Nella commissione VII del Senato(Istruzione e Beni culturali) sono all'esame in sede consultiva il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004 2006, la legge finanziaria 2004 ed il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, sulla manovra economica. Dalla seduta n. 234 del 7 ottobre: relazione del presidente, sen. Asciutti ... Con riferimento alle disposizioni che investono in particolare la competenza del Ministero per i beni e le attività culturali, il Presidente relatore illustra l'articolo 27, che impone la verifica dell'interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico dei beni mobili ed immobili attualmente individuati dall'articolo 2 del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, al fine dell'applicazione del regime di tutela ivi recato. Si prevede in particolare che tale verifica sia effettuata, d'ufficio o su impulso dei proprietari di detti beni, dalle sovrintendenze, sulla base di indirizzi formulati dal Ministero. Qualora non sia riconosciuto l'interesse culturale, i beni in questione saranno esclusi dall'applicabilità delle norme di tutela recate dal Testo unico. Se in particolare si tratta di beni demaniali, in mancanza di ulteriori ragioni di pubblico interesse, si prevede l'avvio del processo di sdemanializzazione, cosicché gli stessi possono essere successivamente alienati. Pur condividendo l'opportunità della verifica della sussistenza dell'interesse culturale, il Presidente relatore manifesta tuttavia qualche perplessità sulla previsione di un termine eccessivamente ridotto entro cui la soprintendenza regionale sia tenuta a concludere il procedimento. Si prevede infatti che entro il termine perentorio di trenta giorni la soprintendenza competente debba comunicare, sulla base di un'apposita istruttoria, il proprio parere circa la sussistenza dell'interesse culturale alla soprintendenza regionale, sulla base del quale quest'ultima è tenuta, a sua volta, ad adottare il provvedimento motivato, comunque entro sessanta giorni dall'avvio del procedimento. Al riguardo, occorre infatti tener presente, come è del resto emerso anche nell'ambito dei sopralluoghi che la Commissione ha condotto nel corso dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, che gli organici delle soprintendenze sono, soprattutto in alcune realtà, sottodimensionati. Anche in considerazione dell'ingente numero di immobili che, in sede di prima applicazione dell'articolo, saranno con ogni probabilità sottoposti alla valutazione delle soprintendenze, sarebbe opportuno prevedere una differente tempistica, che consenta alla soprintendenze di condurre un'adeguata istruttoria. Il Presidente relatore dà infine conto dell'articolo 32, che reca, fra l'altro, misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, conseguenti all'abusivismo edilizio. In particolare il comma 11 demanda al Ministero la definizione di un programma di interventi per il ripristino e la qualificazione delle aree e dei beni paesaggistici ed ambientali, tutelati dal citato Testo unico, per il finanziamento del quale sono stanziati 10 milioni di euro per l'anno 2004 e 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Si prevede altresì che i finanziamenti siano successivamente assegnati alle regioni, con decreto del Ministro, sentita la Conferenza unificata Stato-regioni, entro sessanta giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge, per l'esecuzione degli interventi programmati. Al riguardo, in considerazione dell'importanza di tale programma di interventi, che peraltro si aggiunge ad altri ugualmente rilevanti come quelli relativi alla messa in sicurezza del territorio nazionale e al sostegno alle politiche di riqualificazione urbanistica, egli rileva che le risorse stanziate appaiono sottodimensionate rispetto alle effettive esigenze del Paese. Si passa all'esame della Tabella 14 del disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria, sulle quali riferisce il senatore FAVARO (FI), il quale ricorda in primo luogo che il disegno di legge di approvazione del bilancio di previsione per il 2004 è stato presentato a legislazione vigente e l'impostazione dello stato di previsione del Ministero ne riproduce pertanto l'attuale organizzazione. Qualora, nelle more dell'approvazione definitiva della manovra