In relazione all'articolo apparso in data 8 ottobre su «II Tempo» a firma di Fosca Bincher dal titolo «Bottino certo se l'on. fa lo sponsor» ritengo d'obbligo, in qualità di direttore generale per i beni librati e gli istituti culturali, precisare quanto segue. L'impostazione dell'articolo in questione non descrive con criteri di obiettività e di completezza la realtà degli istituti culturali italiani che rappresentano uno dei settori più rilevanti e determinanti per lo sviluppo e la diffusione della cultura e della ricerca nel nostro paese. Giova ricordare che le istituzioni culturali, le storiche accademie, le fondazioni, le associazioni rappresentano i centri ove si riflette il pluralismo culturale italiano, ove si custodiscono straordinari patrimoni, soprattutto per la storia del '900 e si promuove, anche grazie ad un forte impegno di volontariato, il progresso della ricerca specialistica nelle diverse discipline, offrendo nel contempo servizi informativi e documentari al pubblico. Un settore che proprio per la sua ricchezza e importanza costituisce uno degli elementi di maggiore rappresentatività della cultura italiana all'estero. A tale complesso, lo Stato assicura il suo sostegno in modo organico fin dal 1980 con la legge n. 123 che ha dettato le norme per l'erogazione dei contributi statali ad enti culturali sottoposti alla vigilanza dell'allora ministero per i beni culturali e ambientali; legge che ha avuto grande significato identificando, attraverso la tabella triennale, il novero dei principali istituti, nonché criteri di merito inequivocabili e oggettivi al fine di assolvere alla necessaria strategia di piano nella distribuzione delle risorse pubbliche in loro favore. Vorrei ricordare, a questo proposito, solo per citare alcuni esempi, il riconoscimento a istituti quali l'Accademia della Crusca, l'Accademia Nazionale di San Luca, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, la Fondazione Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Museo e Istituto di storia della Scienza di Firenze, l'Accademia dei Georgofili, il Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, il Centro Internazionale per lo studio dei papi ercolanensi, l'Accademia Nazionale di Scienze Lettere ed Arti di Palermo ecc. Proprio per razionalizzare ed ottimizzare il contributo statale agli istituti culturali, la normativa introdotta dalla legge n. 534 del 1996 ha operato una più severa definizione dei criteri per l'inserimento nella Tabella quali l'essere senza fini di lucro, disporre di patrimoni culturali di rilevante interesse, svolgere in modo continuativo, attività di ricerca e di elaborazione culturale documentata e fruibile, promuovere attività sulla base di un programma triennale, di una sede adeguata e di attrezzatura idonee. A fronte di quanto esposto, vorrei evidenziare che gli attuali 166 istituti culturali che compongono la Tabella 2003-2005 sono il frutto di una lunga tradizionale collaborazione con il mondo della cultura e della ricerca, per la quale molti degli istituti citati nell'articolo in questione, sono stati ritenuti meritevoli di attenzione e sostegno anche nelle precedenti tabelle. Di certo, la stessa Tabella è il frutto di procedure amministrative complesse e rigorose difficilmente soggette a potere discrezionali, che prevedono anche i pareri della Commissione rappresentativa di competenze ministeriali e regionali, del Comitato di Settore per gli istituti Culturali e delle competenti Commissioni Parlamentari. Ridurre dunque l'importanza degli istituti culturali e dell'attività che essi svolgono per la cultura considerandoli meri depositi librali «non importa di quali volumi» o «bottino» per interessi politici offende coloro che spesso in forma volontaristica conseguono alti obiettivi di carattere pubblico e sociale, migliorano i servizi in favore della collettività, tutelano, valorizzando e promuovono patrimoni essenziali per il nostro Paese. La prego pertanto di voler pubblicare tali chiarimenti per la completezza dell'informazione anche ai sensi dell'art. 8 della legge 8 febbraio 1948 n. 47 come sostituito dalla legge 5 agosto 1981 n. 416, restando fin d'ora disponibile ad un incontro di approfondimento e alla visione dei documenti di archivio sulla materia. Francesco Sicilia Direttore generale Istituti Culturali Risponde FOSCA BINCHER Non ho articolo o comma di legge a cui appellarmi per spiegare il diritto all'ironia. Nella puntata dell'inchiesta sui contributi pubblici che ha fatto saltare sulla sedia Francesco Sicilia ho raccontato qualche caso particolare sui beneficiari di tanta generosità statale. Naturalmente non ha motivazione politica la concessione di un aiutino economico all'Osservatorio Parlamentare del viceministro Adolfo Urso, e altrettanto si può dire della Fondazione liberal dell'onorevole Adornato, presidente della commissione cultura della Camera. Non volevo offendere queste laboriose fucine del sapere. Meno che mai avanzare dubbi sulla regolarità delle rigorose e indipendenti scelte ministeriali. I primi a saperlo d'altra parte sono gli stessi beneficiari: le maggioranze politiche cambiano, i contributi restano...
Istituti culturali, servizio e nessun bottino
Il direttore generale degli istituti culturali, Francesco Sicilia, risponde a un articolo di II Tempo che critica l'impostazione dell'articolo "Bottino certo se l'on. fa lo sponsor" di Fosca Bincher. L'articolo descrive gli istituti culturali italiani come "depositi librali" e non meriti di ricevere contributi pubblici. Sicilia spiega che gli istituti culturali rappresentano uno dei settori più rilevanti e determinanti per lo sviluppo e la diffusione della cultura e della ricerca nel paese. Ha anche ricordato che lo Stato ha assicurato il sostegno agli istituti culturali fin dal 1980 con la legge n.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo