Faranno bene i nostri governanti a non dimenticare queste tristi giornate, e non per la preoccupazione che l'alleanza di governo Berlusconi-Fini-Bossi vacilli, dopo le dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio sul voto agli immigrati ma, con singolare coincidenza, per la decisione, ormai definitiva, di restituire la Stele di Axum all'Etiopia, in perfetta contraddizione, non solo con il programma ma con lo spirito di almeno una componente della Casa delle Libertà (così come la ricordavamo) e con la considerazione reclamata dal Premier nei confronti di Mussolini, condivisibile almeno per le straordinarie opere pubbliche volute dal fascismo. Una di queste aveva già provveduto a smantellarla il precedente governo, appoggiando l'insensata impresa del sindaco Rutelli di costruire una nuova struttura, un vero e proprio museo, per l'Ara Pacis. Stiamo assistendo a un cupio dissolvi, di idee e di civiltà, e a uno scentramento del pensiero che non sembra più corrispondere all'alveo originario. È questo che spaventa nella nuova proposta, non priva di risvolti umani, civili e cristiani, di Gianfranco Fini sugli immigrati. Ma è evidente anche il livello di provocazione, lo sberleffo alla Lega, soprattutto per la intempestività della proposta rispetto all'agenda di governo. Un analogo sconcerto (...) (...) hanno provato, non solo a destra, tutti quanti hanno a cuore la salvaguardia e l'identità del nostro patrimonio artistico, a partire, rispetto ai beni archeologici di Roma, dal sovraintendente Adriano La Regina. Restituire agli etiopi l'obelisco di Axum è un atto sconsiderato e pavido, di falso ossequio a un generico terzomondismo, senza dire delle pericolose conseguenze di un intervento traumatico di smontaggio per il manufatto che era stato portato in Italia, non trafugato, per essere sistemato in modo definitivo, come è avvenuto. Occorrerà ribadire al governo che, nonostante le pretese e i trattati, non si può chiamare furto o rapina ciò che avveniva in Etiopia ai tempi dell'Impero, per una determinazione che investiva un territorio divenuto italiano, dal quale per ragioni, anche di sicurezza, oltre che di documentazione storica, si sia deciso di trasferire l'opera in un museo, o in un'altra sede. Aprire la strada a restituzioni come questa, oltre che insensato, è inopportuno, per la situazione di estrema povertà e di strisciante conflitto di quella zona dell'Etiopia ai confini con l'Eritrea, dopo la travagliata indipenden za di quest'ultima. Accondiscendere a questa pretesa non comporta soltanto un giudizio negativo dell'aspetto più vistosamente positivo del fascismo, nell'Italia e nelle colonie, le opere pubbliche, gli scavi, i parchi archeologici, i piani urbanistici, la legge di tutela voluta da Bottai, ma anche legittimare, in tutto il mondo, la richiesta di restituzione di opere appartenenti alle collezioni dei musei. Un orientamento giudicato nefasto dai direttori delle più grandi istituzioni, a partire dal British Museum di Londra, che patisce la continua rivendicazione da Atene dei marmi del Partenone. Tutto può essere rimesso in discussione. E anche dall'Italia all'Italia si potrebbero invocare risposte: per esempio Camerino, come indicavo per paradosso (ma comincio a pensare che diventerà realtà) potrebbe richiedere a Brera la Madonna della Candeletta di Crivelli, asportata dalla sede originaria della Cattedrale, per decisione napoleonica. Credo che la Stele di Axum, per la sua purezza formale, per altro modulare, come si vede negli esemplari rimasti in situ, contenga in sé una maledizione, e annunci calamità ancora lontane, ma inevitabili. Cercherei di sottrarmi a questo sortilegio, interrompendo la scellerata azione in corso. Non vorrei che questa decisione fosse ricordata come un momento di lutto per la civiltà italiana. Per questo confido nel vicepresidente del Consiglio, dopo il suo coraggioso intervento sui diritti degli immigrati (in fondo anche la stele era un immigrato regolariz zato, originaria d'Etiopia ma divenuta italiana). Mi auguro così che Fini, il quale nel Consiglio dei ministri fu l'unico a dichiararsi contrario al trasferimento della stele, con il concorde convincimento di Storace e di Moffa, e con la nuova autorità che gli viene dalla sua proposta liberale, richiami la maggioranza e l'opposizione al buon senso e al rispetto della storia, senza residui ideologici o nostalgici, e con un sentimento di giustizia storica. Non dovessimo un giorno rimpiangere i frammenti della stele affettata come un salame inviati in Etiopia per essere chiusi in un magazzino, disperando di rivederla eretta a testimonianza della impossibile sfida dell'uomo contro la morte.