finanziaria, entrasse in vigore il decreto legislativo di riforma del Ministero, occorrerà quindi modificarne conseguentemente la struttura. Egli si sofferma quindi sull'attuale articolazione dello stato di previsione del Ministero in dieci centri di responsabilità: uno per ciascuna delle otto direzioni generali, cui se ne aggiungono uno per il segretariato generale ed uno per il gabinetto e gli uffici di diretta collaborazione all'opera del Ministro. Il relatore precisa poi che il progetto di bilancio di previsione per l'anno finanziario 2004 ammonta, in termini di competenza, a 2.180.219.307,00 euro, che corrispondono allo 0,34 per cento delle risorse finanziarie iscritte nel disegno di legge di bilancio dello Stato. Esso registra peraltro una variazione in aumento pari a 64.046.006 euro rispetto al bilancio di previsione per il 2003. In particolare, le spese correnti sono aumentate di 40.866.274 euro, pari al 2,70 per cento. Risulta ridotta invece la voce relativa agli interventi (contributi ad enti pubblici e privati), passata da 562,939 milioni di euro nel 2003 a 526,406 milioni di euro nel 2004, in parte a causa della diminuzione delle risorse finanziarie del Fondo unico dello spettacolo (FUS) prevista dalla Tabella C del disegno di legge finanziaria 2004. Per quanto concerne le spese in conto capitale, esse sono passate da 590,875 milioni di euro a 613,325 milioni di euro, con un incremento di 22,45 milioni di euro, pari a circa il 3,80 per cento. La tabella di bilancio per il 2004 non tiene peraltro conto delle risorse previste dal disegno di legge in favore dei beni e attività culturali (atto Senato n. 2213-B), approvato di recente dalla Commissione in via definitiva ed ancora in corso di pubblicazione. Quanto alla ripartizione dello stanziamento complessivo, pari come si è detto a 2.180,219 milioni di euro, il relatore fa presente che esso va suddiviso in 1.551,975 milioni di euro per le spese correnti (71,18 per cento), di cui circa il 90 per cento a destinazione vincolata, e in 613,325 milioni di euro per spese in conto capitale (28,13 per cento), di cui circa il 50 per cento a destinazione vincolata, e infine in 14,919 milioni di euro per rimborso delle passività finanziarie (0,68 per cento). Più in dettaglio, rileva che, delle spese per il personale, il 15 per cento circa è relativo ai dipendenti addetti ai servizi amministrativi e il restante 85 per cento si riferisce, per il 40 per cento, ai dipendenti che svolgono funzioni tecniche, quali architetti, storici dell'arte, archeologi, bibliotecari, archivisti di Stato e restauratori, e per il 45 per cento ad attività di custodia. In merito, infine, allo stanziamento previsto per beni e servizi, rileva che il 25 per cento è destinato al funzionamento degli uffici in generale ed il restante 75 per cento è utilizzato per il funzionamento dei musei, delle aree archeologiche, dei complessi monumentali, delle biblioteche e degli archivi di Stato e degli altri istituti aperti al pubblico. Il relatore passa indi ad illustrare le connesse parti del disegno di legge finanziaria. In particolare, si sofferma sull'articolo 11, comma 8, che autorizza il Ministero per i beni e le attività culturali a prorogare fino al 31 dicembre 2004 i contratti di lavoro a tempo determinato del proprio personale in servizio rinnovando così ancora una volta il rapporto di lavoro del personale precario, senza risolvere però il problema della sua stabilizzazione. L'articolo 11 conferma inoltre, anche per quest'anno, il blocco del turn over nella pubblica amministrazione; tuttavia, a differenza dell'anno scorso, esso non prevede più una deroga a favore degli addetti a compiti di tutela dei beni culturali ed in tal senso il relatore suggerisce un'osservazione nel rapporto che la Commissione si accinge a redigere. ... Dopo aver accennato allo stralcio, disposto dall'Assemblea il 3 ottobre scorso, dell'articolo 21 del disegno di legge finanziaria, istitutivo del Collegio d'Italia, il relatore passa ad illustrare le tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, dando anzitutto conto degli stanziamenti disposti dalle tabelle A (relativa alle spese di parte corrente) e B (relativa alle spese in conto capitale). Ribadisce poi la sua contrarietà alla riduzione del Fondo unico per lo