«Non è possibile che ci si accorga dei reati ambientali soltanto quando avviene una tragedia». Ben detto: il monito lanciato dal ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio all'indomani del crollo della terrazza a Conca dei Marini affonda la lama nella questione drammaticamente aperta del controllo inadeguato, distratto o addirittura compli-ce da parte delle istituzioni locali preposte a vigilare sugli abusi edilizi: da quelli macroscopici che devastano il territorio a quelli apparentemente «leggeri» ma che possono provocare conseguenze mortali, come è purtroppo avvenuto in Costiera Amalfitana. Certo, il l'accuse avrebbe avuto ben altro impatto se Pecoraro Scanio l'avesse pronunciato con la medesima veemenza prima che la tragedia avvenisse, spronando magari sindaci e assessori del suo stesso partito a una maggiore vigilanza e a una incessante opera di denuncia nei confronti di ogni caso di «mattone selvaggio» o di mancato rispetto delle norme di sicurezza. Ma tant'è, e del ministro verde va comunque apprezzato il richiamo a senatori e deputati perché approvino in tempi brevi il suo disegno di legge sui reati ambientali, affinché «si possa arrivare, almeno per i reati più gravi, al processo per direttissima», come ha dichiarato al Mattino. Procedendo quindi con celerità continua Pecoraro Scanio alla demolizione: «un po' come avviene per la droga, laddove la sostanza stupefacente viene bruciata». Concordiamo appieno con la necessità di «fare presto» per opporsi in maniera efficace al dilagare dell'abusivismo in un territorio che ogni anno paga all'inosservanza delle leggi e all'affarismo criminale un prezzo inaccettabile sia in termini di degrado ambientale che di vite umane; ma, nel dubbio che un Parlamento fino a ora lumaca in materia d'ambiente si trasformi di colpo in Parlamento-lampo, ricordiamo al ministro che, volendo, avrebbe sotto mano un caso esemplare attraverso cui dimostrare la volontà del suo dicastero di imprimere una virtuosa accelerazione alla pratica delle demolizioni. L'esempio è qui, sotto gli occhi di tutti: si chiama Ali-muri, ultradecennale ecomo-stro sul cui indispensabile abbattimento sono ormai d'accordo tutti, Stato, Regione, privati. Così, mentre le istituzioni locali si rimboccano ala-cremente le maniche, i satelliti monitorano incessantemente le aree a rischio e i parlamentari votano compatti a favore dello snellimento burocratico, si potrebbe dare un buon esempio alla collettività (e un segnale a chi agli interessi collettivi antepone il proprio tornaconto) smantellando in una settimana l'oscena costruzione che da tempo immemorabile opprime il paesaggio di Meta e la coscienza degli onesti. Una settimana e non un giorno di più, visto che c'è anche un pericolo di cedimento del costone roccioso su cui l'ecomostro insiste, come il recente ferimento di un bagnante dimostra. Una settimana a partire da oggi, per cancellare una vergogna non più tollerabile (e che funge da alibi mentale per tutti coloro che continuano a provarci), e procedere così agli improcrastinabili lavori di consolidamento. Una settimana: senza dover aspettare, per dare il via alla demolizione, che il privato ottenga preventivamente l'autorizzazione alla nuova costruzione di cubatura eguale a quella abusiva (ennesimo «mostro» in un accordo che contempla fin troppe garanzie per gli autori dello scempio). Fino a quando il mostro di Alimuri resterà lì, cancellato solo virtualmente da un «contratto» che sembra fatto apposta perché il privato ritardi il più possibile il pagamento del «debito» verso la collettività, nessun rappresentante delle istituzioni benché ambientalista patentato risulterà pienamente credibile.
Cominciamo da Alimuri
Il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio ha lanciato un minaccioso avviso contro le istituzioni locali per il loro inadeguato controllo sugli abusi edilizi. Il suo richiamo è stato lanciato dopo il crollo della terrazza a Conca dei Marini, che ha causato la morte di persone. Pecoraro Scanio ha chiesto ai senatori e deputati di approvare il suo disegno di legge sui reati ambientali, che prevede la possibilità di procedere con la demolizione per direttissima. Il ministro ha anche richiamato l'attenzione sul caso di Alimuri, un edificio ultradecennale che è stato oggetto di numerose denunce per abusi edilizi.
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