Chiede al Parlamento un'accelerazione sul disegno di legge contro i reati ambientali il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, magari prevedendo nei casi di particolare gravità processi per direttissima nei confronti di chi viola le norme di salvaguardia soprattutto in zone tutelate come la Costiera amalfitana, e sollecita uno snellimento della burocrazia nelle demolizioni dei manufatti sequestrati. «Non è possibile - spiega il ministro all'Ambiente - che ci si accorga dei reati ambientali soltanto quando avviene una tragedia. Gli abusi e il mancato rispetto delle norme possono uccidere». Nell'attesa di conoscere le cause e le responsabilità, la vicenda di Conca ripropone il tema degli abusi e della sicurezza. Che ne dice? «Non entro nel caso specifico, che è di competenza della Procura di Salerno, ma effettivamente il tragico incidente di sabato è esemplare, perché fa capire quanto gli abusi - di qualsiasi genere - non siano soltanto una trasgressione alle norme, ma rappresentino anche un rischio, per la salute dei cittadini e per chi li commette. Un po' come la recente frana di Ischia laddove purtroppo rimase vittima anche chi aveva costruito dove non doveva». A suo avviso le istituzioni fanno abbastanza per prevenire e per contrastare l'abuso? «Devo dire che gli strumenti ci sono. Il piano urbanistico territoriale della costiera sorrentina-amalfitana è uno dei primi deliberati approvati dalla Regione Campania. Così come va ricordato che le forze dell'ordine non hanno mai smesso di contrastare il fenomeno. Purtroppo il malcostume è diffuso e le autorità locali possono fare molto poco con gli strumenti che hanno: andrebbero aiutati di più». Intende dire che si può fare di più? «Certo, bisogna superare la fase dell'emozione e rimboccarsi le maniche. Aumentano i controlli, ma anche cominciando dallo snellimento della macchina burocratica, che spesso accusa ritardi nella demolizioni dei manufatti abusivi sequestrati. Non è questo il caso di Conca, ma in moltissimi altri casi i manufatti restano lì per anni in attesa di contenzioni spesso anche lunghissimi, come è stato per il Fuenti. In questo senso rimane un esempio positivo il tavolo che nella prefettura di Napoli consentì, attraverso la collaborazione fra tutte le istituzioni, le demolizioni di Casalnuovo». Dunque, c'è da modificare la legge? «È così e io spero che proprio nel disegno di legge che ho presentato in Parlamento sui reati ambientali si possa magari arrivare a contemplare, almeno per gli abusi edilizi più gravi, il processo per direttissima. E di conseguenza si possa poi procedere con celerità alla demolizione, un po' come avviene per la droga, laddove la sostanza stupefacente viene bruciata». Resta da vedere cosa ne penseranno i parlamentari. «A questo proposito rivolgo un appello ai senatori e ai deputati, perché il ddl venga rapidamente approvato. Non è possibile che i reati ambientali vengano considerati di "serie B", dagli incendi nei boschi agli scempi edilizi». La vicenda di Conca stupisce soprattutto perché avviene in una delle aree maggiormente tutelate dai vincoli paesaggistici ed è da dieci anni patrimonio dell'umanità Unesco. «Sono salernitano e conosco benissimo la Costiera, ci facevo i bagni quand'ero bambino. L'ultima volta ci sono stato proprio qualche settimana fa per ritirare dal sindaco di Conca il premio "Santarosa". In quell'occasione sollecitai i sindaci della zona ad una forte azione di valorizzazione dell'area, che nonostante la natura impervia subisce ripetuti attacchi da parte dell'uomo». E i sindaci cosa le risposero? «Alcuni erano critici, lamentavano che le norme fossero troppo severe, ma qui dobbiamo intenderci: per il rilancio ben vengano le opere migliorative, ma la cementificazione e il mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza sono tutt'altra cosa».