Nelle ultiine 72 ore la Grecia devastata da 220 focolai. A Kolyri le autorità hanno dato l'allanne con le campane delle chiese. 11 panico: «Stiamo per bruciare vivi» I pompieri sono riusciti a spegnere le fiamme a pochi metri dalla città antica. Decisivo il sistema antincendio delle ultime Olimpiadi I pompieri sono riusciti a spegnere le fiamme a una manciata di metri dall'ingresso del museo: l'antica Olimpia è salva. Ma tutt'intomo solo cenere, devastazione, morte; come in molte località del Peloponneso, come sull'isola di Evia, come alle porte di Atene. Migliaia di persone sono bloccate in piccoli villaggi assediati dal fuoco. Il bilancio ufficiale è di 60 morti, ma le autorità temono che sia destinato ad aumentare rapidamente. Il governo ha messo una taglia sui piromani, con una ricompensa che può arrivare fino a un milione di euro per chi fornisce informazioni utili a identificarli. Dunque Olimpia, culla dei Giochi Olimpici, non è stata distrutta dalle fiamme, ma a un prezzo altissimo: per salvare il sito archeologico, decretato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, sono stati trascurati diversi paesi circostanti, da dove sono partiti drammatici Sos: «Qui stiamo per bruciare tutti vivi» ha urlato in lacrime una donna di Lambeti, raggiunta al telefono da una tv locale. A Kolyri le autorità hanno fatto suonare le campane delle chiese per convincere gli abitanti a fuggire al più presto. Ma molti sono rimasti, nel tentativo di salvare le proprie case con secchiate e canne da giardino. Gesti disperati, quanto vani: le poche riserve d'acqua sono finite rapidamente. «Siamo nelle mani di Dio - ha dichiarato ai giornalisti un uomo -. Cerchiamo di spegnere i focolai con le mani. Nessuno ci aiuta. Se continua così Kolyri sparirà dalle cartine». Dal paesi-no di Oinoi un appello disperato: «Dove sono i pompieri? Perché nessuno ci aiuta?» La stessa Olimpia, nella parte moderna, ha subito ingenti danni. Alcune villette sono andate distrutte, i boschi circostanti sono in cenere, mentre un albergo è stato evacuato in extremis. Ci sono voluti sei aerei, due elicotteri, 45 pompieri e una quindicina di autobotti per vincere un battaglia che a un certo punto sembrava persa. «11 fuoco ha raggiunto la collina che sovrasta l'antica Olimpia ma è stato bloccato proprio prima che penetrasse all'interno del sito archeologico», ha detto mi portavoce dei pompieri, mentre il segretario generale del ministero della Cultura, Christos Zaho-poulos, ha dichiarato che «il nuovo museo archeologico non ha subito danni, perché i sistemi anti-incendio hanno funzionato». E perché così hanno voluto gli Dei: l'antica Olimpia è salva grazie alle moderne Olimpiadi; fino a tre anni, fa infatti, quei sistemi non esistevano. Sono stati installati proprio in occasione dei Giochi di Atene del 2004. I media locali riferiscono che questo è il quarto peggior incendio nel mondo dal 1971. E governo si è fatto cogliere impreparato, nonostante nelle scorse settimane si fossero verifìcati altri tre roghi di grandi dimensioni che avevano provocato una decina di morti. Il primo ministro Ka-ramanlis è stato costretto ad accettare gli aiuti proposti da molti Paesi, tra i quali, innanzitutto, Francia (che ha inviato due Ca-nadair) e Italia (che ne ha mandato uno). Molti altri mezzi stanno arrivando da Germania, Ser-bia, persino Islanda e Norvegia. Stamane saranno operativi 14 aerei eli elicotteri stranieri. Non ci sono italiani tra i feriti, ma decine di migliaia di turisti sono in fuga, soprattutto dall'isola di Evia, con ogni mezzo: auto, camion, barche. I traghetti sono strapieni. Molte famiglie greche sono partite senza nemmeno una valigia. Per tutti la meta è Atene, dove peraltro la situazione è critica. Ieri all'alba l'Acropoli era ricoperta di cenere. La temperatura di 46 gradi e i venti che fino a domenica mattina sono stati fortìssimi hanno favorito la propagazione delle fiamme. Nelle ultime 72 ore sono stati contati 220 focolai in diverse parti del Paese. Alcune colonne di fumo sono così alte da poter essere fotografate dai satelliti. Sono almeno mille le case distrutte, oltre a migliaia di ettari di campi coltivati e di foreste. Un disastro che circa novemila pompieri con l'aiuto di 500 soldati non sono riusciti a scongiurare. Nel caos si diffondono notizie drammatiche che restano senza seguito. La tv privata Antenna ha annunciato che circa mille persone del villaggio di Andri-stena, nel Peloponneso si sono rifugiate nella piazza centrale del Paese per tentare di sfuggire al fuoco che ha circondato l'abitato. Le fiamme hanno lambito le città di Pyrgos e di Megalopoli, arrivando a minacciare anche la periferia di Kalamata, una cittadina di 40.000 abitanti sulla costa occidentale. Ad appiccare le fiamme spesso sono stati i piromani. Alcuni cittadini hanno filmato due sconosciuti mentre davano fuoco a dei cespugli sul monte lmettus, che sovrasta la capitale. A Kava-la sono stati fermati due giovani, mentre ad Aeropolis, nel sud della Grecia, è stato arrestato un 65enne. I giudici lo hanno incriminato per incendio doloso e omicidio: lì sei persone sono arse vive.
Olimpia sconfigge il fuoco, ma i morti ora sono 60
Nelle ultime 72 ore la Grecia è stata devastata da 220 focolai di incendio. A Kolyri, una città nel Peloponneso, le autorità hanno dato l'allarme con le campane delle chiese per convincere gli abitanti a fuggire. I pompieri sono riusciti a spegnere le fiamme a pochi metri dalla città antica, grazie al sistema antincendio installato per le Olimpiadi del 2004. L'antica Olimpia è stata salvata, ma molti altri paesi circostanti sono stati devastati. Il governo greco ha messo una taglia sui piromani, con una ricompensa fino a un milione di euro.
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