TRENTO - Una lettera a Gian Antonio Stella è lultima iniziativa dellassociazione «Italia nostra» a sostegno della battaglia contro la demolizione del vecchio carcere di Trento. «Quasi quotidianamente - scrive Salvatore Ferrari, di Italia nostra - si registrano casi di demolizioni di edifici antichi, di abusi edilizi, di veri e propri "assalti" ai centri storici e al paesaggio». Dopo la richiesta dintervento al ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, lassociazione si rivolge stella adesso al noto editorialista del Corriere della Sera che nei giorni scorsi ha raccontato la storia dellantico stabilimento della Snia Viscosa di Pavia. «Come a Pavia anche a Trento - si legge nella missiva - gli amministratori pubblici si appellano al fatto che non esistono "vincoli di tutela imposti dalla Sovrintendenza". Anzi a Trento gli organi provinciali di tutela (commissione e servizio beni culturali), con una serie di provvedimenti rilasciati tra il 1993 e il 2003, hanno dichiarato il "non interesse storico-artistico" del complesso carcerario» con lobiettivo di costruire la nuova sede unificata per gli uffici giudiziari, nonostante lopera ottocentesca sia, come sottolineato da Ferrari, «proprietà del Demanio dello Stato. In questa battaglia Italia nostra non è sola. Al suo fianco cè la delegazione trentina del Fai, fondo per lambiente italiano, cittadini, avvocati, storici dellarte, funzionari delle sovrintendenze e architetti. Fra questi anche Luca Beltrami, autore di uno studio del 2003 in cui ha definito il complesso carcerario «una pregevolissima testimonianza architettonica del periodo austroungarico in Italia».