Il Comune di Como, con dichiarazioni equivoche, ha indotto in errore il Ministero dei Beni Culturali in merito alla vicenda del cinema multisala Europlex. L'atto di accusa è nella lettera datata 12 luglio - ma resa nota solo ieri - che la Direzione generale per il cinema ha inviato al Comune come atto finale di un fittissimo carteggio che dura ormai da mesi. È l'ultimo tassello di un mosaico, quello legato al destino dell'area ex Fisac di Camerlata, che negli ultimi mesi ha visto una serie di colpi di scena culminati con l'indagine aperta ai primi di giugno dalla Procura di Como, per fare chiarezza sull'intricata vicenda. È Gaetano Blandini, direttore della Direzione del cinema, a prendere carta e penna - così scrive - «nella speranza che la situazione appaia finalmente definita». «L'autorizzazione ministeriale - si legge nella missiva - è stata rilasciata, nel caso in esame, solo perché questa direzione generale, come riconosciuto sia dall'ispettore Dott, Cristiano che dall 'Avvocatura generale dello Stato, è stata indotta in errore dalla risposta equivoca di codesto Comune in ordine alla chiara richiesta se la multisala fosse inserita o meno nell'ambito di un centro commerciale». Il riferimento di Blandini è alla serie di comunicazioni inviate dagli uffici di Palazzo Cernezzi negli ultimi anni, nelle quali, secondo l'ufficio del ministero, troverebbero spazio interpretazioni differenti in merito alla presenza o meno di un centro commerciale a Camerlata, Mentre il settore Commercio ne ha sempre negato l'esistenza, l'ufficio Urbanistica ha espresso posizioni che si prestavano a più di un'in-terpretazione in senso positivo. La presenza di un centro commerciale nell'area, difatti, secondo la legge è un requisito fondamentale per l'apertura di un multisala di quelle dimensioni (più di 2mi-la posti a sedere) in una città come la nostra. A questo requisito era vincolata l'autorizzazione rilasciata dal Ministero nel 2003. E Blandini toma proprio su questo punto:«L'autorizzazione ministeriale è necessariamente ed obbligatoriamente successiva al rilascio dei provvedimenti autorizzativi richiesti dalla legge e di competenza delle autorità locali». La patata bollente del multisala - che ha chiuso i battenti il 19 aprile, dopo che il 4 dello stesso mese la conferenza dei servizi della Regione ha negato a Esselunga, proprietaria dello stabile, l'autorizzazione ad aprire un centro commerciale - torna quindi nelle mani del Comune. Come la stessa direzione generale tiene a precisare: «L'interesse pubblico attuale oggetto dell'eventuale nuova valuta-zione, che potrebbe portare alla revoca (dell'autorizzazione del multisala. ndr) da parte dell'organo che ha emanato il provvedimento, è riconducibile alla sfera di interessi di stretta competenza delle amministrazioni locali (Comune o Regione, ndr)». Una doccia fredda per il Comune, condita anche dal risentimento di Blandini per un'osservazione fatta dal Comune nei suoi confronti e contenuta in una lettera inviata il 28 giugno da Palazzo Cernezzi: «Lo scrivente ufficio non ha posto l'attenzione "solo alle ultime due righe" della nota 14333 a firma del sindaco...». «Per noi permane un'ipotesi di illegittimità originaria. Nell'autorizzazione ministeriale di apertura del multisala - ha commentato Ernesto Lanni, legale del Cine-plex Astoria che ha aperto un contenzioso con il multisala - questa veniva subordinata proprio alla presenza di un centro commerciale, che a quell'epoca non c'era e non era programmato. E non c'è neppure adesso».