Pavimento in granito, una Punto e un Ducato di qua, un'utilitaria di là. Certo che «per essere un posteggio è lussuoso, ma ancora poco sfruttato», sorride il turista in k-way. Battuta pungente, in piazza d'Armi. Tolta la cornice, il cortile del Castello Sforzesco oggi vale davvero il cantiere per l'autosilo in San-t'Ambrogio o in Darsena. Reti, travi, sabbia, nessun operaio. Il cartello avvisa: fine lavori, 21 maggio 2007. Un falso storico. Tre mesi dopo, l'intervento per la nuova pavimentazione è ancora all'aria. E il collaudo, annuncia il Comune, è già stato aggiornato al 29 ottobre. Di certo, l'inaugurazione non sarà una festa: al turista, la piazza d'Armi pare «un parcheggio, o l'atrio d'un centro commerciale». Tanto vero che il restyling in granito, ciottoli e cemento non piace nemmeno a Vittorio Sgarbi: l'ha potuto solo correggere e accettare. E la Soprintendenza che dice? «È il male minore». Non proprio un successo. L'ultima «pausa di riflessione» è di fine luglio. L'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, tuona contro «un intervento al di là d'ogni regola estetica». Ciottoli nel cemento, brutti, fastidiosi. Sgarbi blocca il cantiere e si prende venti giorni per «migliorare il progetto». Vada per il granito, ma il cemento no... Chiede verifiche. I tecnici sperimentano e finiscono per mescolare malta e inerti di pietra, «in modo che non ci sia un grigio uniforme». Sgarbi abbozza. «Era l'unica soluzione praticabile», spiega il direttore tecnico del Comune, Antonio Acerbo. Un compromesso, che ha allungato i tempi dei lavori. Cinque mesi in più. Ma un compromesso «proprio al ribasso, eh?», dice Elizabeth Griffin, 28 anni, turista inglese ieri allo Sforzesco, mentre cerca di non scivolare sui lastroni viscidi per la pioggia. Ma è tutta la storia del restauro a stare poco in piedi. Lo approva la seconda punta Albertini, Sgarbi lo detesta, preferisce la «rizzata», la pavimentazione tradizione le con i ciottoli immersi nella sabbia, non bloccati dal cemento. Ma la «rizzata», spiega il Soprintendente ai Beni architettonici, Alberto Artioli, crea gli stessi problemi di piazzetta Reale e Santa Maria delle Grazie: «Se salta un sasso, scatta l'effetto domino». Il pavimento si riempie di buchi e «crea enormi problemi di manutenzione». Al Castello passano ogni giorno centinaia di visitatori, l'Amsa, i camion che trasportano opere perle mostre... Carichi pesanti «a cui la rizzata non reggerebbe», precisa Artioli. E il pavimento all'antica, di sicuro, «impedirebbe spettacoli e concerti», tipo la lirica promossa quest'estate dal Comune. Insomma, conclude il soprintendente, «questo tipo di restauro era un sacrificio necessario, in uno spirito di collaborazione istituzionale».