La Grecia resta nella morsa delle fiamme: sale a 61 il bilancio delle vittime Danni enormi nel Peloponneso Bruciate mille case, taglia fino a un milione sui piromani -------------------------------------------------------------------------------- ATENE. C'è mancato poco ieri che i roghi che da tre giorni stanno devastando la penisola greca del Peloponneso riducessero in cenere anche Olimpia, l'antica città dove nacquero i Giochi olimpici e simbolo mondiale del binomio sport uguale pace. Intanto, con il ritrovamento di altri cinque cadaveri sull'isola di Evia, a nord-est di Atene, il bilancio delle vittime è salito a 61. Per Olimpia il rischio più grosso c'è stato verso le 16 locali (le 15 in Italia) quando le fiamme hanno cominciato a lambire l'area del sito archeologico, immerso in un parco ricco di folta vegetazione, mettendo in pericolo l'antico stadio e il museo archeologico. Sul posto si sono concentrati gli sforzi disperati di una trentina di pompieri e tanti volontari appoggiati da un elicottero e un aereo antincendio. E' stato così che, intorno alle 18, una fonte del ministero della Cultura ha annunciato che Olimpia «si era salvata». Intanto il governo greco ha messo una taglia fino a un milione di euro sugli incendiari: la ricompensa andrà a chi fornirà informazioni utili per identificare i responsabili dei roghi. Le fiamme, nonostante l'intensità dei venti sia diminuita, hanno proseguito il loro percorso di distruzione sia nelle vallate e sui monti del Peloponneso, nel sud, sia nella lussureggiante parte settentrionale di Evia dove continua l'evacuazione di parecchi villaggi nella parte nord più colpiti dai roghi. I danni sinora provocati dagli incendi sono incalcolabili. Al momento si ritiene che siano bruciate almeno un migliaio di case oltre a migliaia di ettari di campi coltivati a grano, uliveti e piantagioni di alberi da frutta, foreste di pini, abeti e platani. Le fiamme sono avanzate ieri fino a Megalopoli, nel centro del Peloponneso, e sono arrivate a minacciare anche la periferia di Kalamata, una cittadina di 40.000 abitanti sulla costa occidentale. Ma tanti altri piccoli villaggi sparsi nell'area montagnosa del Peloponneso non hanno potuto ricevere aiuti tempestivi e molte case sono state ridotte in cenere. Sono frattanto cominciati ad arrivare gli aiuti dell'Unione europea per dare manforte ai pompieri locali: un Canadair italiano è stato operativo sulla costa a sud della capitale in appoggio ad una sessantina di vigili del fuoco francesi e circa 30 mandati da Cipro, mentre il ministro degli Esteri, Dora Bakoyannis, ha annunciato che anche gli Usa e la Russia invieranno presto aiuti per far fronte all'emergenza incendi. Da fonti consolari italiane si è intanto appreso che i connazionali in questi giorni nel Peloponneso (qualche migliaio secondo rappresentanti di agenzie turistiche) stanno bene e che sono in attesa di informazioni da parte della Protezione civile greca circa la situazione della viabilità nel Peloponneso in modo da poter riprendere al più presto il viaggio dopo la riapertura al traffico delle strade. Sul fronte politico c'è da registrare l'assicurazione che le elezioni anticipate fissate per il prossimo 16 settembre si terranno regolarmente e non verranno rinviate nonostante la tragedia che ha colpito il paese. Lo si è appreso da esperti costituzionalisti greci, secondo i quali, proprio in base alla Costituzione, una volta che la data delle elezioni è stata fissata, essa non può essere modificata per alcuna ragione se non in caso di dichiarazione di guerra. Intanto vanno molto meglio le cose per la famiglia fiorentina rimasta coinvolta nell'emergenza incendi in Grecia. Dopo la grande paura e la giornata quasi interamente passata su una spiaggia a Metoni, Giovanni Bellucci, la moglie Silvia Benzi e i quattro figli (4, 6, 8 e 11 anni), sabato sera hanno potuto dormire nell'abitazione presa in affitto a Jialova nel Peloponneso. Ora pensano solo a passare i prossimi giorni di vacanza. «Abbiamo fatto una gita in barca e, se non succede più niente, vorremmo restare fino al 31 agosto come avevamo programmato», spiega la signora Benzi. «La grande paura è passata - aggiunge al telefono dall'Ansa - Ieri sera ci hanno contattato dall'ambasciata e il console ci ha rassicurato, invitandoci a non lasciare la zona dove siamo. In effetti qui la situazione è migliorata. Proprio pochi minuti fa, abbiamo visto la televisione greca e abbiamo capito che i problemi maggiori ora sono nella zona di Olimpia». La signora Benzi spiega che la decisione di restare è stata presa anche da tanti altri turisti, italiani e non, che sono in quella zona: «Alla tv hanno detto che la strada, che loro chiamano nazionale, è stata riaperta ma in molte zone è invasa dal fumo e quindi l'invito è a non muoversi».
Anche Olimpia ha rischiato di essere incenerita
Il bilancio delle vittime delle fiamme che devastano la penisola greca del Peloponneso è salito a 61, con il ritrovamento di altri cinque cadaveri sull'isola di Evia. Le fiamme hanno devastato almeno un migliaio di case e hanno bruciato migliaia di ettari di campi coltivati a grano, uliveti e piantagioni di alberi da frutta, foreste di pini, abeti e platani. Il governo greco ha messo una taglia fino a un milione di euro sugli incendiari. Le fiamme sono avanzate ieri fino a Megalopoli, nel centro del Peloponneso, e sono arrivate a minacciare anche la periferia di Kalamata, una cittadina di 40.
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