A collocarla, un privato: "Quel pezzo di cinta è mio"Il Comune non sa che pesci pigliareNon esistono regolamenti o normative che contemplino simile eventualità La statua in cemento bianco è su un tratto di mura progettato dal Carducci. Residenti in rivolta Con una nuova Provincia tutta da costruire e nonostante il periodo feriale che consiglierebbe di staccare la spina delle polemiche, a Fermo da giorni non si fa altro che parlare della statua. Sì, una statua ribattezzata per l'occasione la "statua della discordia". Rappresenta il Cristo Redentore, ovvero Gesù a braccia allargate che accoglie e benedice, e da un mese è diventata l'assillo di giuristi, tecnici e uffici comunali che non sanno che pesci prendere per sbrogliare una situazione che si fa via via più complessa. Tutto comincia quando un cittadino di Fermo, proprietario di una porzione del muro di cinta della città, proprio di quella parte che costituisce l'ingresso del centro storico, decide di collocare sulla sommità una scultura. Lo fa dalla sera alla mattina, senza chiedere né permessi né autorizzazioni al Comune, alla Soprintendenza o a chicchessia. Si muove in base al principio: "La proprietà è mia e faccio quel che voglio". Apriti cielo. I residenti del centro storico insorgono. C'è chi storce il naso per il suo valore simbolico: "Fermo mica è il Vaticano o Rio de Janeiro (la statua assomiglia a quella che si trova sul monte Corcovado in Brasile, ndr.)". I più lamentano che quel Cristo Redentore alto più due metri, fatto di cemento bianco, messo lì, sia un cazzotto in un occhio. Quelle antiche mura che affacciano su via Roma e la Torretta che si trova poco distante sono infatti il frutto di un progetto pensato niente meno che dal Carducci. "Quella statua da lì deve essere subito rimossa", tuona Claudio Iacopini, presidente della prima circoscrizione, paladino della protesta dei residenti del centro, partita un po' in sordina ma che ha assunto via via toni accesi, accompagnati anche da esposti, sopralluoghi, segnalazioni e carte bollate. "Non mi interessa quello che rappresenta - spiega Iacopini -. Fosse stato raffigurato Lenin col dito puntato o Mussolini la questione non sarebbe cambiata di una virgola, per me. Quando si fanno dei lavori nel centro storico occorre rispettare delle regole molto ferree. Tutti noi residenti ne sappiamo qualcosa. Anche per cambiare una sola persiana, c'è bisogno di pareri, autorizzazioni e bisogna rispettare dei vincoli. Per una statua che è ancora più impattante non valgono le stesse regole?". Pare proprio di no. Meglio, è intorno a questa domanda che il Comune sta girando e rigirando da giorni. Non esistono regolamenti o normative che contemplano un caso simile. Sfogliando e risfogliando manuali, gazzette ufficiali e leggi gli uffici comunali non hanno trovato niente del genere. Si parla di porte, persiane, finestre, materiali, colori ma non di... statue. Dopo aver consultato fior fior di professionisti e luminari e raccolto decine di proteste, gli uffici comunali hanno notificato ieri al privato la comunicazione di avvio di un procedimento nei suoi riguardi. In pratica, con un po' di fantasia e seguendo la logica della proprietà transitiva, si potrebbero applicare al caso di specie il regolamento comunale sul decoro urbano e un Dpr del 2001 sulla pubblica incolumità. Aggrappandosi a queste due normative, gli uffici hanno chiesto al proprietario della statua di presentare le sue controdeduzioni (convincenti) entro dieci giorni. Altrimenti quella statua verrà demolita. Del caso sta discutendo tutta Fermo, divisa tra quelli che dicono che il Cristo Redentore non si tocca e quelli che invece ne auspicano l'immediata rimozione. Da giorni è tutto un fiorire di interventi e prese di posizione. Anche illustri come quella del caricaturista Danilo Interlenghi, "dirimpettaio della statua". "La collocazione è sbagliata - dice - ma confesso che se ora la rimuovessero mi dispiacerebbe. Mi è entrata nel cuore". LOLITA FALCONI