spettacolo (FUS), disposta dalla tabella C, che rischia di mettere in difficoltà attività consolidate. La tabella E reca inoltre, per le parti di competenza, il definanziamento del Museo dello sport italiano, che la Commissione aveva invece varato con un consenso trasversale all'inizio della legislatura. La tabella F reca infine mutui agevolati per l'editoria libraria e i finanziamenti disposti per Genova capitale europea della cultura 2004. Il relatore conclude la propria esposizione proponendo l'espressione di un rapporto favorevole con l'esplicita menzione di osservazioni critiche relative all'ennesima proroga per il personale precario (cui occorrerebbe invece garantire un inquadramento definitivo), all'assenza di una possibilità di deroga al blocco delle assunzioni per il personale addetto a compiti di tutela e alla riduzione del FUS. Nella seduta n. 237 del 9 ottobre "La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni. ... 4. Con riferimento all'articolo 27, recante norme per la verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico, si esprimono perplessità in ordine alla tempistica soprattutto con riferimento alla fase di prima applicazione. L'articolo prevede infatti che l'Amministrazione dei beni culturali compia una verifica circa la sussistenza dell'interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico del patrimonio immobiliare pubblico, al fine di rendere liberamente alienabili i beni per cui tale interesse non sussista. Tuttavia, i tempi assegnati per ciascuna fase del procedimento (emanazione del decreto ministeriale recante i criteri per la redazione degli elenchi da parte dell'Agenzia del demanio e la redazione delle schede descrittive di ciascun bene; trasmissione degli elenchi e delle schede dalle rispettive filiali dell'Agenzia del demanio alle soprintendenze regionali; istruttoria delle soprintendenze competenti per settore; completamento del procedimento da parte delle soprintendenze regionali) appaiono, quanto meno in prima applicazione, eccessivamente ristretti. Se ne auspica pertanto una rettifica". Nella seduta 238 del 9 ottobre, alla presenza del sottosegretario per i beni e le attività culturali Bono è ripresala discussione generale sulla Tabella 14 del disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria. La senatrice ACCIARINI (DS-U) lamenta anzitutto la mancanza di un approfondito dibattito sul decreto-legge n. 269, che reca riferimenti gravi e significativi sul Ministero per i beni e le attività culturali. Ritiene in particolare che la disgiunzione dell'esame del disegno di legge n. 2518, recante la conversione del decreto-legge stesso, al fine di concluderne l'esame nella seduta antimeridiana, non consente ora una discussione completa ed organica su tutti i profili della manovra che afferiscono ai beni culturali. Rinnovando il suo giudizio critico sullo strumento del decreto-legge, coglie quindi l'occasione per invitare il Governo ad adottare iniziative che si inseriscano in una visione complessiva. Ella sottolinea indi che i beni culturali rappresentano una risorsa importante, soprattutto dal punto di vista civile e culturale e non solo, come traspare dalle intenzioni del Governo, dal punto di vista economico. Oltretutto, pur riconoscendo che la gestione del patrimonio culturale debba avvenire nel rispetto dei criteri di efficienza ed in modo da garantire un ritorno economico indiretto a favore dell'indotto, ella critica la volontà dell'Esecutivo di puntare esclusivamente a conseguire risultati economici diretti. Al riguardo, esprime la sua contrarietà alla previsione recata dall'articolo 27 del decreto-legge che, subordinatamente all'accertamento della mancanza dell'interesse culturale dei beni demaniali dello Stato, impone l'avvio del processo di sdemanializzazione, al fine della loro successiva alienazione. Ella critica altresì l'incongrua tempistica prevista per tale verifica, attesa in particolare la carenza di organico in cui versano le sovrintendenze, che rappresenta un'ulteriore conferma che l'unico obiettivo del Governo è quello di alienare con la massima rapidità i beni culturali, anche a costo di svenderli, per rimpinguare le casse dell'erario e finanziare le opere pubbliche, che non sarebbero altrimenti finanziabili. Oltretutto ella giudica inaccettabile la previsione secondo cui, con riferimento ai beni culturali di proprietà degli enti locali, spetterebbe a questi ultimi richiedere la valutazione dell'interesse culturale. Resta peraltro incerto il destino di quei beni per i quali la verifica non venga compiuta. Ella deplora conclusivamente la mancanza di una vera e propria politica governativa ispirata alla valorizzazione del patrimonio culturale. Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U) rileva che la percentuale degli stanziamenti destinati al Ministero per i beni e le attività culturali è pari ad appena lo 0,33 per cento del bilancio dello Stato. Si tratta indubbiamente di una cifra assai modesta tanto più in considerazione degli obiettivi che il Ministero invece si prefigge. Rispetto al bilancio assestato per il 2003, l'incremento è del resto pari ad appena 32,9 milioni di euro di cui 21,5 di parte corrente e i restanti in conto capitale, segnando così una netta sproporzione rispetto al percorso che il Governo dichiara di voler percorrere. Tale scarsezza di fondi pubblici induce peraltro a ritenere che gli ambiziosi propositi del Governo dovranno basarsi essenzialmente sull'outsourcing dei servizi connessi ai beni culturali. Non va tuttavia dimenticato che una parte notevole dei beni culturali nazionali non reggerebbe ad un sensibile incremento dei visitatori e che le maggiori risorse così conseguite andrebbero comunque a beneficio dei gestori privati. Egli critica pertanto la sopravalutazione finanziaria della gestione privata sottesa ai documenti di bilancio e rinnova il suo giudizio critico sul prefigurato ricorso in forma massiccia all'outsourcing. Ricorda poi che l'istituzione del nuovo Ministero per i beni e le attività culturali nel 1998, con l'accorpamento delle funzioni relative alla promozione delle attività culturali, non ne ha modificato la caratteristica intrinseca di ministero di servizio al Paese. Pur potendo senz'altro raccogliere risorse anche da fonti private al fine di ridurre l'incidenza della spesa, esso deve quindi mantenere chiara la gratuità di fondo del servizio reso ai cittadini. In quest'ottica, risultano assolutamente non condivisibili le ipotesi previste di condono e sdemanializzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Egli giudica altresì errata la prospettiva di una gestione dinamica dei beni e delle attività culturali al fine dello sviluppo delle attività produttive sul territorio. E' ben vero che gli investimenti in cultura possono generare occupazione e servizi indotti, ma il circolo virtuoso consiste a suo giudizio esattamente nel contrario. Quanto alle Tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, egli deplora la riduzione dello stanziamento assicurato al Fondo unico per lo spettacolo (FUS) e dichiara di non condividere il maggior finanziamento del cinema rispetto ad altre attività di spettacolo. Passando al finanziamento degli archivi, ritiene insufficienti le risorse assegnate, soprattutto nell'ottica di un rilancio del settore connesso alla promozione del libro e delle biblioteche. Conclude sostenendo che il suggerimento di utilizzare i beni culturali per ottenere risorse aggiuntive contraddice non solo le linee programmatiche dello stesso Governo, ma anche lo spirito delle autonomie locali che, pur auspicando senz'altro un rafforzamento dei flussi turistici, non giungerebbero mai ad una svendita del proprio patrimonio. Dichiara pertanto fin d'ora la propria contrarietà ai documenti in titolo. Il senatore D'ANDREA (Mar-DL-U) osserva che il ricorso ad una procedura tanto anomala quale la decretazione di urgenza per l'elaborazione di una parte consistente della manovra finanziaria finisce per spostare l'attenzione dai documenti tradizionali al decreto-legge che, nella materia oggetto di esame, contiene infatti due norme su cui si è sviluppata una vivace polemica: l'alienazione del patrimonio immobiliare pubblico e il condono edilizio. L'esame della Tabella 14 e delle connesse parti del disegno di legge finanziaria non può pertanto prescindere da tali significativi tasselli, anche se la Commissione ha già reso nella seduta antimeridiana il proprio parere sul decreto-legge. Da una lettura complessiva della manovra finanziaria emerge del resto con chiarezza il carattere marginale che il