QUATTRO anni fa, quando diventò presidente della Triennale, la sua nomina spaccò la città. Aveva lavorato per Berlusconi alla Fininvest. Il suo curriculum era eccentrico. Era stato scelto dal sindaco Albertini e dal ministro Urbani. Perciò piaceva ai politici di centrodestra. Perciò era detestato dagli intellettuali di (centro) sinistra. Oggi, dopo aver rianimato una Triennale in coma, Davide Rampello ha conquistato un consenso (quasi) ecumenico. Tant'è che il ministro Rutelli e il sindaco Moratti stanno pensando di cambiare lo statuto della Triennale apposta per lui. La sua presidenza scade nel 2008. Col nuovo statuto, resterebbe altri quattro anni. E potrebbe così portare a termine il nuovo progetto appena affidatogli: il museo d'arte contemporanea nell'area della vecchia Fiera. UN MUSEO importante, che Milano attende da decenni. L'assessore alla cultura Salvatore Carrubba lo aveva immaginato negli ex gasometri Aem alla Bovisa. Ma i costi proibitivi della bonifica ne hanno impedito la realizzazione. Né i suoi successori, prima Zecchi e ora Sgarbi, hanno indicato una sede alternativa. Intanto, Citylife ha vinto la gara per la ricostruzione della vecchia Fiera. Dove ha previsto, accanto ai tre discussi grattacieli, anche un edificio, disegnato dall'archistar Daniel Libeskind, destinato a colmare un'altra storica lacuna della geografia culturale milanese - il Museo del Design. Ma gli uffici comunali e i costruttori evidentemente non si parlano. Avrebbero dovuto sapere che Rampello aveva deciso di aprirlo lui un Museo del Design, proprio alla Triennale: i lavori procedono svelti, sarà inaugurato a dicembre con l'allestimento dì Italo Rota e Peter Greenaway. L'edificio di Libeskind sembrava dunque destinato a rimanere una scatola vuota. È a questo punto che il sindaco Moratti ha deciso di destinarlo all'arte contemporanea. E ha affidato la regia dell'operazione a.Rampello. Che ha già incontrato libeskind un paio di volte, per discutere con l'architetto come adeguare lo spazio alle nuove funzioni previste. Sarà un percorso lungo. Rifatto il progetto architettonico, bisognerà riempirlo di contenuti. Scegliere uno staff di specialisti all'altezza del compito: critici, curatori, galleristi, collezionisti. Decidere quali e quante opere esporre, e come. Per inaugurare il nuovo museo - che si chiamerà Triennale Contemporanea - ci vorranno, insomma, alcuni anni. Soìo che Rampello nel 2008 dovrebbe lasciare. Lo statuto della Fondazione Triennale è chiaro: i consiglieri, tra cui viene scelto il presidente (indicato dal sindaco di Milano, insediato dal ministro dei Beni culturali), possono durare in carica al massimo otto anni (quattro più quattro). Rampello fu nominato consigliere nel 2000, per diventare presidente, tra mille polemiche, nel 2003. Il suo tempo, dunque, è quasi scaduto. Ma l'accordo bipartisan tra Rutelli e Moratti probabilmente gli consentirà di restare. Per lui, ieri critìcatissimo da molti, oggi adulato dai più, sarebbe una bella rivincita. Per gli irriducibili diffidenti, che ne contestano il crescente potere in città (Rampello vuole riprendersi il Teatro dell'Arte, e ha lavorato anche al festival musicale MiTo), una nuova occasione di polemica.
Triennale. Voglia di un accordo bipartisan
Davide Rampello è stato nominato presidente della Triennale nel 2003, dopo aver lavorato per Berlusconi alla Fininvest. La sua nomina fu controversa e scatenò polemiche tra gli intellettuali di sinistra. Tuttavia, dopo aver rianimato la Triennale, Rampello ha conquistato un consenso ecumenico e il ministro Rutelli e il sindaco Moratti stanno pensando di cambiare lo statuto della Triennale per farlo rimanere in carica. Il suo mandato scade nel 2008, ma con un nuovo statuto potrebbe rimanere fino al 2012. Rampello ha deciso di aprire un museo d'arte contemporanea all'interno della Triennale, che sarà inaugurato a dicembre con l'allestimento di Italo Rota e Peter Greenaway.
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