Un passaggio obbligato, tra l'altro annunciato e firmato dal ministro Giuliano Urbani e dal direttore Cecchi l'8 luglio a Firenze. Quel giorno, fu anche data l'autorizzazione a procedere con il progetto definitivo all'architetto Isozaki, in attesa dei risultati dei nuovi scavi. Indagini queste ancora ferme, mentre si lavora a ritmi serrati al progetto esecutivo dei Nuovi Uffizi e alla rampa di uscita, privilegiando così la parte tecnico-commerciale. Cosa succede? In soprintendenza, bocche cucite. Ma regna lo sconcerto e c'è chi lamenta «una progettazione affrettata che privilegia l'aspetto politico dell'accordo, a scapito dell'importanza storico-culturale dell'intervento in un edificio di altissimo valore». Chi parla invece è Gianni Biagi, assessore all'urbanistica di Palazzo Vecchio: «Noi abbiamo dato soldi tramite l'accordo con Benetton. Il direttore Cecchi continua a mandarmi lettere sugli scavi da proseguire in piazza, mi parla di contatti col professor Francovich dell'università di Siena. Ma intanto non è stato dato l'incarico a nessuno. Sono molto preoccupato: noi la nostra parte la stiamo facendo, la pavimentazione della piazza sta per finire. Idem l'illuminazione. Se non succede nulla sul fronte Isozaki, quanto prima chiederemo che ci rendano i soldi. C'è una situazione di confusione generale. Qualche anno fa Casabella mise il dito nella piaga, scrivendo un articolo polemico su "Chi progetta i Nuovi Uffizi?" E' il caso di chiederselo di nuovo. Per trasparenza nei confronti dei cittadini». Apre il fuoco anche Riccardo Francovich, docente di archeologia medievale a Siena, chiamato dalla soprintendenza come consulente: «Ho la netta impressione che si sia presa a pretesto l'archeologia per bloccare Isozaki. E ora si vorrebbe scavare sotto San Piero Scheraggio, la chiesa più antica della città dove si facevano le assemblee prima che esistesse Palazzo Vecchio, per far posto ai nuovi corpi delle scale. Credo che il progetto preveda la distruzione di un muro fondamentale. Gli Uffizi sono un monumento eccezionale e qui c'è un non governo. Ed è una vergogna che piazza Castellani, dove i lavori potevano essere ripresi a marzo, sia lì immobile. Non si può procedere a frammenti di indagini rendendo un colabrodo una zona monumentale. C'è una mancanza sconcertante di serietà, di elaborazione e consegna di dati raccolti, l'ho detto a soprintendenti e funzionar! Ho trovato consensi e apprezzamenti. Ma se si tocca San Piero Scheraggio, lì si blocca tutto davvero. Altro che i quattro avanzi di mura sotto piazza Castellani. Siamo in una situazione davvero critica. Benetton preme "Entro fine ottobre devono iniziare i lavori alla rampa di uscita". Ho chiesto un incontro con Cecchi, perché dovrei essere il consulente ma non mi danno nessuna operatività». Il summit tra tutti i soprintendenti e il direttore Cecchi, uno dei tanti incontri tecnici a cadenza quindicinale dell'équipe Nuovi Uffizi, è in programma proprio oggi. In discussione, tra le altre questioni, c'è anche la consulenza dell'architetto Adolfo Natalini per la nuova scala che dovrebbe sbucare in San Piero Scheraggio. «E' vero, dal ministero hanno richiesto la mia disponibilità per una consulenza» dichiara Natalini che altro non dice. Consulenza richiesta prima ancora «a titolo gratuito» a Isokazi, che avendo invece preteso una parcella, è finita in nulla di fatto, come racconta da Tokyo l'architetto. Che con calma tutta orientale precisa anche di avere ricevuto un lettera il primo agosto dal direttore Cocchi che blocca appunto la redazione del progetto definito della loggia «in attesa della nuova campagna di scavi in piazza Castellani la cui tempistica è in corso di definizione». «Quindi restiamo in attesa - aggiunge il suo collaboratore Andrea Maffei -. Ma intanto la nostra parcella aumenta: abbiamo fatto molti viaggi al ministero per definire il progetto, che non subirà particolari mutamenti rispetto al disegno originario». Insomma, avanti tutta per onorare tempi e contratto con Benetton («Entro fine ottobre devono iniziare i lavori per la rampa di uscita" ripete Gianni Cibin consigliere delegato Property-Benetton), mentre sfuma nell'indefinito il progetto Isozaki concordato con Palazzo Vecchio.