L'impari lotta all'abusivismo di Finanza e carabinieri L'assalto agevolato da sanatorie e burocrazia DALL'INVIATO Conca dei Marini. Abusi a destra, abusi a sinistra. E abusi in alto. E pure in basso. La terrazza crollata sugli scogli di Conca dei Marini era (ed è) letteralmente circondata da altri manufatti abusivi: eccoli, sono ancora lì, sgarri criminali alla natura, illeciti in mezzo agli illeciti, a mezzo passo dalla tragedia. Via i grandi teli, quelli che - con la scusa di proteggere i limoni - occultavano i cantieri fuorilegge. Ora resta la nuda pietra. E luccicano i sigilli, simbolo del «fermi tutti» e di uno Stato che non ce la fa ad arrendersi. Si tratta di costruzioni illegali messe sotto sequestro nei mesi scorsi dalla magistratura di Salerno dopo le indagini pazientemente effettuate via mare dagli uomini della Guardia di Finanza guidati dal capitano Alessandro Furnò e coordinati da Napoli dal comandante della sezione navale che ha giurisdizione fino a Sapri, il maggiore Giacomo D'Amico. Gli uomini delle Fiamme gialle, che fanno parte del Reparto operativo aeronautico e navale guidato dal colonnello Senese, hanno individuato in quell'area, durante i mesi scorsi, un grande solarium in cemento armato annesso a un Bed and breakfast già attivo, la nuova ala di una villa preesistente con conseguente realizzazione di nuove camere in cemento a pochi metri dal mare, una costruzione bloccata quando i lavori di rifinitura erano ancora allo stadio iniziale, un'altra villetta situata più in alto, quasi sulla strada nazionale, rispetto alla terrazza crollata. Tutto abusivo. Tutto illegale. Tutto ad altissimo rischio, pietre e cemento rubati senza criterio alla montagna sfregiata. E chi se ne importa del piano regolatore (di cui non si ha traccia) o dei vincoli della Soprintendenza (che invece esistono e restano rigorosi). Tutto sotto sequestro, con tanto di sigilli nella speranza (purtroppo assai vaga) che in tempi accettabili sarà possibile giungere a un dibattimento che consenta la sentenza. Già, ma perchè - allora - le forze dell'ordine che sono riuscite a intervenire su queste strutture illegali, stoppandone la realizzazione, nulla hanno potuto per impedire che fosse installata quella terrazza in legno di pino poi crollata seminando lacrime e lutti? Braccia allargate, di chi si sente sconsolato. Lasciano intendere gli uomini delle Fiamme gialle: «Possiamo intervenire laddove riusciamo a vedere lavori in corso. E cantieri in azione. Poco o nulla possiamo fare di fronte a una anonima terrazza in legno, di cui non conosciamo storia e connotati. Indagare? Senza elementi, è davvero complicato». Tranne il famoso Fuenti, quell'hotel abusivo diventato alla fine degli anni '90 emblema, simbolo e fotografia di tutti gli illeciti perpetrati in Campania, nessuna struttura illegale è mai stata abbattuta qui in Costiera. Si procede a colpi di sequestro: finora ventidue, da parte delle Fiamme gialle, in questo 2007 che continua. 88 le persone denunciate, conferma Legambiente che ha studiato il fenomeno. Una cifra da brividi, 53 milioni di euro, il valore degli immobili giudicati illegali. A colpi di sequestro. Ma a ritmi burocratici che procedono al passo di lumaca. In compenso, fioccano le prescrizioni. Per scadenza di termini. E le sanatorie, che si succedono a grappoli, come ciliege avvelenate. E gli abbattimenti? Niente. Non una sola pietra dell'enorme villaggio illegale è stata buttata giù come imporrebbe la legge. Omissione inquietante. E scandalosa, visto che si parla di una delle coste più belle del mondo. I motivi di tale impotenza? Tanti. E da approfondire, perchè proprio nell'assenza degli abbattimenti si fonda, secondo gli operatori più attenti, il diffuso senso di impunità che divampa tra chi specula. «Un'impunità - sussurrano esponenti delle forze dell'ordine - che incentiva nuovi abusi e rende il fenomeno quasi ingovernabile nonostante la crescente opera di repressione». Fa notare il maggiore Giacomo D'Amico: «La costiera è lunga venti miglia. Coste alte, coperte da una fitta vegetazione. Abbiamo scovato abusi che perfino da mare risultavano quasi invisibili. A parte i famosi teloni dei limoneti, chi fa illecito ha imparato a mimetizzare perfettamente il cantiere fino a confonderlo con la montagna. Solo occhi esperti sanno guardare oltre quel che appare. Oggi? Il fenomeno mi sembra in una fase di stallo. Però state certi che, finita l'estate, riprenderanno a sfregiare la montagna. Segnalazioni di abusi? Dalla gente ce ne arrivano a valanga. E spesso ci spediscono pure le foto». Ravello è il paese più tartassato, almeno stando al numero dei cantieri sequestrati. Colpa delle sue frazioni, pare, difficilmente controllabili. Segue Amalfi, nella triste classifica. Poi Positano, dove però si annidano tanti «delitti perfetti», cioè illeciti così ben occultati che nessuno riuscirà mai a scoprire. Conca dei Marini e Furore seguono a breve distanza. «Dei tredici Comuni di Costiera - fanno notare gli uomini delle Fiamme gialle - solo pochi sono dotati di piano regolatore». Niente regole, dunque. Ciò in un'area tra le più appetite, dove un metro quadro di terreno ex agricolo arriva a costare diecimila euro. Niente regole, e - dove ci sono - facili da eludere. E così anche una piccola casetta sotto i limoni, costruita alla men peggio da piccole ditte di paese che trasportano gli attrezzi di notte a dorso di mulo o di asinello, qui si trasforma in un business da nababbi. Milionario. Anzi, ultra-milionario. E insaziabile. (1continua)
CAMPANIA - ABUSIVISMO - Uno sfregio dopo l'altro Ma non paga nessuno
In Costiera, gli abusi di costruzione sono diffusi. La Guardia di Finanza ha sequestrato ventidue cantieri illegali, tra cui una terrazza crollata a Conca dei Marini. Gli uomini delle Fiamme gialle hanno individuato altri abusi, come un solarium in cemento armato e una villetta. Tuttavia, gli abbattimenti sono stati fermati e le sanatorie sono state applicate, ma senza procedere a colpi di sequestro. La procedura burocratica è lenta e gli abusi continuano. La costiera è lunga venti miglia e le forze dell'ordine hanno difficoltà a controllarla.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo