Un teatro che va a fuoco, l'assassinio di Pasolini o quello di Lennon, piuttosto che la martellata del 1972 alla "Pietà" di Michelangelo, sembrano tutti eventi legati da una stessa ragione: la paura della cultura e della conoscenza; quasi che la consapevolezza scatenata dal sapere generasse un moto di rabbia violenta. Le fiamme della Fenice o del Petruzzelli, superano la grettezza e la stupidità di una sola gara d'appalto o di una speculazione preannunciata (vedi incendi recenti). La loro potenziale natura dolosa si spenge in qualcosa di molto più vasto: una specie di mare d'odio e diffidenza che da sempre circonda il mondo dell'arte e del pensiero. È capitato a un cantante, a un poeta-regista-romanziere-critico sociale, a statue, a quadri meravigliosi, e a volte semplicemente anche solo a luoghi particolari. Eppure tutte queste "occorrenze" sono ricollegabili a quella ricerca di "libertà" che le vittime hanno voluto catturare nelle loro vite interrotte. Brutalmente. Quella del Petruzzelli è una meravigliosa eccezione. Il teatro barese, bruciato nella notte tra il 26 e 27 ottobre del 1991, sarà ricostruito, dalle due cooperative di Forlì vincitrici dell'appalto. Il cantiere, consegnato ufficialmente l'11 maggio dal ministro Rutelli alle due società, costerà 23.370.000 euro e durerà 720 giorni: il tempo necessario a inaugurare il nuovo teatro il 6 dicembre 2008, giorno del patrono della città. Tuttavia, benché da anni le fiamme siano state spente, le loro braci continuano ad ardere. C'è chi addirittura giura di sentire ancora la voce di Aida, principessa innamorata, vibrare sospesa nell'aria, mentre cerca di trafugare il suo sogno di libertà.