Continuando di questo passo, accusa dopo accusa, articolo dopo articolo, il presidente della Regione Antonio Bassolino si convincerà di aver sbagliato tutto, di aver solo sprecato. Invece, e qui sta il bello, Bassolino ha realizzato anche cose buone, ma purtroppo non lo sa. Non cè nessuno che gli tenga la lista. Nessuno che ogni giorno gli dica: "Guarda presidente, guarda qua che meraviglia. E guarda questaltra". Se nel suo ufficio avesse un dipendente che tenesse il conto, sicuramente il presidente della Regione ricorderebbe di aver compiuto almeno un miracolo, piccolo ma significativo: aver promulgato, senza un solo voto contrario, una legge regionale per la tutela e la riqualificazione dellantica città di Velia. Il 5 febbraio del 2005 successe. Soltanto sei articoli, brevi e chiari: i filosofi Parmenide e Zenone sono accerchiati dal cemento. Dobbiamo liberarli. Liberare i fondatori della scuola eleatica, liberare la città dei filosofi dalla nostra inciviltà, tutelare un sito che è patrimonio mondiale dellUmanità, renderlo degno, ripulire larea circostante dalle superfetazioni edilizie, dai mostri, dal segno inqualificabile della nostra maleducazione civica. Si scrisse: "Per un anno intero è bloccata nellarea circostante il parco archeologico ogni attività edilizia". Un provvedimento straordinario per unopera straordinaria, mai tentata prima: ridisegnare larea circostante, uno spazio minimo che va dal fiume Alento, nel territorio di Casalvelino, alla Fiumarella, comune di Ascea. Nemmeno due chilometri quadrati. Un intervento chirurgico massivo ma circoscritto: un modo per recuperare la nostra memoria e la nostra dignità, rendere onore e restituire un tesoro alla nostra cultura. La legge, promossa dallallora capogruppo diessino Nino Daniele, raccoglieva lappello di filosofi (primo firmatario Aldo Masullo), giuristi (Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte costituzionale) e architetti, intellettuali, politici di ogni ispirazione. In Consiglio regionale nessuno si oppose: centrosinistra e centrodestra uniti, solidali, convinti. Nove milioni di euro furono stanziati per realizzare il miracolo: disegnare e ricostruire, disegnare e abbattere, colorare, ridare fiato al paesaggio, sentieri alla campagna, luce al mare. Pronti e via. Ma qui viene il bello, anzi il brutto della storia. Bassolino non lo sa perché, è certo, nessuno glielha detto. Bisognava che i Comuni e le soprintendenze, dintesa con la Regione, promuovessero un ufficio di piano, indicassero architetti di chiara fama per la realizzazione dellopera, iniziassero il lavoro promesso. Nella legge fece capolino la dicitura: consulenti scientifici. Ogni volta che appare questa parolina, "consulente", la Regione - per un persistente maleficio - prende scompiglio, si agita o, a volte, si addormenta. Gli uffici vollero riflettere, e anche lassessore allUrbanistica, leccellente Gabriella Cundari, decise di affrontare la questione con la massima prudenza. E infatti unopera straordinaria che doveva risolversi in un anno di lavoro straordinario è ferma, nello sbadiglio generale. Tutti dormono o fanno finta. Ed è iniziata una lotta, secondo gli usi e i costumi di questo nostro nuovo millennio, su quali consulenti debbano indicarsi. La Soprintendenza che deve tutelare il paesaggio ha richiesto per sé la direzione scientifica. A Napoli hanno risposto: siete in conflitto di interessi. Capito dunque? Chi è pagato per tutelare il paesaggio non può occuparsi né dirigere unopera di tutela del paesaggio. Troppo semplice e troppo facile. E forse anche così troppo economica lidea che si farebbe brutta figura davanti ai nove milioni di euro pronti da spendere. Dunque, e per finire: la legge cè, i soldi ci sarebbero ma manca il benedetto "concerto" degli uffici: il magico nome del consulente. Non essendoci accordo sullarchitetto di chiarissima fama (il lettore ricordi che altri architetti di chiarissima fama hanno contribuito a redigere il piano regolatore di Ascea, motore indiscutibile dello scempio edilizio), tutto è bloccato. Lassessore regionale allUrbanistica è immersa, da più di ventiquattro mesi, in una profonda riflessione, una specie di "pennica" infinita. I comuni di Ascea e Casalvelino intanto, per non restare con le mani in mano, autorizzano vaste realizzazioni nel territorio non sottoposto a vincolo, le soprintendenzze scrivono e inutilmente sollecitano. Ma, ecco il problema, manca il consulente. Bassolino lo sa?