti sono oggi esaminati da esperti paesaggistici locali, sottoposti a forti pressioni». Barbara Mazzali conferma e precisa: la realtà è anche più grave. «È da quando le competenze ambientali sono state trasferite alle regioni, intorno alla metà degli anni Settanta, che noi non abbiamo quasi più voce in capitolo», puntualizza. Da quel giorno, a loro che prima lo Stato aveva voluto preporre alla tutela paesaggistica, è stato riconosciuto soltanto una sorta di potere di veto: «E senza entrare nel merito. Una volta che un progetto è stato autorizzato, viene inviato alla Sovrintendenza, che ha sessanta giorni di tempo per verificare se qualcosa non va. Non siamo tenuti a esprimere giudizi: possiamo solo annullarlo nel caso in cui la pratica sia incompleta, oppure presenti vizi di forma, dichiari il falso o sia in palese contrasto con il vincolo ambientale. Che però è così generico...». La situazione, già compromessa, è degenerata undici anni fa, con la legge della giunta Formigoni. «La figura dell'esperto paesaggistico è stata creata nella speranza che, delegando il compito all'ente locale, potesse essere fornito un parere più tecnico e consapevole. Così si è dato un potere enorme a Comuni di 500, 600 abitanti, dove tutti si conoscono e i favori si negano con maggiore difficoltà. L'esperto, poi, può anche essere contrario, ma se il sindaco dice di sì l'operazione edilizia si fa». Quante volte, ammette, avrebbe voluto bloccare un intervento deturpante, senza averne autorità. «E con i piani paesistici sarà anche peggio. Potremo dare solo un parere preliminare, non vincolante». Seppur circoscritta all'essenziale e forse nemmeno, adesso invece la Sovrintendenza ha ancora la forza di bocciare un progetto viziato. «Anche se poi si appellano al Tar: e i ricorsi li perdiamo quasi tutti». A volte, invece, a mettersi contro è il tempo. Riesce complicato vagliare con accuratezza tutte le pratiche: «Ce n'è una valanga, siamo oberati di lavoro. Io ne vedrò almeno tremila all'anno». La sensazione è che il numero di interventi edilizi, nel Comasco, sia in aumento. «Ho l'impressione che ultimamente siano cresciuti. Anche perché molti comuni hanno rifatto i piani regolatori: e li hanno rifatti malamente». Ci si rincuora quando si trova collaborazione, sia pur non dovuta. «Talvolta si riesce a parlare con il progettista, a ridurre un po' l'impatto. Ma altre parti del lago nemmeno sono soggette a vincolo: per loro non si può far nulla». Perché non ci sono solo le brutture di «Carate Urio o Lenno, paesi che hanno mostrato di avere poco scrupolo». C'è anche Lanzo d'Intelvi, per esempio, con le sue 400 nuove case: «Uno scempio. E non possiamo dir nulla». Ogni obiezione della Sovrintendenza, che altrove viene trascurata, lì non ha il diritto nemmeno di essere pronunciata.