Monreale, le infiltrazioni d'acqua potrebbero compromettere le opere d'arte custodite all'interno Monreale. Allarme per la chiesa della Collegiata. Le infiltrazioni d'acqua rischiano di compromettere le opere custodite all'interno, fra cui i preziosi stucchi attribuiti al Serpotta. La chiesa è molto amata dalla comunità monrealese anche perché conserva al suo interno il simulacro del Santissimo Crocifisso. Il parroco, don Mario Campisi, continua a lanciare appelli rimasti, fino ad oggi, inascoltati. Della vicenda si è interessato anche il capogruppo di An all'Ars Salvino Caputo che ha presentato un'interrogazione parlamentare indirizzata al presidente della Regione Totò Cuffaro e all'assessore ai Beni regionali Lino Leanza. Caputo lancia anche un allarme crolli. «Da anni - ha detto il capogruppo di An all'Ars - un contenzioso tra l'impresa e la stazione appaltante, Comune di Monreale, sulla realizzazione di precedenti opere di restauro, impedisce la ultimazione dei lavori e la eliminazione delle cause di infiltrazioni. La cosa più grave è che un ulteriore finanziamento giacente presso l'Assessorato ai Beni Culturali , dell'importo di 400 mila euro, non può essere utilizzato». Caputo ha anche sollecitato un tavolo tecnico fra il Comune di Monreale e l'impresa per definire la controversia e avviare i lavori di restauro all'interno della chiesa. All'interno, sull'altare maggiore, decorato con stucchi del Serpotta, si trova alloggiato il celebre Crocifisso cinquecentesco, scolpito dall'artigiano Omodei. Nella navata maggiore, quattro tele del 1724, attribuite al pittore Marco Benefial, raffigurano la «Deposizione», l'«Ascensione», la «Resurrezione» e le «Pie donne del Sepolcro». L'interno della chiesa è anche arricchito da statue lignee colorate e dorate di Santa Lucia, San Castrense e San Giovanni Battista. Sul fondale della navata sinistra, si trova una cappella con un pregevole ciborio settecentesco in legno dorato, opera dell'artigiano Di Paola. Si hanno notizie della Collegiata fin dal 1454, quando esisteva come cappella del Santissimo Salvatore fuori le mura. Un secolo più tardi, l'arcivescovo Alessandro Farnese fondò, come struttura annessa alla cappella, una casa detta la Collegiata del Santissimo Salvatore. Scopo della fondazione da parte dell'arcivescovo era quello di sedare i contrasti esistenti fra il clero secolare e i benedettini. Il ristretto gruppo di sacerdoti, però, si estinse subito a causa del venire meno del sostegno economico. Nel 1925, a Monreale, imperversava la peste, l'arcivescovo Venero, dopo una guarigione dal morbo ritenuta miracolosa, ricostituì la Collegiata con ventiquattro sacerdoti cui affidò la custodia del Crocifisso. Dopo tre anni, l'alto prelato venne sepolto all'interno della chiesa. L'arcivescovo aveva dotato la Collegiata di propri beni patrimoniali e di una rendita proveniente dalla lottizzazione di un fondo situato nei pressi della chiesa di San Castrense. Il fondo diventò l'area di espansione occidentale del paese. Nel 1630, fu realizzato il cappellone del Crocifisso e nel 1656 venne sistemato l'esterno con la costruzione di una scalinata. Nel 1716, fu scoperto il grande pannello maiolicano raffigurante il Crocifisso. Qualche anno dopo, la chiesa fu ampliata. Su disegno dell'architetto pistoiese fra Giuseppe Mariani fu realizzato l'impianto odierno con le tre navate e il presbiterio. La struttura originaria, a nord del coro, fu realizzata come locali annessi alla nuova chiesa. Lo schema è di tipo basilicale con un impianto a tre navate, privo di absidi ma fornito di un profondo presbiterio. Le navate sono ritmate da quattro grandi colonne e l'impianto è disegnato su una pianta geometrica modulare. Le navate minori hanno una larghezza che è pari alla metà di quella maggiore. La navata centrale e il presbiterio sono coperti da una volta a botte decorata a stucco in colore bianco e azzurro. L'altare maggiore presenta una composizione classica. Le finestre che illuminano le navate laterali sono state decorate di recente e raffigurano le «Storie dei sei veli del venerdì di marzo».