LINTERVISTA Fu il primo sindaco verde dItalia, oggi coordina la giunta esecutiva del parco "Nel mio ente ci sono 32 dipendenti: sono tutti tecnici e amministrativi" i controlli Senza sorveglianza i 1.780 chilometri quadrati delloasi la prevenzione Appena 70 gli uomini della forestale, qui non si fa prevenzione -------------------------------------------------------------------------------- NelLa terra che brucia non si fa prevenzione. I 1.780 chilometri quadrati del parco nazionale del Cilento sono senza sorveglianza. Come se Roma non avesse un vigile urbano. «Manca la funzione preventiva, e per unemergenza del genere non siamo attrezzati. È un punto critico. Ne ho già parlato con il vicepresidente della Regione Valiante e con lassessore Cozzolino». Chi ammette è Giuseppe Tarallo, commissario straordinario della giunta esecutiva del parco, unarea che include 8 comunità montane e 80 Comuni. Un tempo fu il primo sindaco "verde" della storia dItalia, a Montecorice. Oggi affronta le critiche per la gestione degli interventi nella giornata di fuoco. Professor Tarallo, i testimoni accusano: ritardi nei soccorsi. «Dico che li capisco. Si è rischiata una tragedia. Almeno mille ettari bruciati. Però la macchina ha retto». La macchina ha retto? I testimoni raccontano di soccorritori spiazzati davanti alle fiamme. «Ma no. Ho seguito lintervento dalla stazione radio a Vallo della Lucania. Ho una visione più complessiva». Lei avrà una visione complessiva, ma chi accusa aveva il fuoco in casa. «Tutti gli uomini erano in campo. Hanno operato in condizioni difficili. Non ho mai visto un fuoco tanto vasto e concentrato. Il vento lo rendeva imprevedibile». I cilentani parlano di soccorsi confusi. Dice che mentono? «Cera tensione. Ognuno chiamava chiunque. Eppure siamo riusciti a ottenere attenzione nonostante quello che stava accadendo in Sicilia». Ma 18 ore in compagnia del fuoco non sono troppe? «Non si era capito subito cosa stava montando. I piromani ci hanno messo nelle condizioni di non intervenire. Fuochi da noi, in Sicilia, in Basilicata, in Aspromonte. Tutti insieme. Possibile? Ecco limpronta criminale. Avevamo ridotto gli incendi del 60 per cento, ma per unemergenza del genere non siamo attrezzati». Misure di prevenzione? «La funzione preventiva manca». Non siete attrezzati per lemergenza e non avete misure di prevenzione: possibile? «È un punto critico, lo so. Ne ho parlato con il vicepresidente della Regione, Valiante, e con lassessore Cozzolino». Quanti uomini sorvegliano il parco? «Il mio ente ha 32 dipendenti, ma nessun idraulico forestale. Sono tutti tecnici o amministrativi. Siamo pure sotto organico: dovremmo essere 71». E la Forestale? «Sono in 70. Hanno ridotto lorganico di quasi un terzo. Dovrebbero essere 190, nel 2001 erano 170». Personale delle comunità montane? «Una media di un centinaio di unità per ognuna. Diciamo tra i 700 e gli 800». Tutte queste persone cosa fanno? «Manutenzione idraulica forestale. Ma se parliamo di vigilanza, con questo organico, non possiamo permetterci auto civetta che controllano e scoraggiano». Nulla neanche contro labusivismo? «Avevamo appena annunciato labbattimento di alcuni manufatti, ed ecco il fuoco proprio in quella zona. Un segno chiaro». Unaltra accusa: scarsa pulizia nei boschi. «Un tempo certe cose le facevano i contadini della zona. Nel mese di agosto ho assunto con mansioni di pulizia nei sentieri 68 ex Lsu. Persone licenziate da società private o cooperative. Ma ho un budget sufficiente per un contratto da 101 giorni». Sta chiedendo più fondi? «Dico che per i parchi italiani si spende quanto per un solo chilometro di autostrada. Ricordiamocene quando lultimo fuoco sarà stato spento. Passeranno generazioni prima di riavere una pineta come quella bruciata». Un anno di commissariamento. Quando si tornerà alla gestione ordinaria del parco? «Siamo in attesa di un accordo tra ministero e Regione per la nomina».