Ci siamo passati tutti, da bambini: in Piazza San Marco abbiamo dato da mangiare ai piccioni e ci siamo fatti riprendere un po imbarazzati e diffidenti, diciamolo pure, per tutta quellingordigia e quel volare di piume - con i volatili che beccano direttamente dalla nostra mano. Ma dopo lallarme della Soprintendenza la romantica foto diventa un quadro dellorrore: i colombi, nutriti dalle orde di turisti che ormai assediano Venezia (quasi 19 milioni lanno), sono una colonia agguerrita che devastai monumenti, entra in chiese, loggiati e cortili, fa i nidi nelle fessure e sui cornicioni, intacca con il guano micidiale la pietra e il ferro, fa marcire i travi, sfregia le parti sporgenti delle statue - nasi, mani e piedi - affilandosi il becco. I colombi mangiano anche la pietra perché - pare - favorisce la digestione. Per non parlare dei problemi di carattere igienico-sanitario, che costano a ciascun cittadino 275 euro lanno. Duecento pagine. Ora la soprintendente per i Beni architettonicí, per il Paesaggio e per il Patrimonio storico-artistico, Renata Codello, dice basta, con una denuncia di 200 pagine pronta per il sindaco Massimo Cacciari e il ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli: provvedimento numero uno, limitare al massimo lo spaccio di granaglie sulla piazza, a costo di rivolgersi alla procura. «Le foto e le relazioni dei tecnici parlano chiaro - dice - così come il Rapporto Nomisma sui costi sociali provocati dai colombi in ambiente storico-urbano: la pulizia e la bonifica di aree pubbliche, come giardini e portici, costa 10 euro per colombo, che salgono fino a 23 euro per volatile con la pulizia e il restauro dei monumenti». Poi ci sono i danni allagricoltura: 43 milioni di euro lanno soltanto per risarcire i saccheggi a campi dì frumento, granoturco, mais, soia girasoli. «Non ce labbiamo con gli animali in sé - prosegue la Codello, forse in previsione delle immancabili polemiche - ma è un costo assurdo per la collettività, che vanifica il nostro lavoro. Il guano di piccione non aggredisce tanto la pietra integra, perché il calcare compatto non assorbe granché, ma è devastante quando si deposita nelle microfessure. Lì si riproducono muschi, licheni, arbusti e la pietra si sgretola. Noi stucchiamo le mícrofessure con maltine che non hanno compattezza della pietra: anche 80 stuccature per metro quadrato, e il risultato, con gli anni, è una superficie a macchia di leopardo». Che si tratti di piccioni «transgenici», più robusti degli altri, non è certo, quel che è sicuro - dice la soprintendente - è che «ci sono dinamiche strane: i gabbiani di laguna attaccano i piccioni e ne mangiano cuore e interiora e le carcasse sono la mattina presto sotto gli occhi di tutti». Ma anche i colombi sono molto più aggressivi e la Procuratoria ne ha individuati di tre tipi. «I kamikaze, che aggrediscono zone piccole o grandi da tempo sottratte alla loro invasione (presto, ad esempio, tolta limpalcatura che cera da due anni, aggrediranno Palazzo Patriarcale); poi ci sono i più giovani, che nidificano neutralizzando anche i "dissuasori" ad aghi, imbottendoli di sterpaglie per non pungersi; infine i vecchi, che occupano le zone più isolate e che troviamo morti nelle fessure più impensabili». Tanti i monumenti sotto assedio: la facciata della Biblioteca Marciana, rimessa a nuovo con un restauro terminato nel giugno 2006, Palazzo Ducale, restaurato dal97 al 2003 (da ottobre cominceranno i lavori per le facciate interne), la facciata Nord della Basilica di San Marco, finita di pulire nel dicembre 2006 (ci sono voluti 20 anni per risanarla tutta) e poi le Procuratie vecchie e nuove, il Palazzo del Patriarca (appena terminato), a Torre dellOrologio, finita nel 2005, e altri ancora. Pittoreschi e maledetti. «I piccioni sono pittoreschi - conclude la soprintendente - ma linverno mite li ha fattì riprodurre in modo spropositato. Saranno almeno 10-12 mila, adesso, volano ovunque ma si concentrano in piazza San Marco, dove hanno a disposizione quintali di grano: ì rivenditori sono 18, si alternano in due turni, e ci sono anche due sostituti, quindi sono 20 in tutto. Non oso immaginare gli introiti pazzeschi che fanno». «Comunque prosegue - sette hanno accettato di cambiare articolo di vendita: smerceranno souvenir. Undici, invece, sono da convincere. Undici famiglie, 11 lavoratori, certo. Ma non possono pensare di venire prima di un interesse collettivo di questa portata. Se ragioneranno bene, ma appena avremo il decreto ministeriale che vieterà la vendita, se continuano, li denunceremo».