Sette associazioni scrivono a Rutelli VENEZIA II sindaco e la soprintendente chiedono aiuto al Governo per spostare i banchetti del grano e "affamare" così l'eccessiva popolazione di colombi a San Marco e sette associazioni animaliste replicano scrivendo al ministro Rutelli. «Ma quali colombi! La colpa del degrado progressivo e inesorabile dei monumenti veneziani è principalmente dovuto all'inquinamento provocato dalle grandi navi». Le associazioni animaliste passano al contrattacco e accusano il sindaco di essere, con le sue ordinanze, la causa prima del sovraffollamento di colombi in piazza San Marco e la Soprintendenza di portare avanti una tesi eccessivamente allarmistica, quella dei colombi "distruttori" dei monumenti e della città. Queste accuse sono state innate via posta al vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli, lo stesso al quale il sindaco Massimo Cacciari consegnerà il dossier sui danni provocati dai colombi raccolto dal Comune e dalla Soprintendente Renata Codello. L'ascia di guerra è stata dissotterrata da sette associazioni, alle quali se ne aggiunge un'altra da Firenze, le cui conclusioni sono più o meno le stesse. Come è noto, il Comune sta cercando da anni di allontanare dalla piazza i venditori di grano per colombi, 18 in tutto, le cui licenze sono però ben lontane dalla scadenza. Dopo decenni di trattative e l'intervento dello Stato (il decreto Ronchey) che ha ridotto i banchetti al numero attuale, il sindaco e l'assessore al Commercio Giuseppe Bortolussi hanno proposto ai titolari di trasformare le loro attività in vendita di souvenir veneziani in altre zone, pur appetìbili, della città. Undici su diciotto, malgrado l'assenso di tutti ì sindacati, hanno però risposto picche e così il sindaco sta cercando di chiudere la partita ricorrendo nuovamente allo Stato, Come? Chiedendo un decreto ministeriale che permetta di sloggiare i banchetti in nome della conservazione del patrimonio artistico. Per le associazioni animaliste, invece, il "peccato originale" sta tutto nell'ordinanza del 1998 (tuttora vigente) con cui il sindaco vietò di nutrire i colombi in tutte le zone della citte che non fossero piazza San Marco e nella contestuale decisione di abbattere un certo numero di piccioni ogni anno, I loro numeri parlano di circa 25mila l'anno con un costo di circa 700mila euro dal 1998 ad oggi. «La strada da percorrere è scrivono lipu, Avi, Enpa, Lav, Lac, Animali in città e Dingo - quella di un piano integrato e concordato-, revoca dell'ordinanza comunale del 1998, somministrazione di grano antifecondativo in tutta la città, sistemi eco-compatibili di allontanamento, effettivo controllo dei siti di nidificazione, diminuzione della presenza dei venditori di grano (intanto quelli che hanno accettato la proposta del Comune) e altri interventi non cruenti. Essendo comunque la presenza dei piccioni un problema comune a molte città, proponiamo di promuovere un convegno nazionale in cui si affrontino e si confrontino i vari problemi e le varie esperienze in materia». Infine, gli animalisti tornano sulia questione delle grandi navi, sulla quale altre associazioni e comitati in città si stanno muovendo per limitarne la presenza e i passaggi in Bacino. Ci risulta che la causa prima - conclude la lettera a Rutelli - della grave perdita di immagine di numerose statue e dello sfarinamento della pietra è la solfatazione, provocata dall'inquinamento atmosferico causato in gran parte a Venezia (come afferma anche un recente studio) dal passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, pericolose anche di per sé, come più volte denunciato dai vari comitati e anche dall'allora soprintendente Giorgio Rossini». Lo stesso che la mattina del 12 maggio 2004 trovò la nave tedesca "Mona Lisa" arenata di fronte a palazzo Ducale.