CAMPIGLIA. Assedio al borgo di Campiglia Marittima. È l'allarme lanciato del neo comitato di cittadini a difesa della città medievale e della sua integrità paesaggistica. A portare la minaccia sarebbe "Borgo Novo", una sorta di grande albergo, per un totale di l0mila metri cubi e una capacità ricettiva di circa cento posti, che sorgerà su un pendio a cinquecento metri dalle mura dell'antico paesino, a margine della strada che sale da San Vincenzo. Ma è un grido che giunge fuori tempo: chiuso nel 2005 l'iter urbanistico, con la firma della convenzione tra proprietà e Comune di Campiglia, è già in corso l'istruttoria del progetto delle opere di urbanizzazione, con una previsione di apertura del cantiere a inizio del 2008. Un'opera che in fase di approvazione ha riscosso larghi consensi in consiglio comunale, unendo nel voto maggioranza e opposizione, con la motivazione di favorire e qualificare la vocazione di servizio del borgo, in cui operano attualmente solo due affittacamere. Ma il sogno di sviluppo per il comitato "Per Campiglia" - che annovera professionisti, musicisti, docenti universitari, ma anche l'urbanista Gianfranco Di Pietro - è un incubo così come per Alberto Asor Rosa, animatore della Rete toscana dei comitati per la difesa del territorio. «Chiediamo il pronto intervento del ministro Rutelli - dice Asor Rosa - perché sia apposto il vincolo tale da impedire tempestivamente la creazione di ima nuova "villettopoli"». Al di là del buon gusto architettonico, infatti, a preoccupare è la tipologia di struttura ricettiva scelta, la residenza turistico-alberghiera: camere, ma soprattutto bilocali e trilocali, con giardino, che in molti vedono come il fumo negli occhi, memori di altre esperienze che hanno rivelato come la forma si presta a celare seconde case di fatto. In gioco anche l'equilibrio tra città antica e campagna. «Chi verrà dalla strada di San Vincenzo non vedrà più solo boschi, sughere sparse e campi della Maremma toscana, sui quali domina la Rocca di Campiglia e il paese medievale», spiega il Comitato. «Vedrà anche residenze turistiche alberghiere spalmate su un'area di 25.600 metri quadri, (Campiglia vecchia ne copre 50mila), cioè case a schiera con giardino privato, sentieri, piscina, laghetto, oltre a enormi piazzali destinati a parcheggi. Chi si affaccerà dalla Rocca non vedrà più un paesaggio intatto, ma in primo piano, tre nastri di case lunghi 50,100 e 150 metri. I tempi sono stretti per evitare una situazione di non ritorno, e l'ultima possibilità è che l'amministrazione non rilasci il permesso a costruire per riaffrontare tutta la questione». Titolare dell'intervento la Fonte di Sotto Sri, l'azienda nata ad hoc nell'ottobre del 2006 con socio unico la Costruzioni Generali Roma Spa, dell'immobiliarista Luca Olivetti. «La richiesta del Comitato è priva di fondamento giuridico», afferma il sindaco di Campiglia Silvia Velo. «Il piano attuativo è del 2004, l'adozione e l'approvazione, cadute a cavallo tra le ultime due legislature, sono sempre avvenute con il voto unanime in consiglio comunale. Anche la convenzione tra Comune e proprietà è sottoscritta da tempo. L'intervento insiste nella zona a minor impatto paesaggistico per Campiglia, tant'è che l'area non è soggetta a questo vincolo». A contrastare la discesa in campo del Comitato del "no" l'azione guidata da alcuni commercianti del centro che da martedì raccolgono firme a sostegno della costruzione di "Borgo Novo". «Le preoccupazioni sulla destinazione d'uso della struttura in generale non sono infondate, e ci sono casi in cui il rischio di farne seconde case si è concretizzato» dice la Velo. «Ma questo non è il nostro, non si può fare il processo alle intenzioni e qui c'è il vincolo a gestire la struttura come Rta: abbiamo gli strumenti per controllare l'attività, che è di tipo produttivo». Aggiunge il sindaco: «In una zona come Campiglia forse, la scelta ideale dal punto di vista paesaggistico è quella di non fare niente, ma il compito di un'amministrazione è anche quello di creare delle opportunità economiche perché il borgo possa vivere. Tutela e valorizzazione devono andare a braccetto».