Salva in extremis la città dei Giochi. Distrutti interi villaggi Polemiche sui soccorsi Lipotesi del complotto contro il paese e il governo Aiuti in arrivo da mezza Europa Decine di paesi evacuati, 61 vittime, 70 mila ettari di bosco cancellati -------------------------------------------------------------------------------- «Aiutateci, sta bruciando il museo!» urla al telefono Charalabos Kafiras, prefetto dellElide, prima di scoppiare a piangere. Alle sei del pomeriggio, soltanto una ventina di custodi combattono le fiamme per salvare le preziose statue dellantica Olimpia. Non hanno idranti, e poca acqua. In giro non si vede un pompiere. Finalmente, con inspiegabile ritardo, arrivano un paio di elicotteri, i vigili del fuoco, i camion cisterna. Sono le sette e mezzo quando il primo canadair comincia a sorvolare la città. Eppure, già da due di giorni si temeva che gli incendi raggiungessero le rovine del tempio di Zeus. Ieri, dopo aver lambito lo stadio olimpico, le fiamme hanno aggredito il Museo archeologico. Pochi uomini coraggiosi e impreparati hanno evitato il peggio. Ancora una prova, ha subito dichiarato il leader del Pasok Georgios Papandreu, della mancanza di coordinazione, dellincuria e «della criminale negligenza del governo di Karamanlis». Il quale aveva rassicurato i greci dicendo loro che la culla dei Giochi delletà classica era al sicuro, poiché protetta da un cordone di centinaia di volontari. In mattinata, il vento soffia con meno violenza che nei giorni scorsi. È la prima buona notizia che trasmettono le televisioni da quando arde il Peloponneso. Ma la sua forza non è calata abbastanza per evitare levacuazione dei villaggi in prossimità di Olimpia. Anche stavolta con colpevole ritardo. Lambati, per esempio, è improvvisamente inghiottito da un fronte di fuoco lungo trenta chilometri. Gli abitanti sono costretti alla fuga, senza laiuto di nessuno. Le campane della chiesetta suonano a stormo, mentre donne e bambini escono dalle case e corrono verso lunico varco senza fiamme. Hanno bottiglie dacqua in mano, molte madri sono in ciabatte. Neanche qui cè un solo pompiere. A coloro che si attardano nel disperato tentativo di spegnere le fiamme con delle frasche, un uomo grida: «Scappiamo o moriremo tutti». In dieci minuti, Lambati si svuota, prima che il rogo lo divori. Ancora drammatica è invece la situazione a Figalia e Fraskomilia, sulla costa ionica del Peloponneso, vicino a Zacharo. In queste due cittadine circa duemila persone sono prigioniere degli incendi. I vecchi pregano in chiesa. Gli uomini si sono raggruppati nel piazza principale, con un fazzoletto bagnato sul viso per proteggersi dal fumo denso. Le autorità decidono di inviare un super-Puma per portarli in salvo. Ma la visibilità è così scarsa che lelicottero fatica ad atterrare. Intanto la collera contro il governo cresce di ora in ora. «Qui lo Stato è inesistente», senti ripetere ovunque. Ieri, molte strade sono state riaperte, anche per consentire ai turisti di rientrare verso Patrasso, Corinto e Atene. Raccapricciante è il paesaggio nel centro della penisola, tra Megalopolis e Tripoli, dove dopo aver devastato ogni cosa il fuoco e stato finalmente domato. Per decine di chilometri incontri solo villaggi distrutti, coltivazioni bruciate, boschi andati in fumo. Un deserto calcinato di cenere dove i rami anneriti degli alberi sembrano imprecare al cielo. Intanto, con il ritrovamento di quattro corpi carbonizzati, il bilancio dei roghi che da venerdì scorso infiammano la penisola è salito a 61 morti. Ma si teme che possa ancora aumentare, quando i soccorritori saranno in grado di arrivare nei villaggi abbandonati ed entrare nelle case. Durante gli incendi molte persone si sono barricate nelle loro abitazioni e potrebbero essere morte asfissiate. Gli aiuti stanno arrivando da numerosi paesi, soprattutto da Francia, Italia, Portogallo, Cipro, Germania e Russia. Tuttavia dalle immagini delle televisioni greche si capisce che la catastrofe e ancora atto. Nel Peloponneso, dove soltanto ieri sono stati sgomberati una quarantina di villaggi, si contano circa cinquanta incendi indomati, che bruciano su fronti molto ampi. Ci sono roghi anche nei pressi del porto di Kalamata, vicino a Sparta, nel sud della penisola, e nella zona di Corinto. Numerosi focolai sono divampati anche su Eubea, la seconda isola greca per estensione, a nord di Atene, dove sono state ecavuate numerose località balneari. Secondo stime non ufficiali, negli ultimi tre giorni sono andati distrutti settantamila ettari di boschi e centinaia di case. Pur tenendo conto del caldo torrido e del vento impietoso, rimane tuttavia il mistero sullorigine degli incendi. Sabato il premier Karamanlis aveva puntato il dito contro «elementi che vogliono destabilizzare lo Stato», minacciandoli di punizioni severissime. E, ieri, il ministero dellInterno ha messo una taglia di un milione di euro sui piromani. Il sindaco di Atene, Nikitas Kaklamanis, esponente di spicco del partito di centrodestra che da quattro anni governa il paese, ha spiegato «che è impossibile che un così gran numero di incendi siano divampati tutti assieme». Ieri mattina, leditoriale del quotidiano filogovernativo "Apogevmatini" insisteva sullipotesi di un complotto contro la Grecia, parlando di «un piano nemico destinato a screditare Karamanlis in vista delle elezioni legislative che si terranno il prossimo 16 settembre». Altri hanno farneticato sulloperato doloso dei turchi per penalizzare lindustria del turismo nel Peloponneso, che questanno avrebbe raddoppiato i suoi proventi. Tutte fandonie, hanno replicato i socialisti del Pasok, per i quali lunico responsabile del disastro in corso è lincompetenza delle autorità. «Indossano i panni delle vittime e parlano di complotto solo per mascherare le loro gravi responsabilità», ci dice il portavoce del principale partito dopposizione, Yannis Ragussis. «La realtà è che chi ci governa ha trasformato la Grecia in uno Stato senza difese». Ieri, la polizia ha fermato due uomini che avevano appiccato diversi focolai: sono speculatori edilizi che avrebbero approfittato degli incendi per lottizzare quello che fino a due giorni fa era uno splendido bosco di platani.