Presi due ragazzi che disegnavano "tag" in via Washington, riesplode la polemica. Il vicesindaco: "Servono la reclusione fino a un anno e l'obbligo di pulizia". I due fermati con le loro firme hanno riempito le facciate di mezza città. DUE writer sono sorpresi dalla polizia mentre lasciano le proprie firme su un muro di un palazzo in via Washington, vengono denunciati, e riaccendono la polemica in città, con il vicesindaco Riccardo De Corato che chiede «l'inasprimento delle pene, fino alla reclusione». Sono le quattro di mattina quando due ragazzi ventenni stanno disegnando in via Washington, all'angolo con via Foppa. Una volante di pattuglia nella zona si accorge di loro e li blocca. Sono due ragazzi, figli di immigrati, residenti tra piazza Frattini e il Giambellino, che con le loro tag, la firma nello slang dei writer, hanno riempito i muri di mezza città. Uno, cingalese, è Terno. L'altro, argentino, è Gaok. Vengono entrambi denunciati per il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui. I due, abbastanza conosciuti nella galassia dei writer milanesi - anche se non altrettanto apprezzati per la loro abitudine a produrre molte firme come segno del loro passaggio e pochi graffiti - sono amici e girano quasi sempre insieme di notte. Molto presenti anche su Internet, dove partecipano a forum di discussione e iniziative che spesso si trasformano in raduni in strada. Sul sito fotolog.com, una sorta di myspace per artisti, sono ospitate opere e disegni dei writer prima che vengano cancellati, ed è anche possibile trovare le foto dei due ragazzi e alcuni loro disegni. «A cosa serve l'impegno delle forze di sicurezza se dopo il misfatto i due sono di nuovo in libertà?», tuona il vicesindaco Riccardo De Corato appena saputo delle denunce. «Averli fermati è un episodio sicuramente positivo ma dobbiamo riflettere sull'inadeguatezza della normativa. I due writer sono già liberi e probabilmente ancor più motivati e arrabbiati. Torneranno senza dubbio a sfregiare l'arredo cittadino». Così il vicesindaco lancia la sua proposta, già contenuta in un disegno di legge presentato alla Camera, per l'inasprimento delle pene. Un dispositivo che prevede, al posto della sola multa applicata oggi, la reclusione fino a tre mesi - un anno per siti di interesse storico o artistico -, il pagamento di una multa da duecento a duemila euro e l'obbligo di ripulitura dei luoghi imbrattati. «Una richiesta - aggiunge il vicesindaco - che il Comune ha inoltrato al Governo tra le proposte presentate nel Patto per la sicurezza, chiedendo proprio di modificare l'articolo del codice penale in materia di deturpamento e imbrattamento di cose altrui». Contrario al carcere per questo tipo di reato, Pierfrancesco Maran, giovane consigliere comunale dell'Ulivo. «Sbaglia De Corato a chiedere il carcere: è più utile immaginare interventi socialmente utili per chi deturpa monumenti e stabili. Ed è sbagliato continuare a criminalizzare questo tipo di arte. Da una parte il comune sdogana i writer con mostre come quella al Pac, dall'altra continua a vederli come criminali».
De Corato: "Carcere per i writer"
Due ragazzi, Terno e Gaok, sono stati fermati dalla polizia mentre disegnavano "tag" in via Washington a Milano. Sono stati denunciati per deturpamento e imbrattamento di cose altrui. Il vicesindaco Riccardo De Corato ha chiesto l'inasprimento delle pene, fino alla reclusione fino a un anno e l'obbligo di pulizia. I due ragazzi sono già liberi e probabilmente torneranno a sfregiare l'arredo cittadino. Il vicesindaco ha presentato un disegno di legge per l'inasprimento delle pene, che prevede la reclusione fino a tre mesi, la multa da duecento a duemila euro e l'obbligo di ripulitura dei luoghi imbrattati.
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