Evacuate 1400 persone da alberghi, camping e abitazioni. La denuncia di un magistrato: "Nessuno ha ascoltato le nostre richieste di soccorso" Brucia il Cilento, per un incendio doloso appiccato a Montecorice martedì sera, alimentato in 18 ore dal vento e domato nel pomeriggio di ieri. Quindici Comuni coinvolti, 1.400 persone evacuate dalle loro case; sgombrati un camping a Ogliastro, un albergo a Castellabate e un villaggio ad Ascea. Residenti e turisti in fuga sulle spiagge, ettari di terra in fumo, fabbricati distrutti. Il sindaco di Montecorice chiede lo stato di calamità naturale. Per le operazioni di soccorso, il ministro Pecoraro chiede al collega di governo Parisi lintervento dellesercito: «Ma i prefetti devono prendere in mano direttamente la situazione». Polemica sui ritardi. La denuncia del magistrato della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Matilde Brancaccio, la cui casa è stata sfiorata dal fuoco: «Disastro voluto. Nessuno ha ascoltato i nostri sos». In fiamme la costa cilentana in 15 Comuni 18 ore di paura Evacuate 1.400 persone da alberghi, camping e abitazioni Il ministero della Difesa invia sei elicotteri e un battaglione di terra La Forestale: è un rogo doloso. Scoppia la polemica sul ritardo dei soccorsi La gente abbandona le case, 10 automobili distrutte: chiusa, e riaperta in serata, la statale 267 La scintilla a Montecorice, poi lincendio si estende con laiuto dello scirocco Una mano appicca il fuoco, lo scirocco fa il resto. Così brucia il Cilento, dalle 22 di martedì al pomeriggio di ieri, senza che per troppo tempo nessuno ci dia importanza. Eccetto residenti e villeggianti, che scaricano le batterie dei loro cellulari per sollecitare un intervento quando tutto potrebbe essere ancora circoscritto, e invece si ritrovano per 18 ore a tremare di paura. Gente che fugge in spiaggia. Case abbandonate, 10 automobili distrutte, bombole del gas che esplodono. Il camping "Soleado" evacuato a Ogliastro e il villaggio turistico "Nuovo Lem" sgombrato ad Ascea. La statale 267 viene riaperta solo in serata. Flavio Meola, sindaco di Montecorice, chiede lo stato di calamità naturale. Senza energia elettrica, ogni volta che il fuoco avanza, i funzionari dei 15 Comuni coinvolti scendono in piazza col megafono ad avvertire che è il momento di sfollare. Via, via dalle case. Alla fine, secondo la Protezione civile, le persone allontanate saranno 1.400. «Incendio doloso». Non cè dubbio. Non ne ha la Forestale. Non ne hanno i testimoni, in una zona frequentata da politici, magistrati, professionisti. Vedono nascere il fuoco in maniera circolare, poi lo vedono scendere in diagonale verso le case. Chiamano. Inutile. Quando è chiaro quel che accade, lazione di coordinamento passa nelle mani del governo. Spiazzati i rappresentanti locali. Pecoraro chiama Parisi. È il ministro dellambiente che chiede al collega della Difesa di mandare lesercito in Cilento per spegnere lincendio. Arriveranno 6 elicotteri e un battaglione di terra. Un Canadair da 5mila litri dacqua della Protezione civile si aggiunge ai 7 della Forestale, ai due idrovolanti "Fire Boss" e allelicottero S64 già operante in zona. Un intervento che nasconde una coda. È nelle parole di Pecoraro: «I prefetti devono prendere in mano direttamente la situazione». La scintilla è a Montecorice, ironia della sorte il comune che ha avuto il primo sindaco "verde" dItalia. Il luogo di innesco è sulla strada panoramica che costeggia "Ripe rosse", area di pini marittimi a strapiombo sul mare. «Cerchiamo lordigno usato», parole di Nicola Pierotti (Nucleo antincendio boschivo). «Criminali», si fa sentire Andrea Cozzolino, lassessore regionale che solo poche settimane fa aveva annunciato un investimento da 170 milioni di euro per la tutela dei boschi, con un numero verde per lallarme (800449911), 7 sale operative, 9 elicotteri con un serbatoio da 600 litri dacqua ciascuno, 12 telecamere a raggi infrarossi per il telerilevamento notturno. Apparato che non evita le fiamme in Cilento. Le perplessità di Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente: «Ci chiediamo se cè stata una falla nei soccorsi. Sono anni che proponiamo di utilizzare laeroporto di Pontecagnano come base logistica». La paura arriva prima in località Casa del Conte, dove i testimoni raccontano che fino alle 11.30 gli elicotteri si limitano a sorvolare. Alle 13 il fuoco sembra incontrollabile: distrutto un pino di Aleppo, specie protetta. Montecorice conta i danni: distrutti un prefabbricato e un deposito alimentare, 30 famiglie trascorrono la notte in strada. Castellabate fa ricorso a misure straordinarie. Evacuato lhotel Hermitage, a due passi dal Castelsandra: 70 ospiti più il personale. Il sindaco Maurano aumenta la dotazione dacqua: «Noi siamo intervenuti in maniera tempestiva. Altri non so», dice. A San Marco, le fiamme arrivano ad assediare finanche lacquedotto. Ad Ascea, altro focolaio, vanno in fumo 30 ettari di macchia mediterranea e un uliveto. Lì si comincia a intervenire intorno alle 11.30, non si finisce prima delle 16. Forestale, vigili e carabinieri, comandati dal maresciallo Manna. In serata si riprende a combattere. Tra Perito, Prignano e Torchiara. Fiamme anche a Napoli, ma più innocue, nel parco degli Astroni.