Governo assegna alle politiche di valorizzazione dei beni culturali. La prevista alienazione dei beni di pregio di proprietà pubblica e la mancata esclusione dal condono non solo dei beni di valore storico artistico ma anche del loro contesto, al di là dell'area di rispetto, fa infatti saltare ogni regola di convivenza civile e dà al Paese un preoccupante segnale di disinteresse nei confronti della tutela. E' pur vero che, rispetto alla versione originaria diffusa dalla stampa, l'articolazione del condono inserita nel decreto-legge rappresenta un timido miglioramento. Resta tuttavia inaccettabile ogni alterazione dello sviluppo urbano e rurale che comporti una trasformazione del paesaggio e dei luoghi dell'identità. In tal senso, risulta assai deplorevole che il Ministero dell'ambiente abbia ricevuto più garanzie di quante non ne abbiano conseguite i Beni culturali. Quanto poi alla prevista alienabilità dei beni per i quali l'Amministrazione abbia verificato che non sussiste più l'interesse culturale, egli osserva che l'attuale regime di tutela si inserisce in un contesto estraneo alla alienabilità. Non a caso, la catalogazione attualmente prevista afferisce alle caratteristiche intrinseche del bene, indipendentemente dai giudizi personali, inevitabilmente soggetti a mutamenti nel tempo. Assai grave è inoltre che detto regime si applichi anche al patrimonio degli enti locali ma solo su loro richiesta. Egli si sofferma indi sull'intreccio delle norme recate dal decreto-legge n. 269 con la Società Patrimonio s.p.a., a sua volta istituita con un decreto-legge che non fu possibile modificare avendo la maggioranza invocato il diritto a non far decadere un provvedimento d'urgenza. Al riguardo prende peraltro atto che le assicurazioni a suo tempo date dal Presidente del Consiglio in ordine alla successiva attività amministrativa del Governo non hanno avuto a tutt'oggi alcun riscontro. Nel riconoscere che il relatore Favaro ha evidenziato le debolezze della manovra (con particolare riferimento alla riduzione dei fondi stanziati in favore del FUS, al definanziamento del museo dello sport, al decremento dei fondi per investimenti e alla riforma del rapporto fra Coni e credito sportivo, su cui sollecita del resto un chiarimento), lamenta poi che, ad un anno di distanza dall'approvazione dell'ultima legge finanziaria, la riserva del 3 per cento delle spese per infrastrutture in favore dei beni culturali non sia ancora divenuta operativa e chiede conseguentemente conto dei ritardi che hanno finora impedito la piena applicazione della norma. Manifesta altresì sconcerto per l'ennesima proroga del personale precario del Ministero, che disattende ancora una volta gli impegni assunti per la definitiva immissione in ruolo. Conclude auspicando che, approfittando fra l'altro del rientro degli Stati Uniti nella sede dell'Unesco, l'Italia riesca a rivendicare un ruolo più attivo anche sul piano formale nella tutela dei beni culturali del Mediterraneo. La senatrice Vittoria FRANCO (DS-U) si sofferma su alcune problematiche specifiche su cui si augura di ottenere risposte concrete dal Governo. In primo luogo, deplora la riduzione del FUS giudicando l'aumento delle risorse stanziate in favore del cinema insufficiente a compensare la riduzione di quelle a favore dello spettacolo dal vivo. Tali scelte, sommate al tasso di inflazione, impoveriscono infatti un settore di grande rilievo a livello nazionale. Nell'associarsi indi al giudizio negativo sull'ennesima proroga concessa al personale precario del Ministero, che sarebbe stato preferibile inquadrare definitivamente in ruolo, lamenta poi la riduzione dei fondi destinati agli istituti culturali, che depaupera un tessuto culturale molto ricco e peculiare nel nostro Paese. Sollecita altresì una maggiore attenzione per gli archivi e sottolinea la gravità della persistente carenza di personale nelle soprintendenze che il blocco delle assunzioni non fa che aggravare. Il presidente ASCIUTTI , preso atto che nessun altro chiede di intervenire, dichiara chiuso il dibattito sulla Tabella 14 del disegno di legge di bilancio, recante lo stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali, e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria. Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.