REPORTAGE Dove cera la vegetazione rara adesso è un deserto. E le specie animali sono già scomparse Il canneto risorgerà in un anno. Ma è un disastro ambientale A mezzogiorno, dopo il primo intervento dei vigili del fuoco la situazione sembrava sotto controllo. Poi... unica Questa zona è una delle poche predisposte alla fecondazione, quindi abbiamo perso anche le uova deposte - «Poteva andare peggio; nel disastro siamo stati anche fortunati»: è la considerazione amara di Vincenzo Epifani, presidente del Consorzio di gestione delloasi, e di Vittorio Zizza, sindaco di Carovigno. Certo, poteva essere il disastro totale, ma nessuno dei due fa niente per dissimulare rabbia e indignazione. Hanno gli occhi gonfi, segno inconfondibile della nottata insonne, il viso tirato, un evidente senso di smarrimento, ma non rinunciano a puntare il dito: naturalmente contro gli incendiari (in questi casi, il termine piromane che presuppone una patologia psichica non centra niente); ma soprattutto contro chi ha indirettamente favorito il disastro. Come la Protezione civile «che - rileva Epifani - ha rifiutato al prefetto di Brindisi linvio di un Canadair. Una questione di priorità: laereo è stato dirottato in Sicilia, a Cefalù, dove erano in pericolo vite umane». Nessun dubbio sulla natura dolosa del rogo; anzi, la caccia è puntata su due giovani visti allontanarsi velocemente a bordo di una moto. Mentre si spera che le indagini della Forestale portino allidentificazione dei criminali, si avvia la triste conta dei danni. Difficile fare stime perché un patrimonio naturale di tanto valore non ha prezzo. Dallalto della torre saracena che domina la riserva, il fronte del fuoco è una striscia nera, lunga almeno tre chilometri, di distruzione e morte. Distruzione di canneto e macchia mediterranea che la natura aveva creato con fatica nel corso di anni ed anni e che luomo, con altrettanta fatica, era riuscito a preservare. Morte. Quella di tartarughe di palude e piccoli uccelli che non hanno fatto in tempo a mettersi in salvo, al contrario dei mammiferi riusciti a scampare allinferno di fuoco. «Questa zona - dice Vincenzo Epifani - è una delle poche predisposte alla fecondazione, quindi abbiamo perso anche le uova deposte». Percorriamo la riserva a bordo di un mezzo del Consorzio. Ci accompagnano Giancarlo Aggiano, maresciallo in pensione dellAeronautica, e Pietro Cavallo, uno dei sei operatori di sicurezza delloasi. Insieme a loro, tutti i dipendenti di Torre Guaceto, e poi vigili del fuoco, forestali, carabinieri, poliziotti, finanzieri e operatori della protezione civile hanno lavorato col supporto di tre elicotteri dalla mattina di martedì per 24 ore senza staccare un attimo: per arginare il rogo e salvare il salvabile. Aggiano, in particolare, è stato fra i primi ad intervenire per far evacuare almeno trecento bagnanti, quando intorno alle 15 di martedì il rogo ha ripreso forza, favorito dal forte vento di scirocco. «A mezzogiorno, dopo il primo intervento dei vigili del fuoco - racconta - la situazione sembrava sotto controllo; poi la rotazione improvvisa e violenta del vento ha fatto divampare le fiamme, alte oltre dieci metri». «Non vedevo niente di simile da undici anni - gli fa eco Cavallo - Ma stavolta il danno è di gran lunga maggiore». E lì dove loasi sconfina nel mare, il contrasto fra il nero bruciato della terra e il turchese-azzurro dellacqua è un colpo al cuore. Non cè traccia di anatre, aironi e marzaiole, che pure fino al giorno prima popolavano numerose Torre Guaceto. «E chissà se a settembre con questo scempio, i migratori torneranno - dice sconsolato Cavallo. Questanno - spiega - erano arrivati prima del solito, forse per il gran caldo. In genere, rimangono qui un paio di mesi, si rifocillano e poi ripartono. Da noi, in estate, è un via vai continuo di colonie di migratori, ma adesso è difficile capire cosa accadrà». Morte e distruzione a Torre Guaceto, paradiso della natura. Con beffa involontaria finale: "Bruci la città" di Irene Grandi "sparata" da unautoradio. Qualcuno dovrà pagare.