Forse è una prerogativa tutta siciliana ma in genere nelle disgrazie, personali e collettive, da noi non si tocca mai il fondo. Quando pensiamo di averlo raggiunto, il «peggio» deve ancora accadere. Lo ricordano sicuramente i lettori. Anni fa, guardando come stava cambiando Palermo, si gridò, giustamente indignati, al «sacco della città». In realtà le alterazioni del tessuto urbanistico e delle sue colline erano solo allinizio. Lo stesso è accaduto per le nostre coste e per le nostre campagne. Le prime manomissioni del territorio apparvero delle gravi offese alla natura e molti sgomenti non solo protestarono, ma cominciarono a dar vita generosamente alle prime associazioni naturalistiche Nessuno in quei frangenti immaginava di essere alla vigilia di una devastante mutazione dellintero patrimonio naturalistico. Questanno alla fine di giugno, nel bel mezzo di una torrida giornata di scirocco, vaste zone dellisola furono devastate dal fuoco. Tra le zone colpite lo splendido bosco di Gibilmanna sovrastante Cefalù. Notevoli i danni e notevole anche la reazione della gente. Sembrò allora che sul fronte degli incendi fossero stati superarti tutti i limiti e che da quel momento forte sarebbe arrivata la risposta dello Stato in termini di prevenzione, di sicurezza e di repressione. Sembrò che sarebbero aumentati i presidi nel territorio e sarebbero state rafforzate negli uomini e nei mezzi le strutture di protezione: vigili del fuoco, guardie forestali, forze dellordine. Naturalmente ci si sbagliava. Non si sapeva ancora che il disastro subito costituiva solo una sorta di prova generale rispetto alla tragedia che, a distanza di qualche mese, si sarebbe avuta. Parte considerevole del patrimonio boschivo dellisola, infatti, adesso è andato in fumo, vaste zone turistiche sono state irrimediabilmente compromesse, la natura per lunghi tratti è stata sconvolta con conseguenze, anche nelle zone non toccate dal fuoco, che perdureranno anni. Distrutte case, perduti terreni, venuti meno posti di lavoro. In tre ci hanno rimesso la vita. Limmagine stessa dellisola sfregiata. In questi momenti di dolore e di rabbia, tuttavia, non si pensa solo ai danni e ai morti, si pensa insistentemente alle ragioni e agli autori di tanto scempio. Ma su questo piano si brancola nel buio o ci si nasconde dietro le vecchie piste che alla fine non portano da nessuna parte. Forse bisognerebbe partire, ed è immaginabile che gli inquirenti lo stiano facendo, dalle modalità assunte da questultima ondata di incendi. Il fronte del fuoco, che dincanto ha investito unarea vastissima comprendente più province, e insieme la perfetta sintonia delloperazione con le particolari condizioni climatiche necessarie perché lincendio possa esprimere in pieno la sua azione distruttiva (la temperatura deve essere alta e il vento di scirocco) non fanno pensare allopera di un folle o di qualche pastore in cerca di nuovi pascoli o di ex forestali che protestano per aver perduto il posto, potrebbero anche far pensare a una organizzazione che ha mezzi e che dispone di un numero imprecisato di persone mimetizzate nel territorio e strettamente collegate. A conferma di questa ipotesi va sottolineato che gli incendi, per quanto vasti, hanno colpito non in modo indiscriminato, ma come le «bombe intelligenti» solo le zone panoramiche più belle dellIsola e, in particolare, quelle preferite dal turista. Lultimo colpo di coda, forse non a caso, è stato per Gratteri, un piccolo paese delle Madonie, dove è in atto uno sviluppo urbanistico che punta, fatto unico in Sicilia, non su nuove costruzioni, ma sul recupero conservativo del vecchio centro urbano. Il paese circondato dal fuoco si è alla fine salvato ma tutto intorno è cenere. Non sappiamo se davvero dietro a tutto ciò vi sia una complessa organizzazione con un preciso disegno criminoso. Gli effetti tuttavia sono, diciamo così, destabilizzanti. Si vuole mortificare ulteriormente se non distruggere del tutto lo Stato di diritto di una intera regione? Colpire deliberatamente quelle zone turistiche dellisola che possono mettere in ombra iniziative similari da parte di altri paesi prospicienti il Mediterraneo? Le idee non sono molto chiare. Dobbiamo convincerci, comunque, che la questione non è risolvibile solo con larma del catasto o solo inasprendo le leggi. Dobbiamo convincerci cioè che siamo in presenza di una situazione molto più complessa e che probabilmente più che piromani dovremmo cominciare a cercare terroristi. Piccola nota aggiuntiva: non sono stati carenti solo gli aiuti, è stato assente in tutta questa vicenda il governo. Poche parole di circostanza da parte del presidente del Consiglio e un solo intervento del presidente della Repubblica che non ha emozionato nessuno. La stessa sensazione ha dato il governo regionale. E infine la promessa del ministro degli Interni di inviare lesercito e la marina a tragedia conclusa è apparso più un segno di debolezza che di forza. La politica resta così lontana, presa dai suoi interni tormenti, non vede o non vede più le tragedie che investono il Paese. Ma questa non è una notizia è solo una amara constatazione.
SICILIA - INCENDI - Una sconfitta della politica
In Sicilia, gli incendi boschivi hanno devastato vasti territori, tra cui il bosco di Gibilmanna sovrastante Cefalù. La gente ha reagito con forza, ma lo Stato non sembra aver preso misure efficaci per prevenire e reprimere gli incendi. I danni sono stati colpiti in modo selezionato, principalmente nelle zone panoramiche più belle dell'isola, preferite dai turisti. La questione è complessa e potrebbe essere legata a una organizzazione criminale. Il governo non ha mostrato sufficiente reazione, e la promessa di inviare truppe e navi da guerra sembra più un segno di debolezza che di forza. La politica sembra essere lontana dalle tragedie che investono il Paese.
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